Se gli alberghi di Rapallo e Santa non hanno posto per i disabili

Su Youtube girano dei simpatici video che prendono in giro «l'ospitalità dei liguri», considerati chiusi e poco propensi ad accogliere a braccia aperte il turista. Filmati che strappano qualche risata perché fanno leva su un luogo comune e che ormai sono diventati dei veri e propri cult per il popolo del web. Ma quello che è successo a Fabrizio Mezzatesta e alla sua compagna di vita, Silvia, stando a quanto raccontato, non ha proprio nulla di divertente.
I due, provenienti da Cuneo, avevano in programma di passare il prossimo fine settimana in Liguria, nello specifico nel levante, attratti in particolar modo, come molti altri turisti, dalle bellezze di Portofino e Santa Margherita. In un primo momento avrebbe dovuto ospitarli la loro amica ligure, Maria Pia Zavanelli che, però, avendo già ospiti, si è data disponibile a cercare un hotel, fra Santa e Rapallo, che potesse accoglierli. Prerogativa fondamentale: la stanza dell'albergo doveva essere attrezzata per un disabile, in quanto Silvia è affetta dalla sclerosi laterale amiotrofica, chiamata comunemente Sla.
«Mi sono attaccata al telefono - ha raccontato Zavanelli - alla ricerca di un hotel che potesse ospitare disabili, sicura di trovarlo soprattutto in due luoghi di villeggiatura molto frequentati e all'avanguardia come Santa Margherita e Rapallo. Volete sapere come è finita? Praticamente nessuna struttura alberghiera era attrezzata per ospitare la mia amica Silvia e il suo compagno. Non ci volevo credere. Ho chiamato una decina di alberghi che in totale tranquillità, quasi fosse una cosa normale, mi hanno risposto di non avere la camera da me richiesta».
Una stanza che, ovviamente, deve avere delle caratteristiche ben precise. «Quello che stavo cercando era un ambiente spazioso - ha continuato l'amica dei cuneesi - in modo che la sedia a rotelle potesse muoversi senza impedimenti. Anche il bagno deve essere molto ampio e ci deve essere la possibilità di far entrare la carrozzina nella doccia. Non si chiedeva nulla di assurdo, ma semplicemente una stanza per disabili. Ho chiamato hotel di lusso, che non fanno mancare proprio nulla al visitatore, ma nessuno era attrezzato. Un albergo famoso per i comfort mi ha risposto che la stanza l'avevano, ma una singola. Alla fine ho dovuto optare per una suite in una struttura di lusso, almeno è spaziosa. Questo fine settimana, comunque, andrò alla ricerca di qualche responsabile. Quanto successo non è una semplice disavventura, ma una situazione davvero paradossale. Il decreto 236 del 1989 obbliga gli alberghi ad essere attrezzati per accogliere i diversamente abili».
Dalle parole di Fabrizio Mezzatesta si evince un grande rammarico, nonostante queste situazioni, purtroppo, non siano delle novità in Italia. «Ci teniamo molto a venire in Liguria - ha spiegato il ragazzo - ci fermeremo solo una notte, invece che due. Come avrà capito dovrò provvedere io a Silvia, prendendola in braccio per metterla sotto la doccia oppure lavandola “a pezzi”, perché da quello che mi è stato spiegato la stanza, seppur più ampia rispetto a quelle classiche, non è comunque pensata per i disabili. Sconforto? Rammarico? Sì, certo. Ma ormai ci abbiamo fatto il callo. È così in tantissime parti d'Italia. Credetemi: non è un problema di accoglienza ligure, ma di scarsa attenzione delle strutture alberghiere italiane verso le persone disabili».
Molto dispiaciuto per quanto accaduto anche il presidente dell'Ugal, Unione gruppo albergatori di Levante, Stefano Zerbi. «Siamo consapevoli di queste mancanze - ha ammesso - l'accessibilità alle strutture, come prevede la legge, è garantita, ma purtroppo molti alberghi, soprattutto a causa della crisi, non si sono ancora attrezzati per i disabili. Sono davvero dispiaciuto. Non si dimentichi, però, che il levante, nonostante alcune evidenti mancanze, è sempre stato attento ai disabili. Si pensi alle spiagge attrezzate, allo sportello di Santa Margherita e ai tornei sportivi».
E pensare che tutto ciò avviene proprio nei giorni in cui si tengono le paraolimpiadi. Proprio vero che la vita, fuori da un campo da gioco, è tutta un'altra cosa.