«Giovani a rischio dipendenza con la cannabis modificata»

«Il principio attivo supera il 10%: ha effetti devastanti E c’è chi estrae canapa anche dal mangime per uccelli»

«Il ministro Ferrero non dice nulla di nuovo. Basta annusare l’aria per capirlo». Non fa battute Francesco Menichini, professore ordinario di Farmacia all’università della Calabria e Direttore del master di farmatossicologia delle sostanze d’abuso.
Che c’entra l’aria con la cocaina?
«Tutto. Nella mia città, Cosenza, hanno fatto dei campionamenti nell’aria e hanno rinvenuto la presenza della cocaina. Ormai è diffusa ovunque. Ora cominceremo anche con il controllo delle acque, ma la droga è ormai una piaga sociale anche nelle province».
Anche la cannabis è un pericolo?
«Assolutamente sì. La società italiana di psichiatria ha lanciato l’allarme a questo proposito, perché ormai circola cannabis geneticamente modificata».
In che senso?
«Si usano metodiche biotecnologiche per aumentare la quantità di tetraidrocannabinolo. È una droga molto più forte e costosa. Il principio attivo può superare il 10%, con effetti devastanti».
Cioè provoca dipendenza?
«Sicuramente. Il pericolo di intossicazione cerebrale è molto elevato».
Ed è facile trovarla?
«Basta collegarsi a un sito internet specializzato olandese, tradotto in tutte le lingue. Il catalogo è molto fornito, si possono acquistare semi differenziati per far crescere molti tipi di piante».
Ma che rischi corre l’acquirente?
«Nessuno da un punto di vista legale. Nei semi di canapa non è contenuto il tetraidrocannabinolo che si sviluppa solo nella pianta, quando cresce. Comunque per i meno esigenti c’è sempre il mangime per gli uccelli».
Il mangime per gli uccelli?
«Certo, dentro ci sono semi di cannabis, la pianta cresce più o meno bene a seconda delle condizioni climatiche. La Calabria è perfetta, per esempio. La cannabis produce il 3-4% del principio attivo, una quantità elevata se si pensa che dai semi normali si ottiene al massimo l’1%».
Come si può contrastare questo consumo di massa?
«Ormai i giovani hanno alla base l’esperienza della droga: stile di vita e organismo sono mutati in senso patologico».
In futuro avremo una società malata?
«Proprio così. E sono molto preoccupato dalle dichiarazioni fatte da un esperto del ministro Ferrero. Parlava tanto di recupero dei tossicodipendenti e non di prevenzione».
Come si deve fare la prevenzione?
«In modo serio. Per allertare i giovani sulla droga bisogna spedire nelle scuole esperti del settore. Non si può affidare l’incarico al professore di matematica di turno, che magari si fa uno spinello con gli studenti durante l’intervallo».