Il governo regala dieci milioni alle moschee

Il ministro della Solidarietà sociale vuole finanziare corsi di
cittadinanza per gli stranieri, ma le "lezioni" si svolgono in luoghi
di culto islamico. Polemico il centrodestra. Contraria la leader delle donne marocchine in Italia: "È una ghettizzazione"

Milano - Cinquanta milioni di euro per integrare gli immigrati musulmani, insegnando i valori della Repubblica italiana. Verrebbe da dire: finalmente. Ma poi scopri che quei corsi vengono impartiti in moschea e all'entusiasmo subentra la perplessità; tanta perplessità. Perché per insegnare l'educazione civica bisogna rivolgersi a un centro di culto islamico? Lo chiede il senatore di Forza Italia Gaetano Quagliariello, che ha presentato un'interpellanza urgente al ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, padrino del progetto «Laboratorio cittadinanza».

L'iniziativa, partita in via sperimentale il 2 aprile e conclusasi l'8 luglio, è stata divisa in due filoni: uno linguistico, che ha visto coinvolte ogni domenica pomeriggio quindici donne presso il Centro islamico culturale d'Italia; uno di cultura generale svoltosi alla moschea Al Fath di via della Magliana, a cui si sono iscritti venti uomini appartenenti alla comunità musulmana della capitale.

I risultati? Strepitosi, a sentire Ferrero, che ieri ha indetto una conferenza stampa proprio nella Grande moschea di Roma. «È la prima volta che in Italia si svolge in una moschea un corso di lingua e di educazione alla cittadinanza. Ed è un primo passo a cui dare seguito», perché questi «non sono luoghi chiusi, ma di incontro e di discussione». E allora il ministro di Rifondazione comunista prevede «di finanziare mille progetti simili a questo». Sì, proprio mille. Costo: diecimila euro l'uno. Totale dieci milioni di euro, che saranno reperiti tra i 50 milioni di euro destinati all'integrazione degli immigrati. E chi terrà i corsi? Ferrero si limita a evocare «il contributo dell'associazionismo e del volontariato». Troppi misteri.

Quagliariello chiede di sapere con quali criteri verranno individuati tali associazioni, quali garanzie verranno richieste, chi stabilirà l'assegnazione dei fondi stanziati. «Il rischio è che ancora una volta dietro la parola magica del volontariato, si nasconda l'ennesimo espediente per creare clientele occulte», sottolinea l'esponente azzurro, che ritiene inconcepibile che una «funzione primaria e delicatissima come quella dell'educazione degli stranieri possa essere sottratta allo Stato».

Questo è il punto. Quagliariello confida che la sua interpellanza possa essere firmata da un centinaio di senatori, non solo del centrodestra. L'iniziativa di Ferrero ha suscitato malumore anche nella sinistra moderata, a cominciare da Del Pennino, che sembra intenzionato a dar battaglia.

Anche tra alcuni membri della Consulta islamica il progetto ha suscitato sconcerto; quasi nessuno ne era al corrente. «Perché non è stata data pubblicità al progetto pilota?» chiede Souad Sbai, presidente dell'associazione donne marocchine in Italia, interpellata dal Giornale. «Chi sono i musulmani che hanno seguito i corsi? Come sono stati selezionati?». Un altro membro della Consulta islamica, Mario Scialoja, da noi interpellato, difende Ferrero assicurando che gli insegnanti erano italiani e ricorda che il Centro culturale islamico è riconosciuto dalla presidenza della Repubblica. Ma la Sbai rileva un'altra anomalia del progetto, ben più grave: «Gli uomini stati separati dalle donne; ai primi è stata insegnata l'educazione civica; alle seconde solo la lingua», osserva, chiedendo le ragioni di questa discriminazione. «Il progetto favorisce la ghettizzazione avanzata. Nemmeno nei Paesi arabi corsi di questo tipo vengono affidati agli imam». E poi, perché distinguere tra musulmani e gli stranieri di altra fede? «Il processo di integrazione deve avvenire all'interno delle istituzioni, senza distinzioni di razza o di fede, non nei centri religiosi», ricorda la Sbai, con tanto buon senso.