Giù il sipario sulla fiera dei piccoli editori (e delle grandi ambizioni)

Già si progetta di cambiare «location» per accogliere un maggior numero di espositori

Ariela Piattelli

Ieri è calato il sipario su «Più libri più liberi», la mostra mercato della piccola e media editoria che si è svolta in questi giorni e che ha portato al Palazzo dei Congressi oltre 50mila visitatori. «È stato un vero successo - commenta soddisfatto Enrico Iacometti, presidente del Gruppo Piccoli Editori e vicepresidente dell’Aie (Associazione Italiana Editori) nonché ideatore di «Più libri più liberi» -. Questa fiera nasce dal bisogno dei piccoli editori di farsi vedere».
Un bilancio positivo dunque, ma il segreto del successo, secondo Iacometti, è la fantasia, il voler puntare sempre in alto. «L’editore deve avere la dote della creatività - spiega il presidente -. È uno sforzo che dobbiamo fare sempre. In questo senso la mostra-mercato è stata una scommessa vinta, ma dobbiamo continuare. Roma è la sede ideale per questa fiera perché è una città estremamente fertile da questo punto di vista (negli ultimi quattro anni il consumo di libri nella Capitale è cresciuto dieci volte di più rispetto a quello nazionale, ndr)». E sono stati circa 400 gli editori accorsi da tutta Italia per assicurarsi uno stand al Palazzo dei Congressi. Le richieste in realtà sono state più numerose del previsto e l’organizzazione ha dovuto spostare la biglietteria fuori dal Palazzo dei Congressi per poter accogliere 50 editori in più. Altri 50 sono invece rimasti esclusi per mancanza di posto. E a quanto pare sugli spazi si dovrà correggere il tiro. «Il problema della capienza ce lo porremmo già da domani - dice Iacometti, che punta ad accontentare tutti gli editori nella prossima edizione della fiera -. In futuro una cornice possibile potrebbe essere la Fiera di Roma». E sul problema della capienza è d’accordo anche Fabio Del Giudice, direttore di «Più libri più liberi». «Di certo abbiamo un problema di spazi - dice Del Giudice -. Ma io credo che scegliere la Fiera di Roma potrebbe snaturare la manifestazione. In realtà si è parlato degli ex Magazzini Generali e dell’Auditorium, ma temo che almeno per l’anno prossimo continueremo al Palazzo dei Congressi. Ci vorranno almeno due anni per organizzare un possibile cambiamento di location. Per il momento abbiamo cercato di agevolare il più possibile i piccoli editori, vendendo gli stand espositivi a prezzi contenuti (da 7 a 14mila euro). A crescere ce l’abbiamo fatta un poco alla volta».
«Più libri più liberi» rappresenta quindi una realtà in crescita da tutti i punti di vista, anche perché ad essa corrisponde la crescita del mercato della media e piccola editoria. «In realtà quest’ultima ha un vantaggio rispetto alle grandi case editrici - spiega Del Giudice - perché può permettersi una tiratura contenuta di copie, e quindi ha una grande possibilità, quella di sperimentare».
Forse è per questa ragione che a volte le piccole case editrici fanno gola ad autori importanti: I Pensieri Crudeli di Ugo Riccarelli, presentato alla fiera, è edito da Giulio Perrone Editore, una casa editrice fondata da ragazzi. Oppure Il museo dei pesci morti dello scrittore americano Charles D’Ambrosio (ieri alla fiera), che è stato segnalato dal New York Times nella selezione dei «Notable Books of the Year», è edito in Italia dalla Minimum Fax, che rappresenta la media editoria.