Ghizzoni vara un’Unicredit più snella

Il cda esamina il nuovo piano industriale che prevede un sistema
decisionale semplificato. Nominati quattro nuovi manager. Ligresti:
mancano le condizioni, non parteciperemo alle ricapitalizzazioni

Traghettare Unicredit nel dopo Profumo. Ieri, nell'ultimo cda dell'anno, la sfida dell’ad Federico Ghizzoni è entrata nel vivo. Diversi i temi all'ordine del giorno. Prima fra tutte le nuove nomine. Confermate le indiscrezioni della vigilia, Giannni Franco Papa sarà il nuovo responsabile della divisione Cee. Alessandro Maria Decio ricoprirà la nuova posizione di responsabile divisione famiglie e piccole medie imprese, ad affiancarlo per l'Italia è stato scelto Freederik Geertman. Trovato anche un sostituto per Rino Piazzola che lascia la carica di responsabile delle risorse umane a Paolo Cornetta. E infine Giuseppe Scognamiglio sarà il nuovo responsabile institutional and regulatory strategic advisory, in sostituzione di Carmine Lamanda.
La squadra di top manager sta prendendo forma. Ghizzoni aveva già mostrato il suo carattere spuntando la nomina di Roberto Nicastro come unico direttore generale. Una decisione forte, contrastata, che ha riportato nell'alveo istituzionale il presidente Dieter Rampl e allo stesso tempo confermato quel dna di indipendenza dei manager che ha fatto la storia di Unicredit. Entro fine dicembre Ghizzoni conta di incontrare i primi 400 manager del gruppo.
Il cda fiume di ieri, durato oltre cinque ore, ha tracciato anche le linee guida del nuovo piano industriale che sarà dettagliato alla comunità finanziaria solo nella prossima primavera. La strategia per la nuova Unicredit prevede: semplificazione, espansione ad Est e una rete più vicina al territorio, mixando esigenze locali e ambizioni di crescita. L'obiettivo è quello di semplificare il modello operativo che resta divisionale, ma che non richiederà più 9 firme, oltre a quella dell'ad, per una delibera. Una banca snella con sistema decisionale più rapido e veloce rispetto al passato capace di rispondere con prontezza alle nuove necessità. Nella strategia di gruppo «la divisione Cib si conferma un pilastro fondamentale e le linee strategiche approvate prevedono un suo rafforzamento anche attraverso consistenti investimenti», anche se ancora manca il sostituto di Sergio Ermotti che lascerà la guida della divisione. Ghizzoni punta a recuperare soprattutto redditività, riportando il gruppo ai livelli degli altri leader europei come Bnp Paribas, Barclays, Deutsche Bank e Credit Agricole. «È una sfida difficile, in una situazione di ancora forte incertezza del mercato. L'ad dovrà illustrare come intende raggiungere questi obiettivi», commenta un analista.
Infine il caso Ligresti: non era agli atti del cda, ma sembra che alle condizioni attuali Unicredit non sia disponibile a partecipare al consorzio di garanzia degli aumenti di capitale di Premafin e Fonsai. Il cda di Unicredit ha invece affrontato ed approvato il tema più urgente della rinegoziazione di 322 milioni di debito di Premafin, che è stata approvata.
«A 2 mesi dall'insediamento del nuovo ad, il mercato si aspetta un cambio di passo. Le indicazioni che arrivano dal cda sono positive ma sono ancora molti i nodi da sciogliere» commenta un analista, «con i tassi ai minimi, uno scenario macro incerto, è difficile pensare a un rapido recupero di redditività». Rimangono da definirsi gli equilibri tra i soci, soprattutto la presenza dei fondi libici (7,5% del capitale) indicata da molti come una causa dei contrasti che hanno portato alle dimissioni di Profumo.