Al Gore ambientalista da circo

Il figlio ventiquattrenne è stato arrestato ubriaco per l’ennesima volta. Però stavolta è successo alla vigilia di un evento fondamentale per papà, che aspira al Nobel dopo l’Oscar, magari per lanciare una nuova candidatura alla Casa Bianca, e il Gore clan ha accusato il colpo, tanto è vero che alcuni appuntamenti del green guru sono stati cancellati. Il ragazzo è stato fermato a bordo di un'automobile, naturalmente verde ed ecologista, ma piena di marijuana e di psicofarmaci, si chiama Al Gore III, il Terzo, come si usa nelle grandi famiglie, era stato nel 1992 uno dei cavalli di battaglia di Al Gore II, il Secondo, vice del ticket con Bill Clinton. Era un ragazzino esile, timido, scampato a uno spaventoso incidente automobilistico dopo atroci sofferenze, e Al lo presentava come il suo più grande tesoro, contrapposto al suo più grande dolore, la morte per cancro della sorella, tabagista. Già allora l'uomo tendeva al maniacale ossessivo, allora ce l'aveva con il fumo, fastidio sacrosanto, per carità, ma che per il figlio di un senatore del Tennessee, nipote di un industriale del tabacco, allevato per diventare presidente, era un po' irregolare, soprattutto irriconoscente. Si parla, spesso a vanvera, della vittoria scippata nel 2000 dalla Corte Suprema ad Al Gore, si omette che una inchiesta, durata un anno, confermò la giustezza di quella sentenza, solo che erano i giorni dopo l'11 Settembre e c'era altro a cui pensare, perciò l'inchiesta non ebbe forte presenza mediatica. Soprattutto si dimentica che Al Gore da Bill Clinton aveva avuto in eredità la vittoria sicura, la golden age prima dell'assalto dell'Islam e prima della crisi economica, e non per poche centinaia di voti, ma alla grande. La vittoria non era un'ipotesi fino al mese di agosto, era una certezza. Invece che cosa fece il nostro senatore, ora convertito in guru del nuovo millennio? Escluse Bill dalla campagna elettorale, troppo imbarazzante l'adultero e la sua immagine, si fece venire all'improvviso gli scrupoli morali. Finì che il cretino George W. Bush lo umiliò nei dibattiti senza alcun problema; finì che la partita, vinta in partenza, si giocò nella Florida di Bush fratello. Finì che lui, Gore, si fece crescere la barba, ingrassò a forza di mangiare e bere, si riempì di psicofarmaci, si autocommiserò fino alla noia generale, si inventò pacifista, quando era stato ispiratore dell'Iraqi Liberation Act sul cambio di regime, poi trovò una nuova comoda ossessione, il riscaldamento globale, Dio ci salvi. Tutto questo, scusate la lungaggine, per dirvi quanto mediocre sia il personaggio Al Gore, quanto debba alla famiglia e poi alla sua buona sorte, quanto abbia boicottato la suddetta buona sorte, quanto vederlo oggi dipinto come un eroe sia fastidioso. Qualche tempo fa il Nashville Electric Service ci ha fatto sapere, perché l'America è un grande Paese, che la casa di Al Gore, venti camere da letto, tre saloni, piscina coperta e scoperta, consuma più elettricità in un mese di quanto una famiglia americana media ne consumi in un anno. Nel suo An Inconvenient Truth, premiato con l'Oscar per il miglior «documentario», l'ex vicepresidente sconfitto da Bush nel 2000 fa appello agli americani per ridurre il consumo di elettricità nelle loro case. Ebbene, negli Stati Uniti il consumo medio per casa è di poco superiore ai 10mila kilowatt-ora (kWh) all'anno, mentre nel 2006 casa Gore ha divorato circa 221mila kWh: più di 20 volte la media nazionale. Soltanto lo scorso agosto, Gore ha bruciato 22mila kWh, con una bolletta che sfiora i 1400 dollari. Dall'uscita di An Inconvenient Truth, poi, il consumo energetico di casa-Gore è cresciuto da una media di 16mila kWh al mese nel 2005 agli oltre 18mila kWh al mese del 2006. «Come portavoce del movimento per la lotta al global warming - ha dichiarato Drew Johnson, presidente del Tennessee Center for Policy Research - Gore dovrebbe dare il buon esempio agli americani». Non lo fa. Con il Live Earth ha ripreso ad esibirsi nelle sue profezie di sciagura ambientale. Giornali disinformati o a caccia di frizzi, al solito, raccontano che è diventato popolarissimo negli States, e che se crollasse Hillary Clinton, potrebbe essere lui il candidato, con Barak Obama come vice. Bullshit, cavolate. Uno come Albert Gore gli americani non lo hanno eletto nel 2000, quando l'elezione ce l'aveva stesa su un tappeto, e non lo eleggerebbero mai oggi che il Paese è in conflitto sulle sorti future della permanenza in Irak. Al massimo lo vanno a sentire in un concerto. È un fenomeno da baraccone, perfetto per il Nobel per la Pace.
Maria Giovanna Maglie