Giovani, conservatori, cattolici Difendono in rete la Tradizione

Figli degli anni Ottanta, hanno il culto di Pio XII e detestano il progressismo nichilista. Nel segno di Testori e della Fallaci

Camillo Langone

Ci vuole coraggio per dichiararsi conservatori, il doppio per dichiararsi cattolici conservatori. Se poi si è giovani, di coraggio ce ne vuole il triplo. Ai vecchi cattolici conservatori sta succedendo di tutto: il cardinale Burke pubblicamente definito «un poveruomo» dal collega Maradiaga, il vescovo Negri mediaticamente linciato, e le bastonate provengono sia da fuori che da dentro la Chiesa, al papa Benedetto XVI il teologo progressista Andrea Grillo augura la «morte istituzionale»... A un giovane che oggi si ostini a credere al peccato originale, all'esistenza del bene e del male, a Cristo unica salvezza può accadere anche di peggio. Niente cella a Castel Sant'Angelo, niente rogo a Campo de' Fiori, metodi fuori moda, oggi per chi osa prendere sul serio le esortazioni di Papa Francesco alla parresìa, alla libertà di parola, ci sono emarginazione ecclesiale e morte editoriale.

Non mi stupisco dunque che i giovani cattolici conservatori siano pochi e che molti fra loro respingano la definizione. Come Alessandro Cristofari (Roma, 1986) che non ne vuole sapere e il suo compatto ottimismo mi fa temere di avere preso un granchio: il conservatore è un realista e dunque sempre un po' pessimista... Poi però sfoglio il suo libro (La fatica e la gioia. Voci di famiglie cristiane, Cantagalli) e lo arruolo contro il suo volere: elogiare la famiglia naturale è conservatorismo puro. Al lato opposto ci sono Luca Fumagalli (Lecco, 1985) e Mattia Rossi (Casale Monferrato, 1986) che rifiutano l'aggettivo conservatore non per amore di unità ma di divisione o, volendo girarla in positivo, di chiarezza: il primo, co-fondatore di Radio Spada, e il secondo, musicologo anche su queste pagine, sono cattolici preconciliari che non riconoscono il magistero degli ultimi Papi, non solo quello di Francesco. Radio Spada non è una radio, bensì una piccola casa editrice e un sito pugnace, coerente col nome ricavato da Matteo 11,34 («Non sono venuto a portare pace, ma una spada»). Ammiro l'impegno contro le decadenti parate di Sodoma (vulgo Gay Pride) e però di questi trentenni animosi mi colpiscono soprattutto il culto per Pio XII, Papa dei loro nonni, e la fissazione per argomenti quali sionismo, sette segrete, massoneria. Io, che non ritengo conservatorismo e passatismo sinonimi, abbandono il sito per scuotere la polvere che durante la lettura mi è caduta addosso. Vado allora a trovare i ragazzi di Campari & De Maistre, un nome che sembra un cocktail. Purtroppo questo blog di trentenni e ventenni è nuovo per forma anziché per contenuti, con articoli che mi appaiono uguali a mille altri apparsi altrove sugli stessi argomenti. Sarà che sono iper-esigente: trovo soporifere perfino le pagine del pensatore eponimo, Joseph-Marie de Maistre... Vorrei lamentarmene con Giuliano Guzzo (Vicenza, 1984), collaboratore di Campari, blogger in proprio e autore di Cavalieri e principesse, libro anti-gender, che però mi chiude subito la bocca: «Culturalmente parlando, per il cattolicesimo autentico, questo non è il tempo delle catacombe bensì delle Termopili, ossia della difesa della civiltà e dei valori autentici dalle orde del progressismo nichilista».

Vista la posta in gioco decido di essere più benevolo e con Berica Editrice ci riesco senza difficoltà perché Giuseppe Signorin (Arzignano, 1982) pubblica autori di sicura ortodossia, a cominciare da padre Maurizio Botta, evitando loro la muffa estetica di tanta editoria cattolica. E adesso mi sbilancio ulteriormente e faccio i nomi dei commentatori cattolici sotto i 35 anni che a volte mi spingono a tradire i commentatori cattolici più grandicelli (Costanza Miriano, Antonio Socci, Rino Cammilleri...). Giovanni Marcotullio (Pescara, 1984) scrive su La Croce e su Aleteia, continuamente e giustamente cita la Bibbia, non ha problemi a definirsi «conservatore e amante della Tradizione», con tanto di maiuscola. Ha un sito personale, Breviarium, dal sottotitolo che non aiuta: «Si qua virtus et si qua laus». Il suo obiettivo non sono i clic. Colto e pacato, critica Maradiaga e compagni senza mai scadere nel sedevacantismo (si può essere al contempo conservatori e sedevacantisti? No: se c'è qualcosa da conservare è il Papato, a prescindere dal Papa momentaneo). Infine Benedetta Frigerio (Milano, 1983), cattolica testoriana che «ama Oriana Fallaci tanto quanto santa Teresina del Bambin Gesù», odiata dagli omosessualisti e pure da alcuni cattolici che si sono arresi al mondo. La leggo (sul blog di Costanza, sulla Bussola Quotidiana) e mi sembra che don Giussani sia ancora vivo, che Comunione e Liberazione sia ancora viva: «Soffro il fuoco amico ma prevale una grande gratitudine per la presenza di Cristo nella mia vita».