Giustizia, Fini: pm non sottoposti ad altri poteri

Fini appoggia la separazione delle carriere, ma chiede una magistratura indipendente dall'esecutivo. Il Pdl: "Mai pensato". E sulle riforme costituzionali: "Meglio non farle a maggioranza". Poi replica a Berlusconi: "L'immagine dell'Italia all'estero dipende da tutti"

Francoforte - "Un conto è la separazione delle carriere dei magistrati, un altro è che il pm sia sottoposto ad altri poteri se non a quello dell’ordine giudiziario". E' un disco rosso che conta quello del presidente della Camera, Gianfranco Fini, all'interno della maggioranza nel dibattito sulla riforma della giustizia. Ricordando che in parlamento sono pendenti diverse proposte di riforma dell’ordinamento giudiziario, Fini ribadisce: "Su un tema di cui si è discusso come l’ipotesi di carriere separate per i magistrati non ho cambiato opinione sul fatto che la Costituzione va rispettata sul principio di assoluta indipendenza di tutti i magistrati". Quindi carriere separate sì, ma il potere esecutivo (cioé il governo) deve tenersi lontano dal potere giudiziario (cioé i pm). Immediato il plauso dell'Anm: "Un errore la separazione".

I coordinatori del Pdl: "Mai pensato" Il Pdl sta affrontando il tema della riforma della giustizia, ma non si è mai pensato a ipotesi di sottoporre i pm all’esecutivo. Lo dicono i coordinatori nazionali del Pdl, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, che oggi in via dell’Umiltà prenderanno parte alla riunione della Consulta sulla giustizia, presieduta da Niccolò Ghedini. Nel corso della riunione si affronterà il tema della riforma della giustizia, dal quale è fuori discussione ogni ipotesi di sottoposizione del pm all’esecutivo, tra laltro mai prevista dal programma di governo del Pdl.

Riforme? Se condivise "Sulla fine del bicameralismo perfetto, sulla riduzione dei parlamentari e su nuove forme di equilibrio tra potere esecutivo e legislativo si possono fare riforme che siano approvate con una larga maggioranza quale è quella prevista dall’articolo 138 della Costituzione, indispensabile per evitare l’ipotesi non automatica ma già attivata in passato di un referendum confermativo" continua Fini riferendosi alle prospettive di riforme istituzionali. Il presidente della Camera ricorda che "la Costituzione prevede esplicitamente le modalità per fare riforme che non penso siano state inserite a caso dai padri costituenti. Le recenti esperienze dimostrano che quando una maggioranza dà corso a riforme costituzionali contando solo sui voti di cui essa dispone in parlamento compie un’azione perfettamente legittima dal punto di vista costituzionale che, tuttavia, come in passato è accaduto determina inconvenienti politici come, ad esempio, l’attivazione del referendum. Io da sempre auspico - osserva il presidente della Camera - che in questa legislatura non si perda l’occasione per riformare le istituzioni portando a compimento un iter molto ricco. Ci sono le condizioni politiche perchè ciò avvenga, sulla base di una larga o addirittura unanime convergenza su alcune questioni. Ad esempio, sulla necessità di portare a compimento il processo federalista in corso, indispensabile perchè abbia un modello istituzionale che gli offra uno sbocco. Non credo che in parlamento - prosegue Fini - ci sia alcuna forza politica contraria o ostile a questa riforma, e si discute anche sulla opportunità di una democrazia autenticamente governante, con un equilibrio tra poteri e raccordo tra governo e parlamento; così come c’è la consapevolezza che 945 parlamentari rappresentino un numero ampio".

"L'immagine dell'Italia? Dipende da tutti" Credito o discredito internazionale del nostro Paese, ovvero l’immagine dell’Italia all’estero, non possono essere considerate funzione solo di ciò che del Belpaese scrivono i corrispondenti stranieri in Italia. Perché ciò dipende "dal comportamento di tutti, istituzioni comprese". La risposta indiretta alla dura critica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla stampa estera in Italia viene da Fini. "L’immagine di un Paese all’estero - misura le parole Fini, rispondendo in conferenza stampa ai giornalisti sull’accusa del premier - è data da tanti fattori. Certamente dipende anche, ma non a mio avviso in modo preponderante, da quanto liberamente scrivono i giornalisti in Italia". E aggiunge: "Tutti devono impegnarsi per far arrivare all’estero una immagine dell’Italia il più corrispondente alla realtà: davvero tutti. Le istituzioni, come l’informazione, il mondo dello sport, quello della cultura o dello spettacolo. Non sta poi a me - conclude Fini - dire se le valutazioni sulla vita politica italiana possono determinare da sole un giudizio complessivo sulla concezione dell’immagine italiana all’estero".

Il plauso dell'Anm: "Un errore la separazione" L’Anm apprezza le parole di Fini, ma ribadisce che sarebbe un errore separare le carriere di giudici e pubblici ministeri. "Prendiamo atto con favore delle rassicurazioni in ordine alla volontà di mantenere il pieno statuto di indipendenza del pm", dice il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini che giudica invece "del tutto sbagliata" la costituzione di un "ordine autonomo" dei pm "con un proprio organo di autogoverno". "Un corpo separato di pm, pienamente autonomo e indipendente - spiega - offrirebbe ai cittadini un minor livello di garanzie dei loro diritti; il che renderebbe concreto il rischio di successivi interventi diretti a controllare i pubblici ministeri".