La Giovine Italia «scippa» una classe alla Da Passano

Roberta Gallo

No alla prima classe a modulo alla scuola elementare Da Passano. Con un colpo di spugna la direzione regionale cancella una sezione nella sede della direzione didattica di Montaldo. Quindici bambini rimangono al palo. Ma insegnanti e genitori non ci stanno e promettono una lunga battaglia.
La politica dei numeri non ha giocato a favore della primaria di via Bobbio. Una scuola storica del quartiere di Staglieno che da sempre ospita almeno quindici sezioni di scuola elementare con una media di venti bambini seduti nei banchi. Quest'anno qualcosa è cambiato. Nel computo totale delle iscrizioni, la sezione a modulo della Da Passano, è passata alla Giovine Italia, che in questo caso passerebbe a due sezioni. La guerra, così, si scatena tra i due plessi scolastici dello stesso circolo. Direzione regionale e Comune se ne lavano le mani e lasciano in trincea insegnanti e genitori.
Da tempo l'elementare Giovine Italia, plesso che fa parte della stessa direzione didattica, chiede una sezione in più. La scuola sta scoppiando. Ha una richiesta enorme di iscrizioni, ma purtroppo non ha le aule in cui inserire gli scolari. La media «Bertani Ruffini», che convive con la elementare nello stesso edificio, non le concede nemmeno un piccolo spazio. Continua a negare l'esistenza di aule da poter cedere alla primaria. Le famiglie della zona, però, iscrivono ugualmente i propri figli alla Giovine Italia, pur sapendo che ci sono problemi di spazio. Quest'anno, il Comune, aveva promesso di allargare le possibilità. Ristrutturando la ex casetta del custode si sarebbero ricavate due aule. Purtroppo però la ditta appaltatrice è fallita e i lavori sino rimasti incompiuti. Da via Garibaldi a piazza De Ferrari questa notizia non è arrivata. Qui sono solo giunti i numeri dei bimbi iscritti e le lettere dei genitori della Giovine Italia. Una mossa che pare abbia decretato lo spostamento della sezione della prima a modulo dalla Da Passano alla Giovine Italia. E sì, perché pensare ad un aumento di organico sembrava davvero uno spreco di denaro. Meglio lasciare quindici bambini senza scuola. O obbligare i genitori ad iscriverli chissà dove, visto che anche le altre scuole scoppiano. «Comunque - commentano le insegnanti - non è neanche giusto privare le famiglia della libertà di scegliere la scuola più adatta per i propri figli e, perché no, anche più comoda, vicina a casa, senza doversi affannare a portarli lontano. Si pensi ai genitori che lavorano. La scuola più vicina, dopo via Bobbio, è a Marassi o Brignole. Spostarsi fino là in macchina o in autobus vorrebbe dire per alcuni svegliarsi all'alba». «Molti bambini che frequentano da noi - spiegano - arrivano dalle alture del quartiere. Quelli di Sant'Antonino, per esempio, arrivano in taxi. Come si può pensare che una mamma lasci andare un figlio alla Da Passano e poi portare l'altro in un'altra scuola. Non ha davvero di logica - concludono - se non quella fredda dei numeri».
Ma le maestre si appellano anche alla vanificazione del lavoro di continuità, ben vent'anni, che portano avanti con le scuole d'infanzia del quartiere. E anche a due giunte, una comunale e una regionale, che da anni sbandierano una scuola improntata al sociale e poi, senza guardare in faccia nessuno, lasciano senza un servizio fondamentale una zona fortemente disagiata.
Per ora, in una riunione tra insegnanti, si è prodotto un documento che a breve arriverà sui tavoli della direzione regionale e degli assessorati competenti.
Poi si muoveranno i genitori. La Da Passano ha diritto al mantenimento della sua sezione e la Giovine Italia ad averne una in più.