Gucci risponde al Far West con l’aristocratico in frac

L’eleganza dell’uomo Anni ’30 predilige i colori chiari: «I jeans? Sarebbe meglio eliminarli». Ma DSquared esalta il denim con lo stile saloon

Daniela Fedi

da Milano

Qualcuno si sta sbagliando, questo è pacifico. Ha ragione John Ray che all'uomo Gucci propone un'immagine di leccata eleganza estiva con tanto di riesumazione del frac, oppure sono nel giusto i gemelli Dean e Dan Caten con il divertente cow boy di DSquared in splendidi jeans dal mattino alla sera? L'ardua sentenza spetta come sempre al mercato che oggi non suona più una sola nota, ma sembra un'orchestra polifonica con accordi e dissonanze d'ogni tipo. Così, se il nostro cuore di europei sta con la moderna versione di Pat Garret e Billy the Kid dopo aver sognato per anni un fidanzato elegante come il grande Gastby o come i protagonisti de «Il giardino dei Finzi-Contini», al miliardario cinese potrebbero piacere entrambi perché lui fino all'altro ieri si è potuto permettere solo la divisa di Mao. In quest'ottica quel che si è visto ieri sulle passerelle di Milano Moda Uomo era perfetto anche grazie alle sfilate di John Richmond e Alessandro Dell'Acqua a cui si deve la chiusura del cerchio delle tendenze. Il primo è infatti riuscito a contaminare la cultura rastafarian con il mondo del punk rock, mentre il secondo è partito dall'eleganza di Steve McQueen nella 24 Ore di Les Mans per ottenere sorprendenti risultati come i pantaloni idrosolubili da corridore e un uso molto virile del colore rosa.
Per John Ray, invece, l'estate è bianca e al massimo blu che gli anglosassoni considerano «Blacker than black», ovvero più nero del nero. «Volevo rilanciare un'idea aristocratica del vestire, qualcosa che si è perso nel corso del tempo», ha detto lo stilista scozzese puntualizzando la sua ammirazione per l'eleganza sartoriale degli anni Trenta, quando le vacanze si chiamavano villeggiatura e al Lido di Venezia, come nei grandi alberghi di Biarritz, non ci si limitava alla bagarre cafona dove vince il più abbronzato. Infatti l'uomo Gucci della prossima estate è un giovin signore dai capelli impomatati che di giorno si presenta in pantaloni candidi a vita alta, semplici camicie dai motivi decò infilate nella cintura come il sottile pullover scollato a V e con lussuosissimi accessori come il borsone di coccodrillo lucidato a mano (costa sugli 80mila euro, prevedendo minimo tre giorni di lavoro per ogni esemplare), oppure le scarpe di lino bianco con la suola in tinta. Per la sera, invece, questo inappuntabile damerino che per una macchia sulla giacca come niente ti potrebbe strozzare, sceglie alternativamente lunghe vestaglie alla Helmut Berger nella Caduta degli dei oppure il buon, vecchio frac che nessun uomo può sognarsi d'indossare con la stessa sublime nonchalance di Fred Astaire. Assenti ingiustificati i jeans che senza dubbio sono il capo più venduto dalle griffe. «Il mercato li vuole - ammette Ray - e Gucci continuerà a farli, ma vorrei che la gente portasse qualcosa d'altro: francamente non ne posso più».
Di tutt'altro avviso i due gemelli canadesi hanno proposto una vera e propria antologia di pantaloni in denim per un affascinante cow boy dei nostri giorni che non ha nulla da invidiare a due icone del Far West come Paul Newman e Steve McQueen nell’Ultimo Buscadero. Il tutto accompagnato da strepitosi giubbotti di pelle con bottoni in metallo dorato, oppure tradotto in nero per la sera e sempre con il cappello Stetson in testa perfino nella gag di passerella del pistolero che si sveste per tuffarsi nella tinozza d'acqua gelata. Altrettanto forte l'immagine proposta da Richmond con quelle belle giacche militari chiuse sulle lunghe sciarpe che si alternavano alle sorprendenti camicie intagliate al laser. In testa il berrettaccio dei rasta consegnato al mito da Bob Marley, addosso irriverenti bottoni-spilla con scritte tipo «Sesso, bugie e religione»: i modelli vestiti così comunicavano una disperata energia vitale. La stessa che in chiave più gentile si ritrova nella raffinata collezione di Alessandro Dell'Acqua. Stavolta il bravo stilista partenopeo ha saputo stemperare il sex appeal di chi vuole una vita spericolata con il dinamismo dello sportswear. E il risultato è vincente, come la Ferrari della scorsa stagione.

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