Il giudice apre gli asili di Milano ai clandestini

Il tribunale accoglie il ricorso di un’immigrata marocchina in attesa di rinnovo del visto: "L’istruzione è un diritto fondamentale". Per il magistrato la "posizione dei minori è indipendente da quella dei genitori"

Milano - Primo, «il diritto all’educazione di cui il minore è titolare rientra nel novero dei diritti fondamentali». Secondo, «la scuola dell’infanzia, pur non obbligatoria, è comunque pienamente inserita nell’ambito del più complesso sistema scolastico nazionale», e perciò «in diretta connessione con la scuola dell’obbligo». Terzo, «indipendentemente dalla posizione giuridica dei genitori, non è possibile ritenere un minore straniero in stato di irregolarità quanto alla sua presenza sul territorio nazionale». Non bastava il fronte politico. Il tribunale civile di Milano, infatti, accoglie il ricorso presentato da una donna marocchina in attesa di un permesso di soggiorno contro la circolare di Palazzo Marino che esclude dall’iscrizione alle scuole materne i figli di immigrati irregolari.

Ed è una decisione che cambia le carte in tavola. Perché quella circolare «presenta un carattere discriminatorio» e per questo deve «cessare», ed essere rimossa «nei suoi effetti». In altri termini, il Comune dovrà accogliere quella domanda di iscrizione e le altre fondate sullo stesso presupposto. E, soprattutto, mettere mano alla circolare della discordia.

Per il giudice Claudio Marangoni, infatti, «la posizione dei minori appare del tutto autonoma rispetto a quella dei familiari», mentre «la connessione tra la condizione di regolarità dei genitori e la possibilità di iscrizione del minore» pregiudica «il diritto del minore a usufruire di un servizio pubblico a parità di condizioni con gli altri cittadini». Non così per Palazzo Marino, che il 31 gennaio aveva depositato una memoria nella quale si sottolineava come «la mancanza dei requisiti della residenza e della regolarità del soggiorno in Italia» non ostacolasse «l’effettiva accoglienza del bambino» perché «in ogni momento, quando sussistono giusti motivi, i Servizi sociali provvedono all’inserimento dei minori nelle scuole comunali dell’infanzia».

In altre parole il Comune valutava i singoli casi, accogliendo «solitamente le richieste anche degli stranieri non in regola, anche se di fatto non è tenuto a offrire il servizio a tutti indistintamente». Tesi, però, respinta dal giudice, per il quale «la possibilità di esercitare il diritto all’iscrizione alla scuola materna risulta di fatto compromesso» da «ostacoli formali e privi di effettiva giustificazione». Come a dire che un conto è la prassi, altra cosa le regole.

E sulle regole si accende lo scontro politico. Per l’assessore all’Educazione Mariolina Moioli (di cui il Prc chiede le dimissioni) il ricorso presentato dalla donna marocchina rappresenta «un gioco alla strumentalizzazione». E insiste. «Noi accoglieremo le domande di iscrizione e poi le valuteremo. Chi ha titolo sarà accolto alle materne, chi non ce l’ha riceverà un altro trattamento di accoglienza». «Il Comune deve ricorrere in appello - è l’invito del capogruppo di Forza Italia Giulio Gallera - contro un pronunciamento assurdo che viola le leggi dello Stato». Per le opposizioni, invece, «si è fatta giustizia». Andrea Fanzago (Pd), chiede che «la giunta corregga tempestivamente la circolare». Mentre per il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, quella del tribunale è una «scelta di civiltà che contraddice le iniziative discriminatorie assunte dall’amministrazione milanese».