Gli uomini a scuola di non-violenza

Una mano che avvolge e trattiene un pugno, un gesto che contiene e contrasta la violenza. È il simbolo scelto da un gruppo di psicologi e psicoterapeuti genovesi, un team di esperti riuniti all'interno dell'associazione White Dove per dare vita a «Progetto Maltrattanti», un percorso di contrasto alla violenza sulle donne che combatte il fenomeno guardandolo da un punto di vista diverso: quello maschile. L'obiettivo: insegnare agli uomini che chiedono aiuto il controllo della propria aggressività, la gestione delle loro emozioni.
Nei giorni in cui in Liguria, come nel resto d'Italia, si torna a parlare di femminicidio e di donne vittime della violenza maschile, a Genova prende il via il primo corso collettivo destinato unicamente agli uomini che compiono maltrattamenti. Sottotitolo «Il lato oscuro», il progetto di White Dove è nato in collaborazione con l'Udi, l'Unione Donne Italiane, il Ser.T Ponente dell'Asl 3 di Genova e il Cam di Firenze, il Centro Anti-Maltrattamenti. Il corso si basa su due anni di incontri e colloqui di accompagnamento al cambiamento articolati in due fasi: la prima individuale e la seconda collettiva. L'approccio avviene attraverso il racconto. «Una delle prime cose che succedono - spiega lo psicoterapeuta genovese Arturo Sica, tra i fondatori di White Dove - è che gli uomini neghino a se stessi che stia succedendo qualcosa di grave. Quando si arriva alla violenza - racconta - la debolezza di alcuni uomini fa sì che questi non riescano a sopportare uno stato di frustrazione. Prima di tutto serve la consapevolezza che il proprio è un comportamento distruttivo». Poi si stringe un patto. «La persona - spiega Sica - s'impegna a non attuare più comportamenti violenti».
I maltrattanti durante gli incontri raccontano le loro storie: «Un dato che si può registrare - aggiunge Arturo Sica - è che il 20-30% degli uomini che si rivolgono a noi ha a sua volta subito violenza». Poi ci sono la gelosia, la paura di perdere la propria moglie o comportamenti futili giudicati plausibili per lasciarsi andare alle proprie pulsioni. «In ogni relazione stabile c'è un conflitto - sottolinea lo psicoterapeuta - ma quello che noi affermiamo con forza è che non c'è nulla che giustifichi una reazione violenta. Questo è il codice con cui noi ci avviciniamo ai maltrattanti».
Sono tanti gli uomini che chiedono aiuto. «Spinti da mogli o compagne - spiega ancora Sica - Ma un certo numero di loro partecipa spontaneamente perché si rende conto di essere al limite, o perché ha già usato violenza».
Venti gli iscritti al momento, ingressi nuovi ogni due mesi, i corsi di «Progetto Maltrattanti» si svolgono nella sede dell'associazione White Dove in via Vannucci a Genova. Questa settimana è partita la seconda fase, quella collettiva, per chi ha terminato i colloqui individuali. «È la parte più importante - spiega Sica - perché è il punto in cui gli uomini scoprono un terreno comune. Non è la loro storia, non è la loro donna, ma un punto di partenza sul quale lavorare per sospendere la violenza.
White Dove si occupa delle problematiche legate al maschile da 15 anni a Genova. Secondo Sica contro la violenza di genere serve un radicale cambiamento culturale. «Si tratta di un problema dell'uomo. Bisogna lavorarci, rifletterci».
Un lavoro che si può portare a termine solo unendo le forze con associazioni, istituzioni, scuole attraverso la sensibilizzazione a queste tematiche. «Gli uomini devono essere i primi a schierarsi sul fronte del contenimento culturale, sociale e politico di questo fenomeno - conclude lo psicoterapeuta - La violenza non è un problema degli altri. E' un problema nostro».