La Salerno di De Luca che Genova non sa essere

(...) dopo una settimana di viaggio a bordo della Msc Sinfonia, in compagnia di Ariel Feltri e di Marcello Veneziani, oltre che mia, in cui siamo partiti ugualmente dal nostro porto ed abbiamo toccato Saint Tropez, Palma di Maiorca, Minorca, Olbia e Salerno.
Quello che vi proporrò in questi giorni è dunque una sorta di taccuino di appunti di viaggio. Appunti politici, però. Appunti che se fossi il sindaco di Genova avrei preso se avessi partecipato al viaggio. Non nella foga di dire che il giardino del vicino è sempre più verde. Ma per migliorare, per imparare dalle esperienze migliori di chi ha storie analoghe alle nostre. O, meglio, parte da condizioni analoghe per poi migliorare e staccarsi nettamente verso l'alto. Questa è la storia che vi racconterò in questi giorni.
E, visto che si parla di giardino più verde, parto proprio da Salerno. Dalla villa comunale, dietro il teatro. Che è una bomboniera, molto piccola. Che non ha nulla a che vedere con i Parchi di Nervi, con Villa Duchessa di Galliera a Voltri, con Villa Pallavicini a Pegli, con Villa Gruber a Castelletto, con Villa Croce a Carignano, con Villa Bombrini ad Albaro, con Villa Serra a Comago o con una delle tantissime ville con giardini pubblici che ci sono a Genova.
Qui, nella villa comunale di Salerno, la superficie è molto più piccola e la bellezza non paragonabile a nessuna delle ville genovesi. Eppure.
Eppure, la villa salernitana è tenuta come un gioiellino, sembra di essere in un parco svizzero o tedesco, senza un mozzicone per terra, con il verde pubblico curato e valorizzato come in un vivaio dei più bei fiori del mondo, con le tartarughe nel laghetto delle ninfee che sembrano una vasca dell'Acquario, addirittura con i signori sulle panchine che sgridano (giustamente) i bimbi che si avvicinano troppo alle vasche o agli animali.
Insomma, rispetto a Genova, dove l'anarchia è la regola e regna sovrana, sembra di essere in tutt'altro mondo. E la bellezza di Salerno, che non nasce bella come Genova, è esaltata dalla cura con cui viene gestita. Per fare una metafora, è come se la nostra città fosse una signora bellissima che però va in giro con i capelli unti, i vestiti stracciati, la camminata strascicata e il chewing-gum in bocca e risponde male a chi la avvicina. Mentre Salerno può essere paragonata a una ragazzina carina che però si sa truccare, si sa vestire, si sa comportare, è simpatica e gentilissima con chi le capita nei dintorni. Secondo voi, quale delle due trova il fidanzato?
Vedete, domani vi racconterò punto per punto le cose che fanno la differenza a favore di Salerno, che pure parte da una condizione svantaggiata rispetto a Genova. Ma oggi voglio partire dall'unica che non è colpa del governo della città e della differenza fra una sinistra riformista e responsabile come quella del sindaco Vincenzo De Luca, che pure è del Pd ma sembra esserci capitato quasi per caso, e una sinistra massimalista e parolaia come quella di Marco Doria e delle giunte genovesi.
L'unica cosa che non è colpa di Doria, nè della Vincenzi, nè di Pericu, nè dei loro predecessori, è la cortesia delle persone. Posso testimoniarlo anche personalmente: mi è capitato di chiedere informazioni per strada e mi sono imbattuto in signori che, con quella classica eloquenza un po' barocca, cerimoniosa e cortesissima dei vecchi galantuomini borghesi meridionali, mi hanno spiegato per filo e per segno la strada offrendomi pure il caffè alla fine, felici che fossi un turista venuto a visitare la loro città. Di cui sono orgogliosi. Quanta differenza rispetto a Genova - non a tutti i posti di Genova e non a tutte le persone di Genova, fortunatamente - dove addirittura ho visto esercizi commerciali appendere in vetrina la scritta: «Non si danno informazioni». Roba da trasecolare, da barzelletta. Ma tragicamente vera.
Mica finita. Visto che parliamo di esercizi commerciali, domenica a Salerno almeno l'ottanta per cento dei negozi era aperto, festosamente aperto. E non solo perchè si respirava l'aria gioiosa del 2 giugno e della Festa della Repubblica. Lo stesso succede tutte le prime e ultime domeniche del mese e lo stesso succederà per tutta l'estate. E sapete chi è che, in qualche modo, ha obbligato i commercianti a tenere aperto? Il sindaco, il solito De Luca.
Che ha fatto il primo cittadino? Semplicissimo. Ha preso carta e penna ed ha scritto ai negozianti chiedendo e quasi imponendo, per quanto poteva fare, di tenere aperto: «Altrimenti non venitemi a parlare di potenziare il turismo e la vocazione turistica della città». Roba che a Genova sembra fantascienza solo a raccontarla.
Ma siamo solo all'inizio della storia. Domani viene il bello.
(1-continua)