Giustizia per i morti di San Benigno

Ritengo di aver ampiamente dimostrato nel mio libro (San Benigno: silenzi, misteri, verità su una strage dimenticata, NovAntico Editrice, Pinerolo, Torino 2004) che la tragedia di San Benigno, qui a Genova, venne causata il 10 ottobre 1944 da un atto terroristico effettuato a opera di «partigiani» comunisti. L'eroico - e bellicamente inutile - beau geste dei sedicenti «patrioti» costò la vita a (si calcola) circa duemila persone, fra cui tanti bambini, tante donne, tanti innocenti. Da tempo mi sto attivando (col fattivo aiuto, per esempio, dello storico Luciano Garibaldi e di Fabio Andriola, direttore responsabile della rivista «Storia in rete») affinché al proposito venga aperto un fascicolo che, attraverso le opportune e dovute indagini, consenta - in primis - di fare luce sui fatti, e conduca quindi, eventualmente, a perseguire i colpevoli, se in vita. Luoghi deputati: la Procura Militare di Torino, competente per quanto riguarda la nostra città; la Procura presso il Tribunale Civile e Penale di Genova; la sede parlamentare, attraverso un'apposita interrogazione; etc. Allo scopo, oltre un anno fa distribuii copie del mio libro agli interlocutori di cui sopra, per la opportuna, necessaria, pubblica conoscenza della verità.
Qui di seguito riporto in sintesi alcune delle risposte, obiezioni, domande indirizzatemi da parte dei varii soggetti cui mi sono rivolto. Giudichi il lettore.
Si potrebbe aprire un fascicolo sul tragico episodio di San Benigno, dove i «partigiani» comunisti causarono la morte di circa duemila persone?
«Ma sono passati oltre sessant'anni!»
Però a me risulta che a La Spezia si continuano a processare e a condannare ex militari tedeschi, magari novantasettenni, chiedendone l'estradizione e ottenendo altresì risarcimenti più o meno congrui da parte della Germania.
«Ma perché in quei casi sono stati aperti gli “armadi della vergogna”»!
È proprio ciò che chiedo venga fatto qui: un'operazione similare e parallela.
«... E poi i reati sarebbero prescritti»
A parte il riferimento, che qui ripeto, a quanto accade presso il Tribunale militare di La Spezia (che, evidentemente, non ritiene applicabile detta prescrizione), domando: ma il reato di strage non è imprescrittibile?
«Sì, ove la strage sia voluta: però in questo caso, eventualmente, sarebbe indotta, causata; ma non cercata (quale mirabile sottigliezza giuridica!, ndr). Per cui la prescrizione sussiste».
E ancora:
Si potrebbero perseguire i «partigiani» quali militari?
«No, poiché erano civili» (si fa per dire, ndr).
Ma a me risulta che molti abbiano percepito e percepiscano, se viventi, pensioni di guerra quali militari.
«Sì, ma sono considerati militari solo sotto il profilo pensionistico, mentre sotto quello penale sono da considerare civili» (sic!, ndr).
E ancora:
Ma se qualche parente delle vittime (visto che, a Genova, Comune, Provincia, Regione neppure ci pensano a farlo, a differenza di quanto accade a La Spezia) si costituisse parte civile?
«E no, non si può, se prima non è stato aperto un fascicolo! (appunto!, cvd, ndr). Ma lei sa chi siano gli autori dell'attentato?»
Nel mio libro - se avrà tempo e grazia di leggerlo - propongo fatti, testimonianze, documenti, circostanze, in aggiunta a plateali contraddizioni e macroscopiche panzane «resistenziali», nonché alcuni nomi...
«E le persone indicate sono ancora vive?»
Chiedo scusa, ma direi che accertarlo sia còmpito di magistratura e forze dell'ordine, non mio: le sembra che, ove io mi recassi allo Stato civile in Comune a chiederlo, gli impiegati me lo direbbero? Inoltre, mi permetta, adesso desidererei sapere solo se lei abbia avuto tempo e modo di lèggere il mio libro e se ritenga che esistano gli elementi, i presupposti, le prove per aprire il più volte citato, fascicolo.
«Non sono tenuto a dirle niente!»
E io allora a chi posso domandarlo? Al «besagnino» sotto casa?
«... E poi, se dovessi ricevere tutti coloro che pongono istanze non avrei il tempo di lavorare».
Sì, ma, con tutto il rispetto per lei e per chi pone istanze, quanti di loro le parlano a nome di duemila morti?
«Non sono tenuto a dirle niente!»
Posso chiederle se la sua è una risposta dettata da coscienziosa, professionale, doverosa applicazione della Giustizia, o da aprioristica, cieca, acefala... «partigiana» adesione a una ideologia vomitevole, mefitica, disumana, sanguinaria, feroce, che ipocritamente porta a voler imporre il silenzio su episodi tanto scomodi per la cosiddetta «resistenza»?
«Non sono tenuto a dirle niente!»
In questa sede, al momento, desidero soltanto aggiungere che la rivendicazione dell'attentato apparve: 1) sul giornalucolo il ribelle (documento in seguito goffamente e ignobilmente «sbianchettato»), redatto dal prete-partigiano don Berto Ferrari (recentemente scomparso, sacerdote che dal Soviet Supremo dell'Urss il 9 marzo 1985 era stato insignito - e ci sarà stato un motivo! - di una onorificenza sovietica quale «combattente della guerra mondiale 1941-1945»...), rivendicazione il cui testo venne riportato dal Corriere Mercantile del 31/3/1945 («10 ottobre 1944. In obbedienza agli ordini emanati dal Comando Supremo Alleato su nostra segnalazione, partigiani al comando di un noto audacissimo Capo, approfittando intelligentemente di un violento temporale, si sono introdotti di buon mattino nella galleria di San Benigno a Genova (...) Mediante impiego di un congegno a orologeria veniva provocata l'esplosione di detta galleria...»).
2) sulla pubblicazione Italia Combatte del 24/10/1944, pubblicazione che veniva paracadutata per i «partigiani» al Nord da parte degli «alleati» (Usa, Gran Bretagna, monarchici savoiardi), insieme con armi, medicinali, istruzioni, etc.; detto documento mi venne fornito dall'Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, presso il quale è reperibile, ove non sia stato nel frattempo distrutto (l’incipit recita: «I patrioti hanno fatto saltare a Genova, il 10 ottobre, nella galleria presso la Lanterna, un deposito che conteneva una ingente quantità di esplosivi...»).
3) in un rapporto segreto dell'Oss (Office of strategic services, il precursore della Cia) distribuito il 23 novembre 1944, nel quale possiamo leggere, con riferimento all'ottobre precedente: «L’esplosione della Galleria Robairone (in realtà Romairone, ndr) in Genova ha causato 2.000 morti, in parte personale militare»; il «Subject» (cioè l'oggetto) recita: «Sabotage». Detto documento si trova negli Archivi di Stato americani di Washington.
Tutto quanto sopra detto non è già di per sé sufficiente per aprire un fascicolo che accerti la verità e le responsabilità, identificando i colpevoli di circa duemila morti innocenti?