Gip: "Cosentino, sostegno elettorale dai Casalesi"

Il Pdl si divide. Ghedini: &quot;Accuse infondate&quot;. Ma Fini: &quot;Candidatura non più possibile&quot;. LNell'ordinanza di arresto &quot;i legami del sottosegretario con il clan dei Casalesi fin dagli anni '90&quot;. <strong><a href="/interni/ecco_prove_ignorate_pm_che_smontano_caso_cosentino/11-11-2009/articolo-id=398049-page=0-comments=1" target="_blank">Quelle prove ignorate dai pm</a></strong> che lo scagionano<br />

Roma - Il caso Cosentino agita la maggioranza in vista delle candidature per le elezioni regionali. Niccolò Ghedini, parlamentare del Pdl, è intervenuto per difesendere il sottosegretario all'Economia sul quale pende una richiesta di custodia cautelare: "Le accuse sono  incredibili e inconsistenti. C'è l'evidente fine di screditarlo ed impedire una fisiologica ed ottima candidatura alla guida della regione Campania". Ma pesa come un macigno il non possumus pronunciato dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, assicura: "La sua candidatura non rientra più tra le cose possibili". In realtà, chi lo ha sentito in queste ore assicura che il sottosegretario è tranquillo e si considera già in piena campagna elettorale. Poi, a sera, la pubblicazione dell'ordinanza di custodia cautelare con le accuse da parte dei pm di essere il "referente politico" del clan dei Casalesi.

Berlusconi: "Tieni duro" Questa mattina, il coordinatore campano del Pdl avrebbe avuto, a quanto si apprende, un colloquio telefonico col premier Silvio Berlusconi. Il premier avrebbe invitato Cosentino a tenere duro e ad andare avanti. Del resto, ricorda chi gli è vicino, il sottosegretario è l’unico che ancora non ha visto le carte e che non sa nulla. La richiesta d’arresto, sostengono, sarebbe finalizzata a bloccare la candidatura alle regionali, con accuse definite ridicole. Certo è però che adesso torna in discussione lo schema che sembrava consolidato di ’affidarè il Lazio ad An e la Campania a Forza Italia.

L'intervento di Ghedini "La richiesta di custodia cautelare nei suoi confronti - ha puntualizzato il parlamentare del Pdl - appare, poi, davvero incredibile poichè non è dato comprendere come possano sussistere nei suoi confronti le esigenze previste dal cpp, visti anche i numerosissimi e reiterati annunci in tal senso che si prospettano da mesi. Sicuramente sarà dimostrata l’estraneità e l’inconsistenza delle accuse mosse all’onorevole Cosentino ma, ancora una volta, le oggettive interferenze tra indagini e politica si appalesano in modo conclamato".

Fini: "Candidatura non più possibile" Non ne ha parlato con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante l'incontro di questa mattina, ma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, esclude - a questo punto - una candidatura di Cosentino.  "Credo che non sia più nel novero delle cose possibili", ha detto Fini rispondendo, nel corso dell’intervista a Sky tg 24, sull’opportunità di candidare il sottosegretario all'Economia alla presidenza della regione Campania, alle consultazioni amministrative della prossima primavera.

Il Pdl fa quadrato "La vicenda randrà ricordata a lungo, perchè segna un ulteriore passo nell’imbarbarimento della vita civile e politica del Paese", ha commentato il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, ricordando che, "per mesi, un cittadino, prim’ancora che un esponente politico, è stato oggetto di un vergognoso pestaggio mediatico, nella stragrande maggioranza dei casi senza alcuna possibilità di replica o di difesa". "Possibile che nessuno, a sinistra, sembri porsi il problema? - si è chiesto Capezzone - il 'metodo' applicato contro Cosentino può essere replicato contro chiunque. Si dimentica la presunzione di innocenza, e si comincia a colpire l’immagine, l’onore e la reputazione di una persona". "E' così che si vuole continuare a condurre la lotta politica? - ha, infine, concluso il portavoce del Pdl - E' doloroso vedere che anche stavolta i garantisti di sinistra, se ancora esistono, sono rimasti muti e ammanettati".

Candidatura in bilico Se la candidatura di Cosentino dovesse "saltare", si riaprirebbe la strada per Pasquale Viespoli. Un nome, però, che rimetterebbe in gioco anche la candidatura di Renata Polverini nel Lazio. Su questo fronte, crescono le voci che danno Antonio Tajani pronto a tornare a fare politica nella sua regione. A quanto si apprende, in una telefonata con Berlusconi, il commissario Ue avrebbe assicurato nei giorni scorsi la propria disponibilità. La decisione spetta al Cavaliere ed è legata (ma non necessariamente, fanno notare fonti parlamentari di maggioranza) alla corsa di Massimo D’Alema alla poltrona di ministro degli Esteri Ue. C’è anche chi non esclude un rientro di Tajani in ogni caso, magari per un posto di governo.

L'ordinanza: "Favori elettorali dai Casalesi" Nicola Cosentino "contribuiva, sin dagli anni ’90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone". È quanto si afferma, tra l’altro, nel capo di imputazione per concorso esterno in associazione mafiosa emesso dagl gip Raffaele Piccirillo nei confronti del sottosegretario all’Economia e coordinatore regionale del Pdl. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che si compone di 351 pagine, è stata trasmessa alla Camera per l’autorizzazione all’esecuzione. Da tale sodalizio Consentino "riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione alle elezioni a cui Cosentino. partecipava quale candidato diventando consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare del 2001". Cosentino avrebbe in particolare "garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali".Nel capo di imputazione si fa riferimento, inoltre, a "indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della Eco4 spa (società che operava nel settore dei rifiuti) nelle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia". Cosentino è anche accusato di aver creato e cogestito "monopoli d’impresa, quali l’Eco4 spa e nella quale Cosentino esercitava, in posizioni sovraordinata a Giuseppe Vitiello, Michele Orsi (ucciso poi in un agguato di camorra), e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando delle attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l’assunzione di personale e per diverse utilità".