Il livore di Doria non aiuta Genova

(...) per la stessa Selex ES, è una realtà imprescindibile per la città, che troppo spesso se ne dimentica.
Ma, allo stesso modo, Genova è imprescindibile per Selex. Per la sua storia, perchè erede della Elsag che già una volta salvò tutta la holding, perchè la storia stessa delle Partecipazioni Statali in Italia è strettamente connessa alla nostra città. E, in qualche modo, sarebbe sbagliato ragionare con logiche puramente aziendali di fronte a una realtà di questo tipo. Non tutti i siti produttivi sono uguali e non tutte le storie sono uguali. Ma di questo, certamente, il numero uno di Finmeccanica Alessandro Pansa è ben conscio.
Detto tutto questo, dato a Genova quel che è di Genova, a Finmeccanica quel che è di Finmeccanica, e soprattutto detto che l'imperativo categorico è limitare le ricadute sociali e vigilare affinchè gli esuberi siano solo prepensionamenti soft, con il minor peso possibile sui lavoratori, in tutta questa partita è entrato a piedi uniti il sindaco Marco Doria. Con una posizione così dura che rischia di danneggiare la trattativa. Non perchè si oppone agli esuberi, anzi. Questo, ovviamente, fa parte del suo potere e probabilmente del suo dovere.
Il punto è il modo in cui il sindaco di Genova ha detto queste cose l'altro giorno in consiglio comunale, nel corso della discussione sugli «articoli 54» relativi al piano di esuberi Selex. Un modo che ci riporta al solito discorso su cui stiamo battendo e ribattendo in questi giorni. Non perchè è un discorso, ma perchè è il discorso: le parole di Doria, sia pure pronunciate con il consueto aplomb, sono solo l'ennesima prova di una sinistra massimalista. Che, troppo spesso, si arrampica alle parole anzichè ai risultati. Ottenuti, invece, regolarmente, quando la trattativa è fatta in modo serio e responsabile. Penso, ad esempio, alla storia sindacale - quella politica è un altro paio di maniche - di Fausto Bertinotti e Sergio Cofferati. Il primo era durissimo e, di solito, non firmava i contratti. Il secondo trattava e, di solito, firmava i contratti. Ma c'è anche un precedente vicinissimo a noi, ed è quello di Fincantieri. Si è partiti con fuoco e fiamme, ma poi grazie all'atteggiamento responsabile del sindaco e dell'azienda guidata da Giuseppe Bono, si è arrivati a un ottimo accordo. Benedetto, in ogni senso, anche dal cardinale Bagnasco: «Spesso, l'ottimo è nemico del bene».
Marco Doria, invece. Con il suo passo dialettico tranquillo, il sindaco ha attaccato con parole durissime. Talmente sottile il tono di voce, talmente forte l'attacco: «C'è stato un ribaltamento truffaldino da parte di Finmeccanica delle carte in tavola su Selex, con una palese contraddizione tra il piano industriale presentato alcune settimane fa e l'attuale ripartizione degli esuberi in Italia». Poi, nel caso non si fosse ancora capito bene, il sindaco ha ribadito bene la parola «truffa», stavolta in salsa «intellettuale», ma anche «truffa inaccettabile». Ogni agenzia di stampa sceglie il suo aggettivo preferito.
Parole durissime che hanno provocato l'immediata reazione dei solitamente felpatissimi uomini di piazza Monte Grappa, sede della holding: «Finmeccanica esprime stupore per le dichiarazioni rilasciate da Doria laddove parla di “ribaltamento truffaldino“, eccetera eccetera...». Credetemi, per le abitudini della casa, un comunicato simile è praticamente una bomba atomica. Tanto, ad esempio, i cugini di Fincantieri non hanno mai paura di mettere nero su bianco, punto su punto, ogni virgola che ritengono sbagliata, tanto la strategia comunicativa di Finmeccanica è proprio quella di un passo dialettico di pianura, teso a levigare, a smussare, ad ammorbidire, piuttosto che ad esasperare i conflitti. Si tratta di due strategie diverse, entrambe legittime e che spesso danno risultati tutte e due. Insomma, tanto di cappello agli uni e agli altri. Ma, rispetto al solito, il comunicato sulle parole di Doria è una specie di missile (ovviamente, prodotto dalla Wass, apposita divisione di Finmeccanica) sparato contro il sindaco.
Tanto che la capogruppo pubblica ricorda anche che i rappresentanti del Comune erano presenti agli incontri in cui si illustrava il piano. Replica di Doria: «Si parlava però di impatto limitato sui dipendenti, io questo conoscevo». Poi, nuovo intervento su youtube: «Si tratta di una truffa inaccettabile». Con facile risposta dell'ex senatore Enrico Musso, stavolta via twitter: «Per il sindaco, che non affronta mai i veri problemi della città, Genova che muore è sempre colpa di qualcun altro: del governo, del mercato, della Selex bugiarda». Dunque, ironizza Musso: «C'è un complottone contro Genova». Ieri, l'ultima puntata. Il sindaco a Primocanale ha spiegato, cercando di minimizzare le sue parole troppo forti: «Non voglio usare parole che possano sembrare offensive nei confronti della dirigenza Finmeccanica o dei manager Selex, verso i quali nutro il massimo rispetto. Ho semplicemente detto che 303 esuberi a Genova non sono un impatto limitato sui lavoratori».
Il complottone ironicamente evocato da Musso, effettivamente, c'è. Il problema è che i colpevoli sono proprio quelli del partito dell'immobilismo e del «no» a tutto. Se esiste una sinistra che ha voglia di reagire, riformista, di governo, batta un colpo. Prima che sia troppo tardi.