«L'uomo viene prima di Stato ed economia»

È necessario riaffermare «il primato dell'uomo sullo Stato, sul profitto e sull'economia»: lo ha sostenuto ieri, con particolare solennità, il cardinale Angelo Bagnasco (nella foto), presidente della Cei e arcivescovo di Genova, nel corso dell'omelia pronunciata in occasione della messa per la solennità di San Giovanni Battista, patrono della città. Concetti, comunque, ribaditi nel tardo pomeriggio, in cattedrale, alla celebrazione dei Vespri e alla processione in onore del Santo patrono, alla presenza, fra gli altri, del presidente della Regione Claudio Burlando.
«San Giovanni Battista - ha sottolineato, fra l'altro, il cardinale - è testimone di Gesù e della sua verità fino alla prigionia e alla morte. Ecco l'epilogo del discepolo: dare la vita per il Maestro. Come siamo chiamati noi oggi a dare la vita?». La risposta è arrivata subito, proprio con riferimento alla situazione politica e sociale del Paese: «Siamo chiamati a questo testimoniando con umiltà e convinzione le grandi verità della fede come la sacralità della vita umana, il volto vero e ineguagliabile della famiglia, la libertà di educare i figli, la giustizia e la pace. In un parola, il primato dell'uomo sullo Stato, sul profitto e sull'economia. Per testimoniare tali principi, che da sempre fanno parte dell'alfabeto umano, non di rado si rischia la derisione e la persecuzione. Ma Giovanni non ha avuto paura».
A questo punto, il capo dei vescovi italiani ha insistito sull'importanza della manifestazione di fede: «Non dobbiamo avere vergogna nel dichiararci cristiani - ha spiegato - dobbiamo invece manifestare la fede come veri precursori», come si fa in «regioni d'Europa che hanno la fierezza della loro fede, che la manifestano come veri precursori in contesti ostili e segnati da dure repressioni. Non possiamo non misurarci sul loro esempio coraggioso e arduo». In questo senso, giova anche rifarsi alla figura di «San Giovanni, precursore del Messia - ha aggiunto Bagnasco -, è il preludio del giorno, l'alba che annuncia il sole».
Ma noi, si è domandato allora, rivolgendosi a chi lo ascoltava, il cardinale arcivescovo di Genova, «siamo effettivamente piccoli segni di un giorno nuovo, avamposti di un modo diverso e più bello di stare sulla terra, di vivere a vita, di creare rapporti? Siamo o no sentinelle vigili del mattino che viene come dono ma anche richiede la nostra generosa collaborazione? Oppure siamo sonnolenti e pavidi nell'annunciare la verità di Cristo, la bellezza del suo corpo che è la Chiesa? Abbiamo forse vergogna, rispetto umano, nel dichiararci cristiani e figli della Chiesa Cattolica?». Implicite le risposte: «Quante parole inutili e arroganti affollano lo spazio pubblico» e generano «diffidenza e pessimismo. Giovanni - ha concluso il cardinale - si definisce la voce che porta la Parola di Dio. E noi, siamo voce che porta il Vangelo di Gesù oppure portiamo noi stessi, le nostre piccole idee, i nostri ostinati punti di vista di cui siamo così spesso infatuati? Quante sono, invece, le parole inutili, arroganti, false che affollano l'anima e la mente, occupano lo spazio pubblico e, anziché fare luce, seminano nebbia e oscurità, diffidenza e pessimismo, avvelenando i rapporti!».