Al «Gran Bar» della formazione

Immagini di uomini e navi, di storia e cronaca, di passione per il proprio lavoro e consuetudine al sacrificio, di drammi consumati nonostante tutto e di vicende altrettanto drammatiche, ma con un epilogo a lieto fine. Immagini, solo immagini, senza tanti commenti, ma eloquenti come sanno essere le fotografie che riescono a «fotografare» il concetto, a fissare l’emozione, a spiegare più e meglio di cento o mille parole. Con le banchine e il mare che incombono, ma lasciano fatalmente il palcoscenico ai protagonisti: i piloti del porto. Sono loro, anche quando non si vedono, al centro della scena, nel bel volume di istantanee edito in occasione dell’anniversario prestigioso, i duecento anni dell’istituzione del Corpo Piloti del Porto di Genova. In realtà, parlare di duecento anni è «un falso storico», come ha spiegato ieri il loro Capo, il comandante Giovanni Lettich, nel presentare il compleanno: «Il nostro Corpo ha ben più di due secoli, la sua opera comincia molto prima. Ma risale al 1809 la prima codifica ufficiale, il primo riconoscimento formale in cui compaiono anche gli organici e le tariffe riconosciute a chi esercitava la professione». Da allora, com’è logico, l’evoluzione è stata continua e ha seguito lo sviluppo della struttura portuale e delle «macchine». Anche se è giusto precisare immediatamente - come ha fatto il comandante Fulvio Rucconi - che, delle tre componenti in gioco, porto, navi e piloti, la prima è quella che «arranca» un po’ troppo, mentre le altre due si sono distinte per un’evoluzione parallela. Le navi hanno seguito il progresso dell’Automazione, un aspetto ben rappresentato in questi anni da «interpreti» autentici come i professori Mario Piattelli e Decio Lucano e dai loro numerosi epigoni. I piloti, dal canto loro, hanno cavalcato l’impegno anziché limitarsi a subire il processo di ammodernamento, affinando sempre più i compiti e la preparazione anche attraverso un deciso incremento della formazione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, senza bisogni di ricorrere all’enfasi che sarebbe sgradita prima di tutto agli stessi piloti: interventi «straordinari» che sono diventati «ordinari», una particolare attenzione ad accentuare la tutela della sicurezza, una partecipazione concreta alle esigenze del trasporto marittimo in ingresso e in uscita dallo scalo che rappresenta, anche per la conformazione del porto della Lanterna, un momento molto delicato da gestire.
Tutto questo hanno ricordato ieri Lettich e Rucconi, a Palazzo San Giorgio, a nome degli altri 20 piloti in servizio effettivo a Genova, presentando le cerimonie che celebrano l’anniversario. Oltre all’edizione del libro «1809-2009. Duecento anni al servizio delle navi» (Silvana Editoriale), estremamente documentato anche grazie al lavoro del Servizio Comunicazione dell’Autorità portuale coordinato da Danilo Cabona, è prevista una manifestazione lunedì mattina, sempre a Palazzo San Giorgio, con l’intervento delle autorità istituzionali e degli operatori dello shipping. Nel corso della cerimonia verranno consegnate targhe e riconoscimenti agli ex colleghi «che hanno illustrato col loro lavoro la professione del pilota, nell’interesse di tutta la comunità portuale e delle navi che scalano il nostro porto». A testimonianza, anche questo, del legame forte fra piloti e città, un legame che risale ai tempi degli «avvistamenti» da Porta Siberia, e successivamente dalla «torretta» di Molo Giano, fino all’attuale operatività dall’edificio di cristallo che svetta a 360 gradi e vigila 24 ore su 24 sui movimenti delle navi. Con un sempre maggiore ricorso alle tecnologie, certo, ma senza mai trascurare l’importanza dell’apporto umano. Che è indispensabile perché, come scriveva Vittorio G. Rossi, «le tecnologie, le macchine non possono mai sostituire l’uomo». Se mai è l’uomo che qualche volta sceglie di degradarsi a macchina.