Nel cimitero ridotto a girone infernale

Se avete voglia di farvi venire i brividi, come in un film di terrore, venite qui. Se avete la curiosità di vedere fin dove si può spingere l'abbandono e il degrado di un cimitero, se volete passeggiare in mezzo a tombe aperte, rotte, sprofondate nel terreno. Pini sradicati e penzolanti sulle lapidi, lumini rotti, sentieri fangosi e dissestati, scalinate rotte e vegetazione incolta, ecco il cimitero della Castagna è il vostro luogo.
Siamo alla quinta puntata di questa inchiesta nei camposanti della città, per verificare il loro stato. Tutto era iniziato qualche tempo fa, da Staglieno, il cimitero per eccellenza di Genova, dove i consiglieri del Pdl Matteo Rosso e Stefano Balleari avevano lanciato una «crociata» per restituire decoro e rispetto ai luoghi dove riposano i morti. Ed ora, dopo averne visti parecchi, eccoci arrivati in uno dei più malandati e degradati della città.
Arriviamo all'ingresso del camposanto, dopo esserci arrampicati su fino a Sampierdarena alta. Il panorama da qui è piacevole, domina sulla città. Prima ancora di entrare, accanto ai cassonetti della spazzatura c'è una poltrona logora e malandata con una pila di pneumatici da buttare accanto. Superato l'ingresso del camposanto, si aprono davanti agli occhi due grandi campi al pianterreno, circondati dalle gallerie al piano rialzato. Accanto ad un cassonetto dei rifiuti, c'è una tomba appoggiata in terra. Proseguiamo e andiamo verso le gallerie. Si entra dal lato destro nella Galleria Superiore Nord Est. Camminiamo su un pavimento di lapidi, sporco e polveroso. Davanti ad un paio di tombe ci sono dei mucchietti di calcinacci a terra, cadono dai muri. Andando ancora avanti, in alto hanno messo una rete per evitare che pezzi di intonaco e di pareti potessero cadere facendo anche del male a qualcuno: i muri sono completamente mangiati e divorati dal tempo. Proseguiamo e nonostante ci sia un cartello con un divieto di accesso, l'accesso è completamente libero perché dall'altra parte non c'è alcun impedimento ad arrivare fin qui.
Proseguiamo il nostro cammino in mezzo a tombe sprofondate nel terreno, calcinacci a terra, foto di morti e fiori secchi in terra, cappellette laterali con assi di legno all'interno e protette da cancelletti di ferro distrutti e pieni di ruggine. Lasciamo la galleria, e attraverso un varco laterale saliamo ad un piano superiore. Qui, come poi più avanti, impera il degrado. Le tombe sono completamente abbandonate a loro stesse, pezzi di monumenti, anfore, pilastri caduti in terra e rotti. Vialetti scivolosi, ricoperti di erbacce, parti transennate. All'interno di una cappella più in alto, ci sono due lapidi con fotografie in mezzo ad un cimitero di calcinacci.
Andiamo ancora avanti e oltre la cappella, ci aspetta una scalinata sconnessa e distrutta che dà su una tomba centrale dove a riempire il giardino circostante, sono foglie di palma secche. Tutt'intorno è uno spavento: alberi morti, lapidi spezzate, pezzi di vetro in terra, tombe aperte e croci in terra. Proseguiamo nel nostro viaggio degli orrori, e salendo ancora la situazione diventa ad ogni passo più degradata e degradante. Ma come fa un cimitero a ridursi in uno stato tale? Anche in questo caso, l'accesso da un lato è transennato, ma dall'altro libero perché la rete di metallo è completamente aperta. Quindi chiunque può spingersi fin quassù e vedere quello che riserva la parte alta del camposanto.
Ridiscendiamo dal loro opposto e per quanto sia decisamente in condizioni migliori, non ci togliamo dagli occhi le immagini di qualche metro prima.
Lasciamo la Castagna con un pugno nello stomaco e ci dirigiamo all'altro cimitero, esattamente di fronte, quello degli Angeli. Qui a parte le prime due gallerie non certo in buono stato, è tutto un altro vedere. I campi al piano terra sono tenuti discretamente e le parti coperte, sia quelle al piano inferiore che quelle che circondano tutto il camposanto, a confronto con la Castagna, sono in condizioni perfette. Pavimenti puliti, tombe in ordine, lumini integri, mura in buono stato. C'è perfino il profumo di fiori freschi che ci accompagna nel percorso. Questo sì che è un luogo decoroso per i morti che vi sono sepolti.
(4 - continua)