Il giudice che «assolve» i partigiani

Alcune considerazioni sulla sentenza spezzina per l’eccidio di Sant’Anna

Spettabile redazione, in chiusura della lettera pubblicata il 26/11, con la quale denuncia coraggiosamente alcun vergognosi e volutamente ignorati retroscena della strage di Sant’Anna di Stazzema, il sig. Emilio Guidi si chiede se vi sia un giudice a Berlino.
A Berlino, probabilmente sì, come dimostra il fatto che la Casa editrice Beck ha deciso di non pubblicare un libro dello «storico» comunista Canfora, nel quale viene (fra l’altro) giustificata l’invasione della Polonia da parte delle truppe di Stalin e di Hitler, a quel tempo felicemente alleati...!
Non credo invece che ve ne sia uno al Tribunale Militare di Roma, ove qualche anno fa i guidici, dopo aver praticamente assolto l’ufficiale delle SS Priebke, ne impedirono la liberazione, spaventati da una torma di scalmanati che aveva occupato il Tribunale. Complice anche l’allora Ministro della Giustizia (?) che giustificò il mantenimento in carcere dell’imputato «assolto» affermando che si doveva dar corso ad una fantomatica richiesta di estradizione avanzata dal governo tedesco, richiesta della quale non si è saputo più niente. Come è noto, Priebke venne riprocessato con sentenza già scritta: ergastolo.
Ancora meno probabile che un Giudice come quello auspicato dal sig. Guidi eserciti la sua nobile missione presso il Tribunale Militare di La spezia, dove un magistrato, pur di giustificare il mancato intervento dei partigiani locali in difesa della popolazione di Sant’Anna, si arrampica sugli specchi ed afferma (il Giornale, 22 novembre): «Che i partigiani potessero contrastare la XVI divisione SS che accerchia la zona da quattro punti diversi ed è dotata di mortai e armi di ogni genere (!), è difficile da credere. I partigiani, male armati, se ne tenevano alla larga».
Quindi, meglio lasciar massacrare donne e bambini per evitare che i tedeschi della XVI SS si irritassero? (Anima del vice brigadiere dei Reali Carabinieri Salvo D’Acquisto, se ci sei, e se non stai vomitando, batti un colpo!).
Qualche considerazione sulle affermazioni del magistrato: quando mai i tedeschi, con la necessità di truppe che avevano al fronte, hanno impiegato in Azione di Rastrellamento un’intera divisione, per di più SS? Mai, e sfido il magistrato a citare un caso. Essi operavano usualmente per compagnie (una o due); al massimo, in rari casi, a livelo di battaglione (peraltro con effettivi ridotti all’osso...).
Dotati di mortai e «armi di ogni genere» (sic)... forse anche qualche carro Tigre, che notoriamente sui viottoli di montagna si muove come un pesce nell’acqua.
I partigiani avevano due assi nella manica, che pareggiavano la «strapotenza» tedesca: conoscenza dei luoghi e tattica del «mordi e fuggi». Naturalmente, c’era il rischio di lasciarci la pelle...! Forse quelle donne e quei bambini valevano il rischio, se non altro che non vederseli in sogno di notte...!
Più avanti, nella stessa intervista, il magistrato, in merito alla promessa, non mantenuta, di difendere la popolazione, così si esprime: «Potrebbe essere stato qualche esaltato. Contrastare lo schieramento tedesco significava prendersi la responsabilità di un’azione militare in piena regola».
Perfetto. Così nessuno si prese la responsabilità di contrastare lo schieramento tedesco e di conseguenza i soldati della XVI SS se ne stettero buoni, buoni nei loro «quattro punti diversi»... tranne quelli che salirono a Sant’Anna...!
Attenendoci alla teoria del magistrato di cui dicesi, però, dovremmo ipotizzare che a causare l’eccidio, comunque non giustificabile, sia stata una precedente, irresponsabile azione di «contrasto» nei confronti dei tedeschi... o no?
Caro sig. Guidi, l’Italia è la culla del Diritto (o del... Dritto?). Cordialmente
Genova