La sinistra analfabeta

(...) ideologismi che sono pregiudizi si presentano poi come precorritori dell'avvenire (ed è davvero singolare che il ministro - ombra - alla Pubblica Istruzione per il Partito Democratico sia la vetero democristiana Maria Pia Garavaglia). Esiste dunque una forma di contraddizione che sorprende e testimonia del clima di confusione in cui versa l'opposizione stessa e che viene mascherata in forme di goliardica protesta (che, poste appunto in tali termini, destano curiosità nell'opinione pubblica). Ora è già stato messo in risalto come la razionalizzazione del progetto governativo mira a risparmiare nel medio periodo per liberare risorse e offrire agli insegnanti un miglior trattamento economico. Dunque che la fisarmonica che nei decenni precedenti si era aperta un modo eccessivo per quanto riguardava la quantità del personale assunto, venga adesso restringendosi attraverso un processo progressivamente moderato e pilotato in maniera da non disperdere le qualità acquisite nel frattempo. E' un calcolo approntato per forza di cose sui grandi numeri, vista l'ampiezza e la complessità dell'apparato della scuola elementare italiana (e di quella superiore, primaria e secondaria). Questo è vero riformismo: fermo restando che i modelli proposti nella loro pratica attuazione possono sempre subire adattamenti empirici (per motivo di utilità collettiva in relazione alle finalità del progetto stesso). In Italia (paese evidentemente ben più conservatore di quanto noi tutti siamo disposti a credere) risuona sempre il no (o il «niet» caro ad una larga parte della cultura di sinistra). E il conservatorismo alligna nelle fila che apparentemente sarebbero le meno sospettabili di un tale atteggiamento, vista la loro abilità nel mascherarsi. Anche se il contesto è del tutto diverso vale citare la narrazione offerta da Aldo Schiavone (ex-direttore dell'Istituto Gramsci di Firenze) nel suo volumetto I conti con il comunismo dove viene segnalato che all'interno del Comitato Centrale del Pci i più stolidamente conservatori - mentre nell'autentica storia del mondo europeo, tutto all'Est stava crollando - erano proprio gli intellettuali che fornivano non solo una mancanza sconcertante di realismo ma anche una irriducibilità di fede che si dimostrava il loro profondo livello di cecità.