«L'eccellenza del San Martino? Venite da noi»

In Liguria sono la prima causa di morte, più dei tumori, ma se ne parla meno. Un po' perché le malattie del sistema circolatorio periferico colpiscono prevalentemente persone oltre i 65 anni di età e «forse, proprio per questo, si accettano con fatalismo. Sbagliando, però, perché molto si può fare nella prevenzione e nella terapia». Parola del professor Domenico Palombo, direttore dell'Unità Complessa di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare del San Martino, un reparto di eccellenza che richiama ogni anno almeno il 20 per cento dei pazienti da altre regioni sui cinquecento casi trattati. Ma c'è un «ma». «Il nostro lavoro è riconosciuto e apprezzato anche in altri Paesi - spiega il professore - non a caso in questo biennio sono presidente della Società Europea di Chirurgia Cardiaca e Vascolare, segno di un riconoscimento accademico internazionale, ma in città il San Martino è poco amato, se ci sono zone di ombra si fa di tutta l'erba un fascio senza valutare quelle che sono punte di diamante del sistema sanitario pubblico ospedaliero e universitario, che qui ci sono».
Parla con entusiasmo il professor Palombo, molisano di nascita, con molte esperienze all'estero e più recentemente nel Nord Italia. Da nove anni guida l'Unità del San Martino attivando sinergie, tanto che i risultati ci sono. «Nei primi cinque mesi di quest'anno è aumentata del 20 per cento l'attività dei trapianti renali, a cui collaboriamo come chirurghi vascolari». E tra le soddisfazioni c'è anche quella di poter mettere a disposizione dei pazienti le tecniche più avanzate anche endovascolari (ovvero con trattamenti chirurgici mini invasivi) per la cura di patologie gravi come gli aneurismi. «Un tempo sottoporsi all'intervento di aneurisma all'aorta significava per il paziente un ricovero di 14, 15 giorni - spiega lo specialista - invece adesso la dimissione avviene dopo 4 o 5 giorni, con un beneficio tangibile prima di tutto per il malato e poi per tutto il sistema ospedaliero. Inoltre, da noi si interviene con un sistema di doppia anestesia che limita le reazioni negative dell'organismo». In pratica l'anestesia generale addormenta il cervello, ma solo quella peridurale mette a dormire anche il midollo, la parte del nostro organismo che reagisce agli attacchi esterni producendo ormoni e altre sostanze che creano poi tutte le difficoltà del dopo anestesia. «In questo momento abbiamo due pazienti di 86 e 87 anni, che operati da poco stanno benissimo, e lo sono stati da subito». Al contrario, il rischio, in caso di mancata diagnosi, è la rottura dell'aorta che porta alla morte in pochi minuti, nell'80 per cento dei casi.
«E dire che la prevenzione è a basso costo e per nulla invasiva» spiega Palombo, precisando che basta un ecodoppler - esame veloce e poco costoso - per scoprire qualunque patologia a carico del sistema circolatorio periferico. Ci tiene a sfatare un altro falso mito, Palombo, quello della familiarità, per cui i figli di pazienti con criticità a livello circolatorio sarebbero già segnati. «Non c'è fatalismo che tenga», dice, infatti se è vero che ci sono fattori di rischio ben conosciuti come il fumo, il colesterolo alto, l'ipertensione, il diabete e l'alimentazione ricca di grassi animali, è anche vero che la familiarità può essere «disinnescata» con le buone abitudini a tavola, il movimento e la prevenzione, anche sulla diagnosi.
Nel centro del San Martino è attivo anche un Laboratorio di Biologia Vascolare, che sta dimostrando l'efficacia di certe sostanze (olio di oliva ligure, mele renette, vino rosso ricco di polifenoli solo per fare qualche esempio) per migliorare la propria salute cardiovascolare. Ma non è tutto. Sono in preoccupante aumento anche le patologie delle carotidi, che se trascurate creano pazienti disabili gravi per anni. Anche qui l'ecodoppler è l'arma giusta per la prevenzione, ma il professore suggerisce anche di ascoltare il proprio corpo che dà campanelli d'allarme.
«Mentre l'aneurisma è silente, il restringimento delle carotidi può provocare saltuariamente formicolii alle braccia e dolori alla spalla, con brevi istanti in cui si ha difficoltà a muovere l'arto superiore», spiega Palombo che aggiunge come nel 30 per cento dei casi, nei soggetti a rischio,ª a ciò segue l'ictus. Anche in questo caso la prevenzione è un'arma efficace.