Quando i comunisti bruciavano la cultura

Negli anni successivi al 25 aprile 1945, i comunisti si erano convinti della assoluta bontà delle loro idee e convinti di avere ragione su tutto, non tolleravano assolutamente alcun tipo di critica, anche effettuata in modo democratico, alla loro azione politica. Se sulle colonne di qualche quotidiano o periodico, ci si permetteva di censurarli, subito essi entravano in un'ottica di lotta di classe e dopo apposite assemblee strategiche in cui si discuteva il da farsi, si pianificavano azioni che ben poco avevano di democratico e dialettico.
È il caso della Valle Bormida, dove specificatamente a Carcare e Cairo Montenotte, un bel gruppone di operai - circa una cinquantina - tutti rigorosamente comunisti ed inquadrati nei sindacati e con tanta voglia di menare le mani, effettuarono un violento attacco alla libertà di stampa. A inizio febbraio del 1948, nelle principali edicole di Cairo Montenotte e di Carcare, i due principali centri abitati della zona pedemontana, venivano posti in vendita con discreto successo alcuni periodici, marcatamente anticomunisti anche se con accenti e culture diverse: «Il Meridiano d'Italia», un giornale molto vicino al Movimento Sociale Italiano; «Il becco giallo», un giornale satirico antifascista nato negli anni venti; «il Guerrin Meschino», «Il Candido settimanale di destra», «Risveglio Nazionale» che si definiva anti comintern e «L'Uomo Qualunque» settimanale satirico-politico fondato a Roma nel 1944 da Giannini, che utilizza un linguaggio colorito e popolaresco, dichiaratamente anticomunista.
Alle locali sezioni del Partito Comunista Italiano, dava parecchio fastidio il dissenso a mezzo stampa, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche in cui si decideva il destino dell'Italia. Dopo apposite assemblee, si decise di passare all'azione per togliere di mezzo le voci fuori del coro. Si programmò un attacco vero e proprio contro le edicole che distribuivano i giornali blasfemi che minacciavano l'egemonia mediatica del partito comunista. Pochi giorni prima, la cellula sindacale di una grande fabbrica della Valle Bormida, la Montecatini settore «azoto», chiede di poter usare un mezzo della azienda per poter trasportare gli operai ad una presunta manifestazione sindacale.
La direzione dell'azienda non oppone alcun rifiuto alla richiesta e concede bonariamente l'uso del camion. Al momento della partenza, gli squadristi rossi si rendono conto di essere in numero superiore a quello permesso dal mezzo e decidono di prendere un altro mezzo, senza chiedere alcuna autorizzazione alla direzione. I due mezzi carichi di energumeni urlanti, sbandieranti i soliti vessilli rossi, si dirigono verso le edicole incriminate. Gli edicolanti, si vedono il negozio invaso da una marea di energumeni che senza alcuna esitazione, entrano, raccolgono i giornali blasfemi nei confronti della ideologia comunista e li gettano sui cassoni dei camion, senza pagare il corrispettivo. Quindi i mezzi ripartano in direzione di altre gloriose mete. Ben quattro edicole fra Carcare e Cairo Montenotte, subiscono l'assalto degli attivissimi operai comunisti.
Terminato l'esproprio proletario i due camion raggiungono la piazza centrale di Cairo, piazza della Vittoria, i giornali vengono scaricati nel centro del piazzale e qui vengono dati alle fiamme. Mentre il fuoco distrugge la carta stampata, i coraggiosi nemici della libertà di stampa, inneggiano al comunismo e festeggiano la libertà - la loro - attorno al piccolo falò. Ai poveri giornali, che hanno subito il danno, non rimane altro che fare denuncia di furto e niente altro.
In seguito i carabinieri riusciranno ad identificare una trentina di questi personaggi, attraverso i cartellini timbrati dopo l'uscita dalla fabbrica. Anche in questa schiera di difensori della libertà e della democrazia, ci sono i più furbi e gli sprovveduti: gli sprovveduti sono quelli che per andare a fare i black bloc hanno timbrato il cartellino con l'ora di uscita e poi di rientro e ci sono i compagni furbi che non hanno timbrato l'uscita e che pertanto risultano essere in fabbrica, mentre i giornali bruciavano in piazza. Insomma impegnati politicamente sì ma scemi no!