Gerusalemme, dove i turisti si sentono Messia

Gerusalemme può affascinare il visitatore perché è il centro delle tre religioni monoteiste o per i secoli di storia dei suoi luoghi di culto. Ma per alcuni la visita alla città santa diventa particolarmente intensa. Ogni anno decine di persone vengono infatti ricoverate nell'ospedale psichiatrico di Kfar Shaurl in preda a quella che viene chiamata la «Sindrome di Gerusalemme».
Alcuni iniziano a vagare nel deserto della Giudea vestiti con le lenzuola bianche dell'albergo. Altri dormono davanti alla Chiesa del Santo Sepolcro, in attesa della nascita di Gesù. La maggior parte comincia a sentirsi ansioso, lascia il proprio gruppo e inizia rituali di purificazione, lavandosi più volte prima di indossare una tunica bianca o un lenzuolo, quindi si reca in uno dei più noti luoghi sacri e comincia a recitare salmi o versi della Bibbia, a volte profetizzando la fine del mondo o il secondo avvento di Cristo.
In qualche caso le persone afflitte si convincono di essere un personaggio biblico come San Giovanni Battista, ad esempio il turista che fu trovato dalla polizia palestinese mentre vagava vestito con una pelle di capra, diretto al fiume Giordano. Anche gli ebrei, a volte gli stessi residenti a Gerusalemme, non ne sono immuni. Alcuni si recano di notte al muro del pianto convinti di essere il Messia o ad annunciare il suo imminente arrivo. Predicare in pubblico non è reato, e quindi solo le persone che creano disturbo, diventano violente o si trovano in stato di evidente sofferenza vengono ricoverate nell'ospedale psichiatrico, e di solito dopo tre o quattro giorni di riposo riprendono un comportamento normale e non sanno spiegare cosa gli è accaduto.
La maggior parte delle volte è sufficiente qualche tranquillante, nei casi più gravi servono i farmaci anti psicotici. Alcuni devono essere riaccompagnati nel proprio paese. Tra i turisti i più colpiti sono al 97% protestanti americani o nordeuropei, provenienti da famiglie religiose e cresciuti con letture quotidiane della Bibbia. L’incidenza della sindrome aumenta durante le festività. Secondo il professor Yair Bar-El, che l’ha studiata per anni come direttore dell'ospedale psichiatrico e le ha dato il nome, molti dei suoi pazienti avevano avuto precedenti casi psicotici. Ma altri non avevano mai manifestato disturbi. Già negli anni ’30 uno psichiatra israeliano aveva parlato della sindrome, e gli scritti di autori medioevali fanno pensare che episodi simili fossero comuni anche allora, a Gerusalemme.
Qualcuno diventa pericoloso, come il turista australiano che nel 1969 tentò di incendiare la moschea di Al-Aqsa per accelerare la fine del mondo, suscitando tumulti. Sul suo caso fu girato un film intitolato appunto The Jerusalem syndrome. In città la malattia è vista anche con una certa ironia, e infatti in via Hillel è stato aperto un pub chiamato «The Syndrome».