Giustizia, ddl sul processo breve presto in Senato

Dopo il faccia a faccia burrascoso tra il Cavaliere e Fini di ieri la maggioranza accelera sulla riforma per <strong><a href="/interni/arriva_processo_breve_sentenza_definitiva_6_anni/11-11-2009/articolo-id=398030-page=0-comments=1" target="_blank">snellire i tempi del processo</a></strong>. Bonaiuti: &quot;Ci hanno lavorato stanotte, il disegno di legge a Palazzo Madama&quot;. Tecnici al lavoro per risolvere la questione dei processi in corso, si vuole evitare un ricorso alla Consulta

Roma - L'accordo sul processo breve, almeno quello, è stato raggiunto. Dopo l'incontro (molto teso) di ieri tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini il Pdl accelera sulla riforma del processo: procedimenti più brevi per gli imputati, due anni per ogni fase di giudizio così da avere in sei anni sentenze definitive in Cassazione. "Io credo che un accordo sul processo breve entro sei anni sia un accordo che vale per tutti i cittadini. Il ddl dovrebbe essere presentato oggi in Senato perché so che ci lavoravano stanotte" rivela Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a Sky Tg24.

Bonaiuti e l'ira del premier Accordo sulla giustizia, e i giornali scrivono di un clima teso tra Fini e Berlusconi. "I giornali scrivono sempre molto - commenta Bonaiuti - perché devono vendere e quindi massimizzano il prodotto. Ma io credo che un accordo sul processo entro sei anni sia un accordo che vale per tutti i cittadini". Può creare imbarazzi nella maggioranza il fatto che questo accordo incida su processi di Berlusconi? "Gli imbarazzi - replica Bonaiuti - credo debbano essere in chi da anni cerca di utilizzare la giustizia a fini politici per colpire un leader che è stato votato democraticamente dalla maggioranza degli italiani".

I processi del premier Il ddl è frutto dell’accordo di ieri tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera e dovrebbe evitare al premier di essere giudicato nei due procedimenti in corso nei suoi confronti. L’intesa prevede inoltre lo stanziamento in finanziaria di fondi "cospicui" per il funzionamento del sistema giudiziario, con cui fronteggiare l’auspicata accelerazione dei procedimenti, mentre sarebbe archiviata l’idea di accorciare i tempi di prescrizione dei reati. Secondo fonti del centrodestra, il governo sta lavorando a una legge secondo cui i processi per reati con pene non superiori a 10 anni, con l’eccezione dei reati di mafia, terrorismo o reati di grave allarme sociale, non potranno durare più di due anni per ciascuna fase, altrimenti si estinguono. Considerando i tre gradi di giudizio, il processo in tutto durerebbe non più di sei anni. La norma, che varrà anche per i procedimenti in corso, si applicherà solo agli incensurati. Rientrerebbero nella scappatoia i due processi in cui Berlusconi è imputato, quello sui diritti tv Mediaset e quello Mills, hanno detto le fonti. Non è certo, invece, se la tagliola dei processi metterà al riparo il premier da un'inchiesta su altri presunti fondi neri Mediaset, condotta sempre dalla procura di Milano e avviata alla conclusione.

La legge allo studio Maggioranza al lavoro per mettere nero su bianco il ddl sul "processo breve". I tecnici del Pdl, i componenti dell’ufficio legislativo e anche il consulente giuridico del premier Niccolò Ghedini (che fa la spola tra palazzo Grazioli e le Camere) sono impegnati negli uffici del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, che dovrebbe essere primo firmatario del testo. Tutti sono alle prese con un busillis di non facile soluzione: la norma transitoria che dovrebbe consentire l’applicazione delle nuove norme ai processi in corso. Per non allargare troppo la platea dei ricorrenti alla nuova prescrizione processuale, è la linea sostenuta dal presidente della Camera Fini, va stabilito che la nuova normativa possa essere estesa soltanto agli incensurati e soltanto per i processi in primo grado. Ma così facendo, analizza una fonte del Pdl esperta in diritto, chiunque si trovasse in appello, magari da sei anni, potrebbe sollevare la questione di costituzionalità di fronte alla Consulta per disparità di trattamento rispetto ad altri in giudizio, vanificando gli sforzi per avere la legge in tempo record.