Giustizia tributaria: rischio ingorgo ricorsi dal primo luglio per le nuove norme

In un convegno a Roma l'allarme per la prevista corsa alle richieste di sospensiva dei provvedimenti di riscossione dell'Agenzia delle entrata, che diventeranno immediatamente esecutivi scaduti i 90 giorni dalla notifica

L'allarme viene dai giudici tributari: dal primo luglio attenzione a tasse e imposte non pagate, perchè potrebbero pignorarvi casa o sequestrarvi l'auto senza che nemmeno possiate opporvi.
Che cosa succederà? Le nuove misure introdotte in materia di riscossione - spiegano a Roma al convegno «La giustizia tributaria: situazione italiana e prospettiva europea» - prevedono che da questa data il cittadino abbia solo 60 giorni per presentare eventuali ricorsi.
E se non provvede in tempo per bloccare temporaneamente l'azione esecutiva per 120 giorni, chiedendo ai giudici una sospensione della cartella esecutiva, entro un mese l'Agenzia delle entrate provvederà a riscuotere il dovuto con tutti i mezzi a disposizione.
Si prevede che in molti, per ritardi e vizi di notifica dell'atto, possano scoprire il rischio che corrono oltre i 90 giorni, cioè quando sarà troppo tardi per impugnare l'atto e la procedura esecutiva sarà già partita, anche con l'esecuzione forzata, dal pignoramento di immobili a quello presso terzi, al fermo amministrativo di autoveicoli per mancato pagamento di somme inferiori agli 8 mila euro d'imposta.
Gli altri, quelli che saranno stati informati per tempo, si precipiteranno più che a pagare a fare ricorso.
Tanti ricorsi con richieste di sospensione che, spiega il membro del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria Giorgio Fiorenza, provocheranno un pericoloso «ingolfamento» nel lavoro in questo settore.
I giudici tributari sono pochi, 3.600 mentre l'organico ne prevede 4.668, e lavorano part time perchè non esiste una figura professionale a tempo pieno (per lo più si tratta di magistrati ordinari, commercialisti o avvocati che svolgono in primo luogo un altro lavoro).
In più l'età media è alta, 64 anni e ne vanno in pensione 300 annualmente. Entro il 2011 inoltre, 300 saranno trasferiti dalle Commissioni regionali e provinciali a quella centrale che entro fine 2012 deve smaltire tutto l'arretrato, vecchio anche di 30 anni, pena la sua decadenza. I vuoti d'organico, così, si sentiranno anche di più.
E dire che l'impegno dei giudici tributari lo scorso anno ha portato a un incremento delle cause definite, come ha sottolineato al convegno il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti. «Grazie al forte lavoro della magistratura tributaria», ha detto, i 665mila ricorsi tributari pendenti a fine 2009 nel 2010 erano scesi di 26 punti percentuali.
Un successo che, secondo Fiorenza, sarà vanificato per le conseguenze delle norme che entreranno in vigore il primo luglio di quest'anno, con cui gli avvisi di accertamento diventeranno esecutivi.
Nel futuro, quindi, i numeri dell'arretrato «saranno tendenti a un ulteriore rialzo».
Le cause tributarie pendenti lo scorso anno sono già aumentate del 7%, arrivando a quota 715.000 e il dato è destinato a peggiorare, come risulta dai primi mesi del 2011.
«In presenza di un aumento dei ricorsi presentati - dice Fiorenza- e con il personale che diminuisce, la tendenza è al rialzo».
I giudizi pendenti erano, a fine 2009, 103mila a livello regionale e 562mila a livello provinciale. I ricorsi decisi, invece, erano rispettivamente 45mila e 240mila.
Nel 2010, i ricorsi presentati erano già in aumento a 361mila, le sentenze depositate in rialzo di 6 punti percentuali, con 360mila casi definiti.
Ora questi risultati, sostiene Fiorenza, «sono messi a rischio sia dal calo dei giudici, che vanno in pensione, sia perchè molti sono chiamati a trasferirsi alla commissione tributaria centrale e quindi il lavoro sul carico pendente viene meno, con il pericolo che aumentino i tempi di giudizio».
Per dare giustizia ai cittadini e guadagnare la loro fiducia, sostengono gli esperti, servirebbero strumenti deflattivi.
Ne ha parlato al convegno anche Vincenzo Busa, della direzione centrale dell'agenzia delle entrate. Ha sottolineato la necessità di «diminuire le controversie favorendo soluzioni per via extragiudiziale».
La giustizia tributaria non gode di una buona immagine e spesso è quasi sconosciuta tra i cittadini, ma in realtà spesso dà soddisfazione alle loro pretese contro lo Stato.
Busa ha segnalato che nel 2010 all'amministrazione è stata data ragione nel 61% dei casi, ma 4 volte su 10 i contribuenti hanno vinto i loro ricorsi.
L'Agenzia prevale soprattutto quando ci sono in ballo grandi cifre: in termini finanziari , infatti, si parla del 70% delle somme contestate. «Cioè - ha detto Busa- ogni 100 euro in contestazione si è aggiudicata 70 euro».
Bisogna anche riconoscere, aggiunge, che «c'è ancora una propensione a promuovere cause insostenibili, ma anche una tendenza alla riduzione delle controversie».
Per Chiti, «in Italia dobbiamo fare in modo che ogni cittadino possa contribuire al sistema fiscale sulla base delle sue reali possibilità e spesso questo non avviene, creando iniquità e tensioni sociali».
Il vicepresidente del Senato ha aggiunto che « il contribuente in buona fede ha bisogno di sapere che potrà dialogare e chiedere spiegazioni all'autorità e non dovrà sentirsi un "perseguitato" dai meccanismi di esazione».
Basta, insomma, con un un fisco oscuro ed incomprensibile», che «minaccia» cittadini e imprese.
Al convegno organizzato insieme all'università «La Sapienza» si è parlato anche delle prospettive di riforma della giustizia tributaria.
Una riforma difficile, come dimostra il fatto che tante proposte non vanno avanti. Anche l'ultima ipotesi di eliminare uno dei due gradi di giudizio, prima della Cassazione, è subito tramontata.
C'è scetticismo, ha spiegato nella sua relazione il presidente della Commissione tributaria della Toscana Mario Cicala, anche sulla creazione di un filtro per il contenzioso, che potrebbe bloccare l'esecutività dei provvedimenti solo temporaneamente, perchè i diritti del fisco sono irrinunciabili.
Il problema centrale, per Cicala, è la figura stessa del giudice tributario. Si tratta per un quarto di magistrati ordinari e poi di magistrati contabili e amministrativi, avvocati e commercialisti che guadagnano circa mille euro al mese, tra il fisso di 200-300 più il pagamento a cottimo delle cause decise.
«Servirebbero magistrati tributari a tempo pieno - ha spiegato Cicala- e su questo sono d'accordo anche gli organismi forensi. O, almeno, bisognerebbe rivedere il regime molto rigido delle incompatibilità che non consente, ad esempio, ai commercialisti di svolgere alcune attività professionali se sono giudici tributari».
Il convegno romano ha preso spunto dalla ricerca scientifica intitolato «Gli organi di autogoverno delle magistrature nell'ordinamento costituzionale italiano'', nato dall'iniziativa del Professor Beniamino Caravita di Toritto, Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico de «La Sapienza». Il costituzionalista ha parlato del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, che corrisponde al Csm dei magistrati ordinari e delle proposte di modifica della sua composizione attuale.