Nonostante la crisi l'utile netto consolidato è cresciuto del 7,4 per cento banche

Numeri positivi per il Gruppo Carige che registra ancora segno più. Nonostante la crisi nei primi tre mesi del 2013 l'utile metto consolidato è cresciuto del 7,4 per cento raggiungendo 48,6 milioni di euro. A ufficializzare i dati è stato ieri il direttore generale di Banca Carige, Ennio La Monica, che a Palazzo Giureconsulti di Milano ha illustrato i risultati al 31 marzo 2013 del Gruppo Carige. Dati, comunque caratterizzati dalla crisi economica dei paesi avanzati che, in particolare dell'area dell'Euro, risentono ancora dell'incertezze legate alle politiche di risanamento dei conti pubblici. «In particolare il sistema bancario italiano ha risentito della contrazione dell'attività economica - ha spiegato La Monica -. È stato un trimestre difficile. L'economia italiana è in fase di recessione e in più è stata caratterizzata da politiche interne di governo difficili. Malgrado ciò il Gruppo ha registrato una crescita del 7,4%, rispetto allo scorso anno. Questo significa che i fondamenti del Gruppo Carige sono sani e solidi». L'intermediazione bancaria ha dunque tenuto registrando una raccolta diretta pari a 28,2 miliardi (+ 2,6 rispetto a marzo 2012) e impieghi alla clientela pari a 26 miliardi che hanno contribuito al finanziamento delle famiglie per 7,9 miliardi e alle imprese per 15,3 milioni. «E la situazione di liquidità - continua La Monica - anche nell'esercizio in corso si mantiene soddisfacente con una dotazione di cassa e titoli disponibili al 31 marzo pari a 5 miliardi». Dati e numeri positivi che aprono a un cauto ottimismo il gruppo che (dati di fine marzo) conta 677 filiali bancarie e 404 agenzie assicurative con un organico di 5.869 unità, di cui 5.401 è il personale bancario. «Il contesto generale è migliorato anche se la condizione economica delle imprese e della famiglie è ancora difficile - conclude il direttore generale -. Dobbiamo tener presente che serve ancora un po' di tempo prima di uscire dalla recessione. C'è bisogno di interventi importanti a livello micro e macroeconomico per uscire fuori dal tunnel. Le più grandi difficoltà da superare sono soprattutto da parte delle imprese che lavorano sul mercato italiano, perché quelle impegnate nel mercato estero crescono e vanno bene. Difficoltà che poi, inevitabilmente si manifestano in ambito familiare con disoccupazione e diminuzione di reddito Bisogna spezzare questo circolo vizioso e tornare invece a un circolo virtuoso».