Il grande attacco ai nostri risparmi

Le mosse di Draghi e Monti rivelano la marcia degli Eurocrati verso il controllo di un tesoro da 8mila miliardi

Fra il gracidare delle rane della politica italiana, Berlusconi è stato definitivamente accantonato e nello stagno si accoglie tra gli applausi e a braccia aperte il nuovo Re mandato dal Dio Mercato. Come facciamo a sapere che non sarà il serpente della favola, pronto a mangiarci?
Riflessioni minime prima che sia troppo tardi. Primo: cambiare il governo per rispondere alla salita dello spread sui rendimenti dei nostri titoli di Stato è un precedente pericolosissimo. Abbiamo regalato agli Eurocrati la sovranità sulla moneta, il controllo sul debito e adesso gli stiamo regalando anche il diritto di voto tra sorrisi e bandiere alle finestre.
Comportamento assurdo: se il metro di giudizio d’ora innanzi sarà questo, quando si tornerà a votare cosa accadrà? Se il candidato risultato vincente dalle urne non dovesse piacere «ai mercati» e facesse «salire lo spread» lo si sostituirà subito con un altro più gradito? Il sogno della Tecnocrazia, liberarsi dall’impiccio delle scelte di un popolo considerato cretino e dei loro inadeguati rappresentanti per poter governare indisturbati. Delitto perfetto. Una volta scoperto il difetto strutturale dell’eurodebito, invece di aggiustarlo, si è pensato di utilizzarlo come arma di distruzione di masse per mettere al potere le èlite. Certo, perché il differenziale tra i titoli è un termometro truccato: da quest’estate le sue salite e le sue discese dipendono dalla volontà dell’unico vero compratore, la BCE di Mario Draghi.
Secondo: ci hanno venduto la storia che è colpa nostra, che non abbiamo fatto le riforme, che non abbiamo ridotto il debito. Sono bugie clamorose. L’Irlanda e la Spagna avevano fatto tutte le riforme richieste e non avevano debito, sono finite anch’esse nel tritacarne come ci finirà la Francia.
La verità è che le riforme, per utili che possano essere, non c’entrano nulla con l’attuale crisi. Ci sono solo due chiavi d’oro per uscire dalla casa che brucia: la prima è riprendere la nostra valuta nazionale e tornare ad essere deboli ma padroni del nostro destino.
Questa chiave l’abbiamo in mano ma ci fanno credere che sia elettrificata e condurrà al disastro. La seconda chiave è ottenere la garanzia totale della BCE per il debito europeo e l’ha in mano Draghi. Chi detiene questo grande potere potrà mai donarlo gratis a personaggi probabilmente giudicati patetici come i leaders politici europei? Certo che no. Infatti utilizzando l’arma dei mercati tutti i burattini eletti stanno cadendo uno dopo l’altro per essere sostituiti dall’elite dell’eurocrazia: l’ex BCE Papademos in Grecia, Monti, un uomo di Goldman Sachs come Draghi, in Italia e il quadretto sarebbe stato perfetto una volta eliminato anche l’ingenuo Sarkozy (sarà il prossimo a saltare, lo spread ucciderà anche lui durante le elezioni) con la nomina dell’uomo del FMI Strauss Kahn in Francia, che però si è fatto fuori da solo. Poco importa, ci penserà la signora Lagarde a supplire.
Una guerra lampo di clamoroso successo. Se lo scenario dovesse essere davvero questo attenzione: il vincitore reclama sempre il bottino ed è sin troppo evidente quale sarà nel nostro caso: un tesoro di più di 8mila miliardi, tutti i nostri averi.
Non abbiamo ancora sentito dire dal prof. Monti una parola sulle vere soluzioni prima spiegate per l’eurodebito, in compenso abbiamo sentito chiaro il fruscio delle gabelle, la clava della patrimoniale, il cilicio dell’austerità. Speriamo nelle buone intenzioni, ma possiamo fidarci a scatola chiusa? È saggio consegnare plaudenti il portafogli nelle mani di poteri che potrebbero avere tutto l’interesse a vuotarcelo?
Già nel ’92 la finanza mondiale, con Ciampi in Bankitalia, azzerò il nostro tesoro delle riserve in valuta. Adesso il pasto potrebbe essere ancora più ricco. La rotta è ormai totale, ma sarebbe il caso che il Pdl, prima di firmare la resa che gli viene messa sotto il naso, tentasse almeno di ottenere garanzie per i beni degli italiani. Bastano poche parole scritte per provare a fidarsi: non un solo euro di tasse in più o si esca dalla moneta unica. L’aperitivo dei Tecnocrati è stato lo spiedino greco, spolpato e poi buttato.
Proviamo almeno a difendere il nostro ottimo prosciutto con un po’ di dignità.
Twitter: @borghi_claudio