Giappone in allarme dopo il terremoto. Fuga radioattiva da centrale nucleare

Il sisma, uno dei più violenti degli ultimi anni, ha danneggiato l’impianto più grande del mondo

Tokio - Le onde sismiche hanno raggiunto anche Tokyo, lontana 256 chilometri dall’epicentro, e fatto oscillare per un circa un minuto i grattacieli della capitale. Ma le conseguenze del terremoto che ieri ha colpito il Giappone, alle 10.13 ora locale (erano le 3.13 in Italia) hanno messo in ginocchio soprattutto il centro-ovest del Paese, lungo le coste del mare del Giappone. Il sisma, uno dei più violenti registrati nel Paese negli ultimi anni, di magnitudo 6,8 della scala Richter, con epicentro al largo delle coste della provincia di Niigata, ha provocato il crollo di circa trecento edifici, ha distrutto ponti e fatto deragliare treni ad alta velocità, lasciato senz’acqua 95mila persone nella città più colpita, Kashiwazaki-Kariwa, e senza gas circa 34mila abitazioni. Almeno venticinquemila case restano ancora prive di elettricità, in un’area lontana dagli avveniristici grattacieli della capitale. Ma il bilancio, quello più pesante, ha due facce: da una parte ci sono le vittime, almeno sette, tra cui quattro uomini e tre donne fra i 70 e gli 80 anni, uccisi nel crollo delle loro case di legno, e il numero è provvisorio (sono circa un migliaio i feriti); dall’altra i danni prodotti alla centrale nucleare più grande del mondo, la Kashiwazaki-Kariwa.

Un incendio è esploso nell’impianto subito dopo la prima e più violenta scossa, provocando lo spegnimento di quattro dei sette reattori nucleari ma, cosa molto più grave che ha creato il vero allarme, innescando una fuga radioattiva. In realtà - così ha assicurato la Tokyo Electric Power (Tepco), che gestisce la centrale, non ci sarebbero rischi gravi: «Possiamo confermare che una fuga di acqua contenente materiale radioattivo» si è prodotta da uno dei sette reattori - ha detto Shouga Fukuda, portavoce della Tepco, precisando che «la fuga è stata ben al di sotto dei livelli che potrebbero mettere a repentaglio l’ambiente» -. La situazione, insomma, non sembra destare allarme e nessuno degli operai addetti all’impianto sarebbe rimasto esposto alle radiazioni. I due reattori ad acqua da 1.356 megawatt, i più nuovi perché entrati in funzione nel 1996 e nel 1997 e definiti di «terza generazione», rispondono alle più moderne tecnologie di sicurezza.

Eppure non è la prima volta che l’impianto, con una capacità produttiva potenziale di 8.210 megawatt, registra qualche problema. L’ultimo nel 2002, quando la Tepco finisce al centro di uno scandalo per falsificazione sistematica dei dati sulla sicurezza, con la conseguenza che le autorità governative impongono di bloccare i reattori perché siano sottoposti a verifiche e accurati lavori di manutenzione. In quell’occasione molti reattori furono bloccati e alcuni rientrarono in funzione solo l’anno successivo.

Intanto il Giappone ieri, a poche ora dal primo violento sisma, ha registrato nuove scosse, una delle quali, alle 16.18 ora italiana, di quasi pari intensità (6.6) rispetto a quella che nella mattinata ha provocato numerosi danni nella provincia di Niigata, già toccata nell’ottobre del 2004 da un terremoto di magnitudo 7,3 che provocò 65 morti e tremila feriti.

Il timore, adesso, è quello di un rischio tsunami. L’agenzia meteorologica giapponese ha lanciato l’allarme lungo le coste di Niigata, dove tuttavia le onde sono rimaste sotto i 50 centimetri. In seguito all’emergenza, il primo ministro Shinzo Abe ha interrotto la sua campagna per le elezioni parlamentari ed è rientrato a Tokyo per seguire da vicino le operazioni di soccorso. «Vogliamo fare tutto quanto è in nostro potere per assicurare la sicurezza dei cittadini», ha detto il primo ministro.