Una Sampdoria già salva solo per demeriti altrui

(...) potevano considerarsi virtualmente salvi. Con la miseria di 3 punticini raccolti nelle successive 7 partite, la Sampdoria (punti 38, Torino 36, Palermo e Genoa 32, Siena 30, Pescara 22) può ancora dirsi ragionevolmente salva, ma l'insidiosità dei 4 appuntamenti che l'attendono da qui al traguardo (Udinese là, Catania qua, Lazio là, Juventus qua), sommata alla conclamata pochezza del proprio potenziale offensivo, provoca sudori gelidi alle schiene dei suoi tifosi scottati dalla tragica esperienza di due anni fa.
Quattro partite fa (Napoli-Genoa 2-0: Sampdoria e Torino punti 36, Chievo 35, Siena, Palermo e Genoa 27) il Grifone di Ballardini sembrava nettamente più giù che su. Con 5 buoni punti incassati in 3 partite (io speravo che il Vecchio Balordo battesse l'Atalanta e pareggiasse a Verona, ma va benissimo così) eccolo nettamente più su che giù.
Il Palermo (non credevo che l'Inter riuscisse a perdere anche lì) ha fatto l'impresa ma domenica verrà sacrificato sull'altare dello scudetto nel cortile della Juve. Il Siena ha esalato l'ultimo respiro a Roma e fra cinque giorni verrà tumulato a Catania. Concomitantemente il Pescara verrà in visita a Marassi e se il Vecchio Balordo non lo sbranasse per salire sul trampolino di lancio di quota 35 meriterebbe di retrocedere dritto filato. Insomma, pance in dentro e petti in fuori. Frey è in tiro. I colossi della difesa pure. Nel mezzo, Matuzalem detta i tempi giusti e ci mette polpa, e Bertolacci deve giocare e basta. Davanti, quel satanasso di Borriello salito in doppia cifra vuol dire speranza. Anzi, fiducia. Se poi la smettesse di farsi ammonire scioccamente vorrebbe dire certezza assoluta. Il Toro è bloccato da 4 turni nella stalla di quota 36 e domenica dovrà sostenere una corrida infernale nell'arena del Diavolo rossonero impegnato nel fondamentale rush-Champions con la Fiorentina. Poi c'è la Sampdoria, che merita un discorso a parte.
A quota 38, ancora e sempre la giudico salva, non tanto per sua virtù quanto perché francamente non vedo come possano arrivarci non solo il Siena ma pure il Palermo, che dopo la Juve ospiterà l'Udinese in corsa Europa League con la Roma e farà visita alla Fiorentina in corsa Champions con il Milan, sicché potrebbe rivelarsi inutile una sua eventuale vittoria in articulo mortis a spese del Parma. Per contro, ovviamente non dilapidando il bonus Pescara, quota 38 non potrà mancarla il Genoa, razionalmente accreditabile di un punto sia a Torino granata sia a Marassi contro l'Inter sia a Bologna. Ma c'è di più. Se decidesse davvero di fare le cose al meglio, il Grifone di Ballardini potrebbe anzi battere l'Inter e arrivare alla fatidica quota 40.
Ed ecco l'interrogativo pruriginoso: riusciranno ad arrampicarsi fin lì i prodi della Sampdoria, gonfi di problemi fisico-tecnico-psicologici aggravati da un calendario eufemisticamente definibile insidioso?
Ormai il michelangiolesco Romero prende indifferentemente gol da zero (Von Bergen), 10 (Gilardino) e 30 metri (Matuzalem e Cuadrado). La difesa, che a Udine sarà priva degli squalificati perni centrali, diventa miserevole se l'ammirevole Palombo perde l'imprescindibile conforto di Gastaldello (micidiale, per il prosieguo, la «pazzia» del capitano). Nel mezzo, l'elegante Obiang (ahi, quel tocco in più) e il prezioso Poli (alla lunga generosamente stremato) stanno soffrendo la maledetta assenza del fondamentale Krsticic. Sulle fasce, De Silvestri s'arrangicchia, Estigarribia non esiste e Rodriguez è il Sarchiapone di Walter Chiari alias Delio Rossi. Davanti, ormai solo giganti dai piedi d'argilla (Icardi evapora; che tacchetti usa Maxi Lopez?) e puntine da disegno.
L'unica soddisfazione in chiave futura viene dalla certezza che Osti e Sagramola sono riusciti a convincere Branca a confezionare l'ennesimo pacco per Moratti: quei 12 miliardi lì, per la Sampdoria sono manna che scende dal cielo.