È giunta l’ora delle macchine parlanti

Per adesso succede soltanto nei film di fantascienza, e sembra un’ipotesi appunto fantascientifica: gente dei pianeti più lontani che si parla e si capisce come avesse un’unica lingua universale. Invece è una possibilità concreta, e nient’affatto lontana, almeno nella babele di lingue di noi terrestri. Un giorno, attraverso una macchinetta, sarà possibile telefonare o parlare in italiano a un russo, un cinese, un inglese ecc., e quello ci capirà in russo, cinese, inglese. E viceversa.
Ho fatto solo l’ipotesi più suggestiva fra le tante possibili applicazioni del Tal (Trattamento automatico del linguaggio). Detto in soldoni, significa insegnare alle macchine a capire e a parlare correttamente una lingua. Il Tal è già in mezzo a noi, lo incontriamo e lo usiamo senza farci troppo caso, perché le sue applicazioni sono ancora rozze. Per esempio, abbiamo quasi tutti rinunciato a dare ordini vocali al telefonino, invece di comporre il numero, perché se non scandisci più che bene - e senza accenti o inflessioni dialettali - il nome di chi vuoi chiamare, quello non capisce. Ma il telefonino ci parla già attraverso il Tal, dicendoci che «l’utente è momentaneamente disconnesso o non disponibile. Si prega di riprovare più tardi».
Sono tecnologie Tal anche gli annunci di stazioni e aeroporti, quelli delle segreterie automatiche e dei navigatori satellitari. Ricordate i primi? Parlavano con uno strano accento tedesco o americano, a seconda del Paese di fabbricazione. Ora parlano perfettamente italiano, grazie allo sviluppo del «nostro» Tal. E quando avremo arricchito la loro conoscenza della lingua, saranno in grado di darci una quantità incredibile di informazioni: non solo la strada, ma anche che cosa si mangia in quel ristorante, che servizi garantisce l’ospedale più vicino, dove andare a ballare il liscio. Potranno fare la stessa cosa anche le macchinette che adesso si limitano a augurarci «buon viaggio» ai caselli delle autostrade, magari spostandole di qualche metro. È destinata dunque a scomparire la pratica di chiedere informazioni per strada, a questo o quel passante. Scomparirà anche la tastiera del computer, perché potremo dare ordini vocali («collegati a Internet!») e dettare: lui eseguirà e scriverà.
Come tutte le nuove tecnologie, anche il Tal metterà a rischio, o ridurrà, qualche professione. Specialmente quella dei traduttori, perché potremo tradurre un testo da una lingua all’altra - perfettamente - con un semplice comando, tranne testi di alta letteratura o specializzazione. Un’altra applicazione riguarderà le ricerche su Internet. Oggi il nostro computer non sa usare il dizionario dei sinonimi: se cerchiamo con Google «burattino» ci appaiono 191mila pagine su questa parola, non anche le 89mila su «marionetta». Ma fra non molto ci spiattellerà tutto, volendo pure i risultati di «burattino» e «marionetta» in tutte le lingue.
Si favoleggia già da anni di frigoriferi che ci avviseranno di un cibo in scadenza o di qualche prodotto che sta per finire; oppure di carrelli del supermercato che ci guideranno verso le offerte speciali o i prodotti che siamo soliti comprare. Ebbene, dei piccoli computer applicati agli elettrodomestici o a carrelli della spesa sono già in grado di svolgere queste funzioni. Solo che non sanno parlare. Appena avranno imparato, tutto ciò diventerà realtà, che vi sembri un incubo o un magnifico progresso, a seconda dei punti di vista.
Una cosa è certa, e interesse comune: che la lingua italiana continui a vivere e a prosperare. Ebbene, tutte le lingue che non disporranno di un buon Tal (ogni lingua, ovviamente, deve avere il proprio), sono destinate a perdere importanza e, piano piano a scomparire. Del resto, chi ha voglia di parlare con il proprio frigorifero in tedesco o in inglese? La buona notizia è che il Tal italiano è a buon, buonissimo punto, e non ha nulla da invidiare agli studi giapponesi o inglesi, grazie al lavoro di istituzioni pubbliche e di società private. È un’eccellenza italiana di cui possiamo andare fieri. Tanto che è proprio l’Italia a organizzare la Conferenza LangTech2008, oggi e domani, al centro Congressi San Michele a Ripa Grande di Roma (www.langtech.it), dopo analoghi convegni che si erano tenuti nel 2002 a Berlino e nel 2004 a Parigi, e che non si erano ripetuti per una carenza di coordinamento internazionale.
A organizzare la Conferenza (che mi onoro di presiedere) è la Fondazione Ugo Bordoni, insieme a Ilc-Cnr e al ministero delle Comunicazioni nell’ambito del ForumTal (www.forumtal.fub.it), un forum permanente istituito nel 2003 per promuovere e coordinare le iniziative del Tal. Del Forum fanno parte Cnipa, Crui, Expert System, Fondazione Ugo Bordoni, Ilc-Cnr, Istc-Cnr, Loquendo, Società Dante Alighieri e i ministeri dei Beni Culturali, dell’Ambiente, delle Attività Produttive, delle Comunicazioni, della Funzione Pubblica, dell’Università e Ricerca, della Giustizia. Le pubbliche amministrazioni sono interessate in quanto il Tal permette di snellire parecchio il loro lavoro: per esempio eliminando le trascrizioni manuali dei processi o degli atti parlamentari, costosissime. Proprio per questo il commissario Ue al multilinguismo, Leonard Orban, invierà suoi rappresentanti: le traduzioni nelle molte lingue dell’Unione costano una fortuna.
LangTech2008 ospiterà studiosi e aziende di tutto il mondo, per l’indispensabile scambio di conoscenze e esperienze. Quindici espositori, di cui il 70 per cento italiani, presenteranno le loro soluzioni tecnologiche, dimostrando le possibilità concrete delle interfacce vocali uomo-macchina. Sponsor principale è l’italiana Loquendo, una delle più importanti ditte mondiali del settore. Gli iscritti - fra ricercatori, produttori, e funzionari pubblici - sono oltre trecento. E, a dimostrare il successo dell’iniziativa, prima ancora del suo svolgimento, si annuncia già un LangTech2009, in Olanda. Almeno in questo settore, l’Italia è tornata a fare da battistrada verso il futuro.
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