Gioventù: «Così ho creato i sassi che galleggiano»

Sfidando le leggi della fisica, Alfredo Gioventù, artista e ceramista di Sestri Levante, riesce a far galleggiare un sasso, anzi tutti quelli che crea, e ha tutte le intenzioni di continuare a far esperimenti e, diciamolo pure, competere con i principi dei grandi matematici e fisici.
Come le è venuta in mente quest'idea rivoluzionaria? «La pietra sta a galla, ma i principi scritti da Archimede sono salvi, non sono le pietre della strada, sono mie creazioni - chiarisce Gioventù - Il mio sasso è la sintesi di 20 anni di studi e di lavoro. Ho cercato di trasformare, attraverso le mie creazioni in ceramica, l'estetica della vita in oggetti espressivi nell'abitare umano; questo concetto riferito alla natura del territorio dove abito. Ho preso spunto dal mare che definisco il gran modellatore artigiano, la mia fantasia d'artista-artigiano è sempre stimolata dall'ambiente; le pietre che rotolano sulla riva al mare o nel greto di un torrente, utilizzate nelle pavimentazioni a “riseu”, sono da me rielaborate con il gres, un particolare tipo di ceramica, per dar loro una nuova dimensione: io ho costruito dei sassi vuoti».
Ma come ci riesce? «Con un insieme di particolari tipi d'argilla provenienti dall'Australia, io costruisco delle lastrine dentro il calco di un sasso vero; poi metto le sagome con l'argilla nel forno. Questa forma d'energia può essere vista come un vulcano che mescola argille e sabbie dando la forma a nuovi materiali. Quando i due gusci sono essiccati si possono saldare assieme e incidere sopra le striature e le macchie bianche dei nostri sassi e la creazione della mia pietra è fatta! Questi ciottoli così ben levigati e rotondeggianti si confondono con quelli della spiaggia, il passo successivo, è stato quello di immergerli nell'acqua e qui la scoperta: galleggiano! Tutto nasce dall'esperienza ventennale nel costruire oggetti, dallo studio delle argille, sabbie, impasti e cotture al forno, regolando la temperatura e i tempi». E la prossima creazione? «Far volare questi miei sassi, sospesi nell'aria ad un filo quasi invisibile e sentire il rumore dello scorrere dell'acqua quando si percuotono».