Grave errore l’assemblea di stampo politico

Leggo, proprio oggi, il «gustoso» episodio in merito a quanto avvenuto al l.s.s. Luigi Lanfranconi di Voltri. Credo che effettivamente il dirigente scolastico locale avrebbe potuto concedere un'assemblea generale (agli studenti che ne avessero fatto richiesta secondo le modalità previste) e lasciare che poi ci andassero quei pochi che gradivano il senso «politico» dell'iniziativa. Se non fosse stato possibile era meglio astenersi e così egli avrebbe dimostrato maggior pudore e miglior buon senso. Credo però che l'episodio in sé e per sé consenta di estendere il discorso. Voglio precisare subito che non conosco il prof. Canazza e quindi quello che viene detto ora segnala tratti di costume generale che sono progressivamente subentrati nella scuola dopo che essa ha acquisito l'autonomia. Il giudizio di non pochi docenti è quasi unanime sulle poco commendevoli costumanze che si verificano frequentemente qua e là nel genovesato. Ricordo che un preside, appena lasciato l'incarico politico di giunta, in una breve intervista ad un quotidiano, ebbe a parlare del «suo» istituto. È proprio a questo «suo» che occorre fare attenzione. Il pronome possessivo indica lo stile del feudatario, del vescovo conte in sedicesimo (si tratta in realtà di figure - i dirigenti scolastici - che rivestono talora un ruolo a mezza strada fra il parroco e il segretario di sezione di partito). Intendiamoci: l'orgoglio, la presunzione e il conseguente dilatarsi dell'io personale (secondo i ritmi di una singolare e curiosa inflazione) sono altresì suscettibili di promuovere l'egregio impegno nella conduzione del dovere scolastico. Il guaio però risiede nell'eccessiva personalizzazione nella conduzione della scuola: e infatti vengono denunciati qua e là arbitri, soprusi, scarse trasparenze e «liaisons» che, in altri ambienti, sarebbero comunemente definite forme di «clientelismo» puro e semplice. Non dimentichiamo che alle scuole (e particolarmente agli istituti tecnici e a quelli professionali) lo Stato di soldi ne dà parecchi e quindi le rigorose trasparenze di Bilancio sono un preciso dovere. Circa il problema della «politica» nella scuola, sarebbe bene che il dirigente scolastico (dismessi i panni impropri del parroco e del segretario di partito) assumesse quelli di tecnico del traffico: nel senso di garantire liberamente e «liberalmente» il dibattito nel «suo» istituto. Cercando di evitare l'instaurarsi di quelle situazioni di «controllo» da parte degli uni sugli altri (essendo il preside stesso il boss degli uni a danno degli altri). E questo vale tanto per gli studenti come anche per i docenti (ad alcuni è consentito tenere alcune riunioni e manifestazioni; guarda caso, ad altri no). Lo stesso vale per gli inviti agli uomini politici esterni alla scuola. Guarda caso, in certe scuole (come in certe facoltà universitarie) hanno libero accesso solo quelli di una certa parte (proprio quella che da trent'anni governa la città). D'altra parte come si può pretendere che i dirigenti scolastici siano degli «eroi». Non è difficile pensare dunque che sia arduo - per loro - risolvere le contraddizioni. Il guaio è che proprio l'approdo che li porta (non tutti, naturalmente) a costituirsi come anello di una determinata «catena» politica (non dissimile da quella di Sant'Antonio) è quello che li rende maggiormente contestabili e li priva di autorevolezza. Claudio Papini