Con Glowig all'Aldrovandi nell'haute cuisine romana c'è aria di derby tedesco

Lo chef teutonico già dell'Olivo di Capri, dopo un breve intermezzo a Montalcino, giunge nella capitale nel risotrante che già fu degli Iaccarino. Sarà lui, con la sua cucina campana interpretata con rigore e semplicità, a insidiare il primato del connazionale Beck?

Sulle tavole dei gourmet romani sta per disputarsi un derby tutto teutonico. Al re degli chef romani, quell'Heinz Beck che da anni dà spettacolo in cima a Monte Mario, alla Pergola del Rome Cavalieri, si affianca ora Oliver Glowig, tedesco di Düsseldorf, che proprio in questi giorni inaugura il suo ristorante all'Aldrovandi Palace, hotel di lusso tra Villa Borghese e i Parioli, dopo qualche settimana di necessario «rodaggio» nella nuova location capitolina. Location che non è nuova a buone frequentazioni gastronomiche. Questo è stato infatti per qualche anno il giardino romano della famiglia Iaccarino, che con l'insegna «Baby» ha scritto pagine notevoli della ristorazione di alto bordo a Roma.
Oliver Glowig sembra intenzionato a puntare forte sulla nuova insegna romana, e lo dimostra il fatto che abbia dato al locale il suo nome e la sua sigla: OG. Dopo la lunga esperienza all'Olivo del Capri Palace nell'isola nel golfo di Napolia, che ha fatto di lui una sorta di caprese di adozione e un adoratore dei sapori semplici e netti della cucina campana, e dopo il mezzo passo falso a Montalcino, con un breve tentativo non coronato da successo - non certo per colpa sua - di portare stabilmente un'insegna di qualità nel regno dell'enologia toscana, Glowig riparte da Roma senza però rinnegare le sue basi. In una prima fase infatti il tedesco con la faccia da bimbo e la fama di duro punterà sui grandi classici, e quindi sui sapori mediterranei, delegando al futuro l'esplorazione dei grandi classici del suo nuovo territorio, che vuol dire quinto quarto e dintorni, perlatro poco adatti alla stagione estiva che si avvicina.
Chi visita il locale, dotato di un bellissimo giardino interno, può però certamente consolarsi con alcuni pezzi forti del repertorio di Oliver, anche sciorinati nelle due «playlist» dei menu degustazione dedicati alle figlie Aurora e Gloria: tra questi la Trippa di baccalà con caviale, pancetta croccante, ricotta e fave, i magnifici Scampi con burrata e cuore di carciofo. Si entra in zona Napoli ai primi, con gli Spaghetti con fagioli, acciughe, olive e capperi e con i Ravioli ripieni di ricotta e maggiorana in salsa di pomodorini, un capolavori di semplicità ed equilibrio a cui Oliver in carta ha voluto dare la patente di «miei ricordi di Capri». Ai secondi c'è pesce (Coda di astice allo zafferano con lenticchie nere di Enna e fave di cacao) e carne (Pollo ruspante in due portate con salsa ai grani di senape; oppure la Fantasia di vitello da latte con purea di patate). Si finisce alla grande con i dolci: Cioccolato in cinque consistenze con semifreddo alla liquirizia. Oppure Sbriciolato di mandorle, crema Chantilly e arance. Prezzo sui 100 euro vini esclusi. E a proposito di vini, carta con tutto ciò che deve esserci in una location così prestigiosa e una selezione di Champagne tutt'altro che scontata.