Il governo salva la Tav e anche le Olimpiadi

Gian Maria De Francesco

da Roma

Trovare un accordo per sbloccare l’impasse relativa alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, porre fine alle proteste in Val di Susa e consentire un regolare svolgimento dei Giochi olimpici invernali di Torino 2006 non era un’impresa facile. Ieri, il tavolo istituzionale di Palazzo Chigi guidato dal vicepremier Gianfranco Fini e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, con i ministri Pisanu, Lunardi, Storace e La Malfa ha convinto i rappresentanti delle Comunità montane e i sindaci della Valle a convenire su un’intesa articolata in cinque punti in modo da riportare il territorio valsusino sul sentiero della legalità e della normalità.
In particolare, i partecipanti si sono accordati per la consegna del cantiere di Venaus alla Ltf, l’impresa che dovrà eseguire i lavori, e per l’avvio di una procedura straordinaria di «valutazione di impatto ambientale» per la galleria che dovrà essere scavata nei pressi del comune piemontese. Il Tavolo di Palazzo Chigi assumerà una valenza istituzionale. È inoltre previsto il potenziamento dell’Osservatorio, istituito nello scorso agosto al ministero delle Infrastrutture, che sarà guidato da una personalità di prestigio, al momento non ancora individuata. Lo scavo della galleria di Venaus inizierà al termine della procedura straordinaria e dopo che l’Osservatorio avrà presentato la sua relazione conclusiva.
L’inizio dei lavori è previsto per il prossimo maggio quando sarà disponibile la trivella necessaria per la costruzione del tunnel. Nel frattempo, potranno essere effettuati tutti gli approfondimenti del caso per ripristinare il clima di fiducia tra istituzioni e cittadini. Ma, soprattutto, dovrebbe essere garantito un tranquillo svolgimento alle Olimpiadi invernali anche se il sottosegretario ai Beni Culturali Pescante ha detto che continua a «sudare freddo». «Il tavolo istituzionale sarà un luogo di confronto strategico per conseguire importanti obiettivi», ha precisato il sottosegretario Gianni Letta. «È un’intesa che consente di rasserenare gli animi», gli ha fatto eco il ministro Pisanu.
Eppure ieri mattina questo successo diplomatico appariva una meta irraggiungibile. «Non siamo venuti qui per ascoltare i soliti “bla bla“ dei politici», aveva dichiarato l’agguerrito presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa, Antonio Ferrentino, entrando a Palazzo Chigi. E in apertura di riunione, Letta ha «tirato le orecchie» proprio ai sindaci della Valle sostenendo che non avrebbero dovuto mettersi a capo alle manifestazioni contro il governo indossando la fascia tricolore. Ribadita, quindi, l’istituzionalità del Tavolo come organo di confronto tra rappresentanti dello Stato. Il clima è stato disteso e tutti i sindaci (ad eccezione di quello di Venaus Durbiano) hanno riconosciuto all’esecutivo la tempestività nel convocare la riunione e anche i meriti delle forze dell’ordine nella gestione della vicenda. A questo proposito, il ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, ha sottolineato che il vero problema non era costituito dai manifestanti, ma dagli eversori infiltrati che hanno potuto guidare la rivolta in virtù del suo carattere spontaneo. Il vicepremier Fini, sostenuto dal governatore Bresso e dal sindaco di Torino Chiamparino, ha ripetuto che il progetto Tav dovrà andare avanti. All’Osservatorio sarà affidato il compito di mediare tra le varie istanze.
La parola ora passa ai cittadini della Valle di Susa che dovranno ratificare l’intesa. E le strumentalizzazioni demagogiche di sicuro avranno il loro peso. Ma su questo punto il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, è stato chiaro. «Dopo che per anni i governi hanno giustamente lavorato per convincere l’Europa a passare per l’Italia e non a bypassarla, adesso c’è chi ritiene giusto bloccare strade e distruggere impianti. E la sinistra applaude. Noi siamo per la difesa della legalità e per tenere l’Italia in Europa», ha detto.