Google sposa Wikipedia: il sapere universale avrà un solo padrone

Il motore di ricerca dona 2 milioni di dollariu all'enciclopedia on line. Si va verso l'appiattimento. A meno che il mercato...

Appiattimento dei contenuti? Spersonalizzazione estrema degli utenti? Addirittura totalitarismo digitale? È questo il futuro di internet? O fusioni e alleanze di colossi del cosiddetto web 2.0 (quello fondato sulla collaborazione sito-utenti: Google, Wikipedia, Youtube) seguono le logiche di mercato, e da tali logiche eventuali monopoli verrano rovesciati?

Il problema è sul tavolo, tanto che uno dei fondatori del web, Jaron Lanier, inventore della realtà virtuale, vi ha scritto un libro pessimista intitolato You Are Not a Gadget, appena uscito negli Usa (in Italia a maggio per Mondadori). Tesi. Dietro ai movimenti in apparenza libertari, basati su sapere collettivo, social forum e no copyright si nasconde un nuovo «maoismo»: in questa ideologia, l’individuo conta poco e niente, e potrebbe venire sacrificato sull’altare della tecnologia. Lanier, nel volume, se la prende soprattutto con Wikipedia, l’enciclopedia scritta, sorvegliata e corretta dagli utenti stessi. Almeno in parte, visto che i ripetuti errori hanno costretto i gestori a introdurre supervisori. Come esempio di accoppiamento deleterio per la varietà del sapere, l’autore porta proprio il «ticket» Google-Wikipedia. Tu digiti nel motore di ricerca più famoso al mondo ciò che ti interessa conoscere e come risposta ottieni subito la corrispondente voce di Wikipedia. Voilà. Il sapere universale è servito. Se aggiungiamo Google Books, il progetto di digitalizzazione dell’intero patrimonio librario dell’umanità, il quadro è completo. Alla lunga, viste le modalità di fruizione dei libri in rete (copia e incolla), non avremo molti libri ma un solo «libro dei libri». Questo tipo di sviluppo «collettivista» della rete, dice Lanier, non è ingenuo e spontaneo. Dietro ci sarebbe un modo di pensare con alcuni sviluppi che si direbbero deliri fantascientifici, se non fosse per il particolare che in essi credono proprio gli scienziati all’avanguardia nel settore. Non è mistero che i capoccia di Google siano convinti che il web, un bel (?) giorno prenderà letteralmente vita. Altri sono invece sicuri che la specie Homo Sapiens sia in via d’estinzione, visto che l’immortalità digitale è dietro l’angolo: basterà scaricare il cervello in rete, come fosse un software.

Ma fino a qui, per ora, siamo nel mondo dei sogni. Concreto è invece il legame fra Google e Wikipedia, divenuto ancora più stretto e in un certo senso ufficiale. Google infatti ha donato ieri due milioni di dollari alla Fondazione Wikimedia, l’organizzazione no profit che gestisce l’enciclopedia on line e i servizi correlati. Sembra finita la «guerra» tra Google e Wikipedia. Il primo aveva infatti lanciato due anni fa Google Knol, potenziale rivale della seconda, arrestatosi però a 100mila voci (contro i milioni di Wikipedia). La notizia è stata diffusa su Twitter da Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, e Mitch Kapor, membro del consiglio di amministrazione della Wikimedia Foundation. Entrambi hanno comunicato che oggi saranno diffusi ulteriori dettagli relativi alla donazione e alla cooperazione fra i due colossi. La mossa fa impressione. E forse non sarà un caso se proprio ieri Microsoft ha fatto girare la voce (raccolta dall’agenzie straniere) che intende varare nuovi programmi di video-scrittura fortemente orientati verso il web, con l’intento dichiarato di dare battaglia a Google e a Twitter. Due milioni di dollari, noccioline per Google, sono una bella cifra per Wikimedia e potrebbero garantire un salto di qualità nella gestione dei progetti paralleli (Wiktionary, Wikiquote, Wikibooks, Wikisource, Wikispecies, Wikinews, Wikiversity, Wikimedia Commons e MediaWiki). L’organizzazione di San Francisco aveva infatti annunciato di aver raccolto in tutto otto milioni di dollari per l’anno fiscale 2009-2010 e di aver ricevuto 230 mila donazioni, in crescita rispetto alle 125 mila dell’anno fiscale precedente.

Google è di gran lunga il motore di ricerca più utilizzato. Wikipedia la risorsa informativa più cliccata. Il rischio è presto detto: che la storia sia scritta da un coro collettivo, e che la ricerca sia affidata, per così dire, all’opinione pubblica. O meglio alla comunità dei wikipediani che la rappresenterebbero, comunità leggermente esoterica, come testimonia la divertente «preghiera» che guida la «sezione» italiana: «Che io possa... / avere serenità per accettare le pagine che so di non poter scrivere / avere la forza di scrivere quelle che so di poter scrivere / avere la capacità di saper distinguere tra le due».

Non sempre tutto fila liscio nei sistemi di controllo, come testimonia la vicenda di Pietrangelo Buttafuoco, per otto giorni indicato come «nazista» dall’enciclopedia on line. In fondo, però, ogni enciclopedia è soggetta a errori più o meno clamorosi (la austera Treccani, per dire, vuole inserire Montanelli nel Dizionario Biografico degli Italiani col nome di «Cilindro», facendo così passare alla storia uno scherzo di redazione). Non sono gli inevitabili svarioni su cui si concentrano i critici. Secondo Lanier, la truffa, se non il pericolo, è nell’ideologia di partenza, cioè il mito che il sapere collettivo sia superiore alla conoscenza del singolo e che la quantità di informazioni, superata una certa soglia, sia destinata a trasformarsi automaticamente in qualità.

Certo, il mondo della rete, si dirà, è intrinsecamente libertario e refrattario a ogni tipo di monopolio. Lo strapotere di Google e Wikipedia verrà limitato da concorrenti più abili nelle strategie e sul mercato? Può darsi. Per ora all’orizzonte non si vede nessuno.