Gheddafi da Berlusconi: "Grazie, siamo amici" Polemiche, niente aula del Senato al Colonnello

Berlusconi: &quot;Cambiati i nostri rapporti, un tempo difficili. Chiusa una pagina dolorosa&quot;. Il colonnello: &quot;Svolta storica. I precedenti governi italiani hanno tentato un accordo, senza riuscirci&quot;. Polemiche per l'immagine di un leader della resistenza libica appuntata sul petto. <strong><a href="/a.pic1?ID=357932" target="_blank">Il Senato nega l'aula al colonnello: e il Pd litiga</a></strong>

Roma - Tra Italia e Libia è stata avviata "una nuova stagione di pace, amicizia e collaborazione" dopo anni di "rapporti difficili a causa dell’eredità coloniale" che ha causato "sentimenti di dolore nel popolo libico". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa a villa Madama insieme a Muammar Gheddafi. "Ci voleva una grande volontà per uscire da quella situazione e avviare una nuova stagione di pace, amicizia e collaborazione". Riconosco nel leader Gheddafi una "profonda saggezza", ha detto il premier sottolineando di essere legato al colonnello da "vera e profonda amicizia" coltivata in questi ultimi quindici anni. Il capo del governo, dopo aver sottolineato che con il colonnello c’è "vera e profonda amicizia", ha ribadito che il leader libico interverrà ai lavori del G21 all'Aquila, in rappresentanza dei paesi africani.

Siglati quattro accordi "Oggi abbiamo firmato quattro accordi siglati a Bengasi lo scorso anno, che prevedono una vera e propria partnership e una collaborazione molto stretta tra i nostri due Paesi, una comune presa di posizione delle vicende internazionale e stretta collaborazione nel settore economico", ha ricordato il Cavaliere. Berlusconi ha infine dato il "benvenuto al leader dal popolo e dal governo italiano". "Sono assolutamente certo che a questa visita ne seguiranno altre - ha concluso - e che i nostri due paesi potranno utilmente collaborare nell’ambito internazionale, dove la Libia ha una posizione importante ed è nel consiglio di sicurezza Onu". 

Gheddafi: Berlusconi uomo coraggioso Silvio Berlusconi è "un uomo di ferro - ha detto il leader libico - che con determinazione e coraggio" ha preso la "decisione storica di chiedere scusa" al popolo libico per i danni del colonialismo e quindi di "risarcirlo". "Un’era è chiusa - dice Gheddafi - non nego che i Governi precedenti non abbiano tentato, ma hanno fallito. Il trattato è stato firmato da Berlusconi".

Lo sbarco a Ciampino Il colonnello Gheddafi è arrivato a Roma per la prima visita di ufficiale nel nostro paese. Il leader libico, in alta uniforme, i consueti occhiali da sole, è sceso lentamente lungo la scaletta dell’aereo e, ultimati gli scalini, è stato abbracciato dal premier italiano con il quale ha scambiato qualche battuta. Infine Berlusconi e Gheddafi hanno ascoltato l’esecuzione degli inni nazionali, davanti a un picchetto militare interforze.

Quella foto sul petto Muammar Gheddafi non rinuncia al gusto della provocazione e, nonostante gli attuali ottimi rapporti con l’Italia, ha scelto di caratterizzare sin dal suo esordio la visita in Italia con chiari riferimenti all’epoca buia del colonialismo italiano. La curiosità si è subito focalizzata su una grande foto in bianco e nero che il leader libico sfoggiava all’altezza del petto sulla sua alta uniforme militare, così come sulla sua lentissima discesa dalla scaletta dell’aereo che lo ha portato a Roma, mentre il premier Silvio Berlusconi lo attendeva per salutarlo. Alle sue spalle scendeva con estrema fatica un anziano in abito tradizionale che Gheddafi attendeva con grande deferenza. Si tratta di un personaggio famoso in Libia perchè discendente dell’eroe che combattè gli italiani. L’eroe combattente si chiama Omar al Muktar, soprannominato il leone del deserto. Fu il leader della resistenza libica contro gli italiani agli inizi degli anni 30. E il personaggio che seguiva Gheddafi si chiama Mohamed Omar al Muktar, ultimo discendente dell’eroe. Oltre ad aver portato a Roma il parente del "leone del deserto", Muammar Gheddafi si è voluto presentare alle telecamere di tutto il mondo con una singolare fotografia sul petto: quella dell’arresto operato da parte di squadroni fascisti, l’11 settembre del 1931, proprio di Omar al Muktar.

Stretta di mano con Napolitano Alle 13 in punto il leader libico Muammar Gheddafi è giunto, a bordo di una limousine bianca, al Quirinale. Gheddafi è stato ricevuto dal consigliere del presidente della Repubblica per gli affari militari, generale Rolando Mosca Moschini, e poi è salito al primo piano del Palazzo dove si intratterrà a colloquio con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Insieme a Gheddafi, in alta uniforme, tutta la delegazione libica. Il Capo dello Stato ha accolto il leader libico nella sala del Bronzino, stringendogli la mano prima dell’inizio dei colloqui.

Berlusconi: "Si è chiusa una lunga pagina dolorosa" "Si è chiusa una lunga pagina dolorosa". Così, a quanto apprende l’Adnkronos, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è rivolto al colonnello Gheddafi al suo arrivo all’aeroporto militare di Ciampino. Il premier e Gheddafi si sono appartatati in una saletta del 31° stormo dell’Aeronautica. Qui c’è stato uno scambio di saluti e il benvenuto da parte di Berlusconi al leader libico. "Si è chiusa una lunga pagina dolorosa", ha detto Berlusconi a Gheddafi, che ha assentito. Berlusconi ha poi brevemente illustrato al Colonnello il programma della visita nella Capitale.

Faccia a faccia con Napolitano "Salutiamo questa generazione di italiani per aver risolto con estremo coraggio le questioni del passato". Lo ha detto il leader libico al termine dei colloquio con il presidente della Repubblica. Questo "ha portato alla firma dell’accordo di amicizia" tra Italia e Libia, ha aggiunto Gheddafi. "Si è voltata la pagina del passato e si è aperta una nuova pagina di amicizia". Il capo dello Stato saluta la "nuova fase" che si è aperta nei rapporti tra Italia e Libia con la firma del Trattato di amicizia. Napolitano spiega che la prima visita del Colonnello in Italia avviene all’indomani del trattato di amicizia che "ha chiuso definitivamente il doloroso capitolo del passato ed espresso la ferma volontà delle parti di costruire una nuova fase del rapporto bilaterale" che sarà caratterizzata "da un forte e ampio partenariato politico, economico e in tutti i restanti settori della collaborazione".

Città blindata per tre giorni L'aeroporto di Ciampino è blindato da questa mattina. Rigide le misure di sicurezza predisposte nello scalo romano, con i controlli di polizia e carabinieri che cominciano già sulle strade di accesso all’area. Rinforzato anche il presidio all’ingresso, dove le vetture in entrata sono controllate scrupolosamente a vista. La piazzola di sosta dinanzi alla sala di rappresentanza del 31° Stormo dell’Aeronautica militare, dove verrà fatto parcheggiare l’aereo del leader libico, è sotto l’occhio di tiratori scelti posizionati sui tetti delle palazzine ed in altri punti sensibili.

La tenda beduina: incensi, divanetti e poltrone dorate Come da tradizione, il colonnello alloggerà in una tenda "beduina" di 60 metri quadrati di superficie allestita nello splendido parco di Villa Pamphilij, Gheddafi che inizia oggi la sua storica visita di tre giorni a Roma. All’interno la tenda è arredata con 12 poltrone dai piedi dorati, divanetti, lampade al neon, tavoli, stufe elettriche in caso di freddo e grandi incensieri per profumare l’ambiente. Ma la tradizionale tenda nella quale Gheddafi è solito ricevere i suoi ospiti non sarà però usata per il suo pernottamento: all’interno del parco da 180 ettari, il rais verrà infatti ospitato nei locali della splendida villa seicentesca, oggi completamente restaurati e resi adatti ad accogliere capi di Stato e di governo.