Governo debole anche con i talebani

Abbiamo l’impressione che per l’antiamericanismo viscerale della cosiddetta sinistra radicale e per la combinazione fra le concessioni a questa tendenza e un’organica posizione filopalestinese ed antisraeliana di Massimo D’Alema, non solo c’è una profonda discontinuità nella nostra politica estera ma un ancor più profondo fraintendimento di ciò che sta avvenendo nelle aree più a rischio. Infatti siamo di fronte a una forte ripresa del fondamentalismo islamico e del suo correlato, il terrorismo organizzato anche come esercito guerrigliero.
In Iran c’è la sommatoria fra l’esplosione dell’antisemitismo più becero e l’esplicito impegno per la costruzione di una bomba atomica finalizzata proprio alla distruzione di Israele, Ahmadinejad finanzia e alimenta con propri agenti il terrorismo sciita in Irak, sostiene gli Hezbollah nel Libano, Hamas in Palestina, con ricadute pesantissime in quei Paesi. Nei confronti dell’avventurista dirigenza iraniana non viene espressa nessuna condanna da parte del governo italiano, ma anzi Prodi assume un atteggiamento dialogante del tutto alieno da qualunque scelta di valore. In Libano gli Hezbollah, finanziati e riarmati dall’Iran e dalla Siria, stanno ricostruendo le loro fortificazioni più indietro rispetto alle precedenti dislocazioni vicino al confine con Israele, hanno ricostituito le loro riserve missilistiche, in una parola sono nuovamente in condizioni di riprendere i combattimenti. Finora le truppe dell’Onu hanno svolto un ruolo di interposizione passiva e hanno assistito senza muovere un dito al riarmo degli Hezbollah. Di conseguenza in Libano il futuro può riservare anche le peggiori sorprese. In Palestina, Hamas, pieno dei soldi provenienti dall’Iran, sabota la ripresa della road map, oscilla fra l’intesa e la contrapposizione con Abu Mazen, si guarda bene dal riconoscere lo Stato di Israele. D’Alema continua a rivolgere sprezzanti attacchi a Israele (per non parlare degli Usa) e arriva addirittura ad invitare Abu Mazen a non «formalizzarsi» rispetto alla posizione di Hamas sul riconoscimento dello Stato di Israele.
È evidente che la situazione in questo momento più grave è quella afghana, dove è in atto una forte ripresa militare dei talebani. Certamente è necessario che nei confronti del governo afghano e degli afghani non talebani va realizzato un sostegno finanziario, sanitario, civile molto più consistente dell’attuale. Però ciò non toglie che i talebani vadano affrontati in primo luogo sul terreno militare, al nord come al sud, perché essi non sono disponibili ad altro tipo di confronto. È una tipica furbizia levantina. Il gioco di riservare la risposta militare solo agli americani e agli inglesi salvo poi attaccarli come ha fatto D’Alema quando cadono nella trappola dei terroristi che scagliano contro di loro bombe umane: i kamikaze. I nostri governanti, D’Alema in testa, credono a questa campagna non per ingenuità ma per cinismo. Per di più adesso D’Alema ha liquidato con poche battute la richiesta del «guerrafondaio» Blair affinché, oltre agli americani e agli inglesi, ci siano più truppe in questi Paesi.
Il punto di fondo, però, è un altro. Dall’atteggiamento della sinistra radicale ma anche dalla linea seguita dal nostro ministro degli Esteri non emerge affatto la consapevolezza del fatto che non siamo in Afghanistan solo per un’azione umanitaria, che certamente va svolta, ma anche per combattere, armi alla mano, come purtroppo è inevitabile, quei terroristi islamici che sono i talebani. Il solito «no alla guerra, sì alla pace» espresso da Rifondazione Comunista, dal Pdci e da altri rappresenta un voluto fraintendimento della situazione e un orientamento di fondo assai inquietante. Infatti per un vasto settore dell’estrema sinistra il fondamentalismo islamico ha preso il posto dell’Urss nella lotta all’imperialismo americano per cui vanno «coperti» e aiutati in tutti i modi. A loro volta, i talebani, o chi per loro, si sono accorti benissimo della fragilità della nostra posizione e tutto ciò espone i nostri militari in Afghanistan a possibili colpi di coda. Almeno ci auguriamo che le nostre truppe siano dotate di armamenti all’altezza dei possibili cimenti che esse possono essere costrette ad affrontare.
*Vice coordinatore

nazionale di Forza Italia