Giustizia, il Pdl al Csm: non discuta le proposte all'esame della Camera

Dopo lo strappo del Csm, i consiglieri laici del Pdl inviano
a Vietti una lettera di dissenso: "Non spetta al Consiglio discutere
le proposte di legge all’esame del parlamento senza la richiesta del Guardasigilli"

Roma - "Non spetta al Consiglio discutere le proposte di legge all’esame del parlamento né dare su di esse pareri senza che questi siano richiesti dal ministro della Giustizia". Dopo lo strappo del Csm, i consiglieri laici del Pdl hanno inviato al vicepresidente Michele Vietti una lettera per esprimere "radicale dissenso" in relazione alla convocazione straordinaria per domani della Sesta Commissione sull’emendamento Pini alla legge comunitaria che estende la resposabilità civile dei magistrati. E avvertono: se la Commissione si spingesse sino a affermare l’incostituzionalità del provvedimento, ciò determinerebbe una "grave lesione" alle prerogative del capo dello Stato e della Consulta.

La denuncia dei laici del Pdl Nella lettera inviata pure al presidente della Sesta Commissione, il togato di Magistratura democratica Vittorio Borraccetti, i laici del Pdl parlano di una "doppia anomalia" del caso in questione: "non solo non vi è stata richiesta" di un parere al Csm da parte del ministro, "ma l'intento è quello di instaurare direttamente un irrituale confronto critico con le Camere, mentre è in atto il procedimento legislativo". Sì perchè la convocazione straordinaria della Sesta Commissione è "palesemente finalizzata ad incidere, con un giudizio prevedibilmente demolitorio, sugli esiti di un dibattito parlamentare, appena iniziato, su un emendamento a un disegno di legge presentato nella sede istituzionalmente a ciò preposta".

Le contestazione al Csm Il gruppo contesta anche le modalità seguite per la riunione della Commissione, di cui hanno avuto conoscenza "tramite un sms ricevuto sul cellulare". Tale convocazione urgente, "decisa d’imperio e all’improvviso dal presidente della commissione, oltretutto nella settimana libera da lavori consiliari, senza alcuna consultazione preventiva con gli altri componenti della commissione stessa" è "estranea alle corrette logiche istituzionali", affermano Annibale Marini,Filiberto Palumbo, Bartolomeo Romano e Nicolò Zanon. Anche "sotto l’aspetto della mera opportunità, qualunque possa essere l’opinione di ognuno sull’emendamento in tema di responsabilità civile dei magistrati" non c’è "alcuna ragione che possa giustificare la discussione a tappe forzate su di esso o la predisposizione in gran fretta del parere, trattandosi di questione assai delicata e meritevole di studio pacato". "Non sarebbe nemmeno possibile, alla commissione - avvertono - spingersi fino a sostenere nell’emendamento l’esistenza di vizi di legittimità costituzionale, poich‚ ciò comporterebbe grave lesione alle prerogative sia del Capo dello Stato, chiamato a valutare, in sede di promulgazione delle leggi, la presenza di eventuali manifesti vizi di costituzionalità, sia della Corte costituzionale, competente a pronunciarsi sulle questioni di legittimità costituzionale". Nell’esprimere il loro "radicale dissenso" per questo modo di procedere, i laici del Pdl chiedono che la lora lettera "sia riportata in ogni delibera adottata sul punto, sia dalla sesta Commissione sia dal plenum del Consiglio".