Il Museo navale si rifà il look e punta sulle risorse umane

Ora in quella stanza vuota che soltanto quattro mesi fa aveva l'aspetto di uno spazio abbandonato a se stesso, hanno sistemato una grande scrivania in legno. Le sedie ordinate in fila e alle spalle una struttura anche questa in legno per nascondere il proiettore. E l'atrio, appena salito il primo piano, è uno spazio ampio e luminoso, sgombro da quei pannelli tristi e posticci che avevano utilizzato per esporre delle fotografie, appiccicate in malo modo con pezzi scotch. Ma è l'impatto appunto, quello che più sorprende: finalmente arioso, pulito, decoroso e importante. Il Museo Navale di Pegli si è rifatto il look e da dicembre 2012 da quando avevamo pubblicato su queste pagine un articolo sulle condizioni di degrado dell'istituto culturale, ha davvero cambiato faccia, è il caso di dirlo. Tre sale riqualificate grazie ai fondi europei, 40mila euro in totale che sono andati per risistemare il salone degli Argonauti, dove vengono fatte le conferenze, con un impianto audio e video; per la sala Pegli Picta dove sono state valorizzate cinquanta opere tra acquerelli e stampe di pittori e illustratori novecenteschi che raccontano la Pegli di un tempo, con una struttura in legno che fa da cornice alla collezione e la sala didattica, nella loggia est dedicata a una serie di attività per le scuole e non solo. Il tutto grazie al programma Accessit dedicato all'accessibilità degli spazi culturali seguito dalla Regione Liguria in collaborazione con il MuMa (Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni). Non solo: perché ieri è arrivata anche la firma della convenzione tra Comune, Cup (Centro Universitario di Ponente) e MuMa per la cogestione dell'istituto, che tradotto significa che i volontari del Cup si occuperanno dell'apertura e della chiusura del museo il sabato e la domenica.
Grande emozione e commozione da parte dei protagonisti di questa «resurrezione» con una sfida ben precisa in mente: il Museo deve diventare un luogo da vivere, una piazza da abitare per la comunità locale, ma anche un polo di attrazione turistica e culturale in grado di drenare i visistatori dal Porto Antico e dall'Acquario fin qui, nella villa rinascimentale di Giovanni Andrea Doria. E viste le condizioni economiche drammatiche in cui versano gli enti locali, per i quali le risorse paiono essere sparite del tutto, l'unico punti di riferimento e le uniche risorse attingibili sono quelle umane. I tessuti associativi, i centri in grado di fornire servizi eccellenti, spiega il presidente del Municipio VII Ponente Mauro Avvenente, come il Cup.
«Il nemico più grande è il degrado - aggiunge il direttore MuMa, Pierangelo Campodonico -. Ma lo si può combattere tutti insieme: con il Comune, destinando per quanto possibile le risorse economiche; con la Regione e con le rappresentanze civiche. Per combattere il degrado non basta oggi intraprendere attività espositive, ma ci vogliono attività che rivitalizzino il museo». E quindi, il progetto di fare didattica ad ampio spettro e o quello ad esempio di riappropriazione della torre che prima cadeva a pezzi e ora è visitabile. «Di fronte ad osservazioni puntuali ed oggetive sul degrado - continua Campodonico riferendosi all'inchiesta del Giornale -, ci voleva una risposta concreta. Ci manca la parte esterna ora, quella dei graffiti. Ci vorrebbe una cancellata alta, una protezione con sensori, così come nelle altre ville europee». Ma la nuova vita del museo è già iniziata: nella sala dove è esposta una galea di sette metri, ci sono i modellisti al lavoro. Pensionati che sistemano la struttura in legno per la prossima esposizione. «Il museo marittimo di Dunkerque ce l'ha chiesto per esporlo - conclude Campodonico -. Un galea così non la si trova facilmente». Chapeau.