La guerra clandestina dei russi

Boris Volodarsky*
Dal momento che è finalmente arrivato l’annuncio del Servizio della Procura della Corona britannica che Andrei Lugovoy è ufficialmente sospettato di essere uno degli assassini di Alexander Litvinenko a Londra, ci sembra opportuno ricordare di che cosa si tratta e in quale modo il paese di cui Litvinenko rimaneva ancora cittadino, malgrado l’acquisizione di un passaporto inglese, ha reagito a ciò che è accaduto sulle rive del Tamigi.
L’ex ufficiale del FSB Litvinenko fu avvelenamento con polonio 210 il 1° novembre 2006 e diventò la prima vittima occidentale di un attacco nucleare contro un cittadino britannico su suolo britannico. Il Gabinetto dei ministri ha considerato questo fatto talmente importante da far ricorso più volte nel corso della crisi al gruppo di emergenza chiamato Cobra, che indica una commissione per le emergenze civili creato per fornire risposte durante le crisi nazionali.
Spaventata e sorpresa dal clamore suscitato dalla stampa internazionale, la leadership russa in un primo momento aveva accettato di fornire ogni aiuto agli investigatori britannici. Ma quando questi arrivarono a Mosca si accorsero subito che avrebbero dovuto di aver di fronte a sé un bel numero di problemi.
Prima di tutto Scotland Yard si è vista opporre un secco rifiuto alla richiesta di interrogare un testimone importante e amico per molti anni di Litvinenko, e cioè Mikhail Trepashkin che aveva messo in guardia Litvinenko sul fatto che si stava preparando un attentato contro di lui. Il governo russo che ha chiuso Trepashkin in prigione per crimini curiosi come il possesso di carte segrete e di una pistola non registrata, rispose a muso duro che l’amico di Litvinenko sarebbe rimasto dov’era e che sarebbe stato impedito agli investigatori inglesi ogni accesso alla prigione.
Allo stesso tempo una massiccia propaganda condotta da Dmitry Peskov, ufficiale della riserva del SVRR (Servizio di intelligence estero russo) e sviluppata in Gran Bretagna dall’esperto di pubbliche relazioni Tim Allen, procedeva a tutto spiano. Peskov è un individuo sinistro: l’ho incontrato una prima volta a Vienna durante una conferenza dell’Accademia diplomatica austriaca. Il portavoce del Cremlino era circondato da agenti del SVR - ce ne sono più a Vienna che a Londra - che lavorano sotto copertura diplomatica e da agenti locali della comunità degli emigrati russi. Era estremamente fiducioso di sé e fece del suo meglio per propagandare la potenza della nuova posizione del suo paese nel mercato dell’energia in Europa.
Putin vuole rassicurare tutti, compresi i suoi, che la Russia ha oggi una nuova ed eminente posizione internazionale. Un buon amico personale del presidente russo ed ex cancelliere tedesco, Gerhard Schröder, appariva felice di assumere il ruolo, all’interno del comitato sussidiario di Gazprom, il gigante energetico russo strettamente legato al Cremlino. In Austria, dopo la risicata vittoria del partito socialista di sinistra, ribattezzato con il nome di «Socialdemocratico», la nuova leadership ha immediatamente chiesto la cancellazione del contratto per il caccia europeo Eurofighter che è una parte essenziale dell’alleanza di difesa europea.
Non mi sono sorpreso che durante le prime settimane dello scandalo Litvinenko soltanto un giornale austriaco, Die Presse del 25 novembre 2006, decidesse di rendere noto ai suoi lettori di quel che stava accadendo in un commento di meno di duecento parole in cui si sosteneva che «Putin non sarebbe così stupido da ordinare questo omicidio, così come quello di Anna Politkovskaya». Ma fu un vero shock quando un eminente settimanale inglese, The Economist del 25 novembre - 4 dicembre, pubblicò un articolo del suo corrispondente da Mosca, perfettamente allineato col Cremlino, in cui fra l’altro si diceva che questo crimine non sarebbe mai stato sottoposto a una investigazione e meno che mai gli assassini sarebbero stati trovati. Che cosa stava facendo dunque Scotland Yard a Mosca, mi chiedo, pagata con i soldi dei contribuenti?
Giornali, televisioni, stazioni radio siti internet russi sono peni delle più stupide teorie e invenzioni. Ora accusano Lord Bell, la cui agenzia di pubbliche relazioni lavora per Boris Berezovsky, di aver ordinato di avvelenare il povero Litvinenko per impedire l’estradizione del nemico pubblico numero 1 di Putin, oppure accusano lo stesso Litvinenko di essere coinvolto con gruppi terroristi. Il numero di assolute follie che arrivano dai media russi nei successivi due mesi è straordinario.
Come se prevedessero già i futuri sviluppi, nel Novembre 2006 i media russi accusavano Mario Scaramella, già consulente della Commissione Mitrokhin, di essere un trafficante di armi e di affari criminali con scorie nucleari. Ma il sistema giudiziario italiano li ha superati tutti quando ha arrestato il povero Mario la vigilia di Natale per «calunnia nei confronti di un ex ufficiale del Kgb». Dopo aver tenuto in prigione Scaramella per tre mesi, lo hanno - guarda la coincidenza - accusato di traffico di armi. Non è difficile prevedere quale sarà la prossima accusa nei suoi confronti.
Mentre la velenosa campagna procede, la macchina clandestina del Servizio A (Disinformazione) del FSB sta facendo il suo lavoro in modo molto sottile. La prima mossa è consistita in un memorandum, scritto dal figlio dell’ex ufficiale del Kgb (Primo Capo Direttorato, Intelligence sull'Estero), Evgeny Limaryov, alias Eugenio Lomov, il quale ha dichiarato che un gruppo di veterani del vecchio Kgb chiamato «Onore e Dignità» stava complottando per assassinare Boris Berezovsky, Alexander Litvinenko, Paolo Guzzanti e Mario Scaramella.
Questo documento di 4 pagine è stato una delle ragioni per cui Scaramella incontrò Litvinenko a Londra il primo novembre. Il gruppo «Onore e Dignità» è conosciuto come un apparato del FSB usato per estorsioni nei confronti di governi stranieri in cambio di loro connazionali presi in ostaggio in Cecenia. Come ha chiaramente dimostrato Litvinenko nel suo famoso libro «I Interrogate Myself» (New York 2002) è molto probabile che agenti del FSB abbiano fatto parte delle bande che rapivano la gente per chiedere il riscatto.
Mentre l’operazione avvelenamento veniva sviluppata a Londra, la seconda mossa del Servizio A è consistita nel distribuire «informazioni top secret di fonte attendibile» secondo cui agenti russi avevano ricevuto l’ordine di procedere e che un ex ufficiale Spetsnaz e istruttore del campo di addestramento Balashiha-2, il misterioso Igor Anatolyevich Vlasov, era stato sistemato a Napoli per un mese per prepararvi la «soluzione finale». Lo scopo era quello di dirottare l’attenzione degli investigatori e dei giornalisti da Mosca e dirottarli sull’Italia. Questa bugia narrata in una e-mail privata diventò subito nota al vasto pubblico, come firmata dallo stesso Limaryov alias «Eugenio Lomov».
E ancora un’altra importante mossa consisté nell’accusare Boris Berezovsky e Akhmed Zakayev, entrambi in esilio a Londra, di sostenere attività terroristiche e poi di lavorare in segreto alla fabbricazione di una «bomba sporca». Quindi, Litvinenko fu stupidamente accusato di essersi avvelenato da solo costruendo un tale ordigno e la Russia chiese la consegna dei nemici fuorusciti in cambio di una mano nel risolvere il caso. Sia Berezovsky che Zakayev sono stati recentemente interrogati dai magistrati russi a Londra ma non una singola domanda è stata loro posta sul loro «laboratorio nucleare segreto». Tuttavia, parecchi siti Internet diffusero la notizia pazzesca.
Come ultima manovra il Procuratore Generale russo ha chiesto la piena collaborazione delle autorità britanniche nell’inchiesta sull’avvelenamento di Litvinenko. In una dichiarazione farsa i russi hanno chiesto di venire a Londra per interrogare non meno di 100 persone dimenticando, nel loro zelo, che un cittadino britannico era stato ucciso sul suolo britannico. Questo trucco era necessario per nascondere un madornale errore dei servizi segreti russi, e cioè le tracce di polonio lasciate in Europa dai due complici Lugovoy e Kovtun, due settimane prima del vero avvelenamento a Londra. Per coprire questo madornale errore sono stati impiegati tutti i mezzi compreso quello di un rapido e concitato cambio di scaletta nel programma Panorama della BBC dove io ero consulente, per inserire l’affermazione secondo cui Litvinenko fu avvelenato due volte. Questa ridicola teoria priva di riscontri professionali non era confortata da alcuna prova, ma serviva per spiegare come mai Lugovoy e Kovtun fossero contaminati, sostenendo che era stato Litvinenko, già avvelenato, a contaminare loro e non loro ad avere avvelenato Litvinenko.
È abbastanza chiaro agli esperti come l’operazione per avvelenare Litvinenko sia stata sviluppata e chi esattamente vi prese parte e a quale livello. Il meglio che la Russia potrebbe fare ora sarebbe di incriminare Andrey Lugovoy anche se ci sono pochi dubbi sul fatto che sarebbe assolto con formula piena, ammesso pure che fosse portato in giudizio, con l’argomento che un uomo con moglie e tre figli non potrebbe mai essere un assassino, o no?
Durante una delle sue riunioni la polizia Metropolitana mise in guardi amici e parenti di Litvinenko a Londra sui concreti pericoli che corrono mentre è in corso l’inchiesta. Ma Sasha aveva ragione quando diceva che «quei bastardi» non sarebbero riusciti ad ammazzarci. Il suo sogno segreto durante l’agonia era quello di celebrare il suo 50° compleanno con un biscotto e un po’ di latte condensato, in memoria della sua detenzione: un biscotto e un po’ di latte era il massimo che i prigionieri potessero permettersi nei giorni migliori della galera.
La leadership russa adesso sembra impegnata ad acciuffare i rifugiati in Occidente che seguitano a criticare il suo regime. Una delle accuse che sono state lanciate contro Leonid Nevzlin, un ex vicepresidente della gigantesca compagnia petrolifera Yukos in esilio in Israele, è consistita nel minacciare di produrre «alcuni documenti originali e comunicazioni segrete» che implicano Nevzlin. Poi di colpo hanno smesso e non hanno più insistito.
Persino il portavoce capo del Cremlino, Peskov, ha preso personalmente parte all’operazione propagandistica quando è venuto nell’«Isola» (la Gran Bretagna è sempre stata indicata così nel più antico lessico del Kgb) per spiegare l’atteggiamento dei suoi capi. Fra le richieste avanzate dai russi c’era persino quella di interrogare la vedova di Litvinenko e un autore russo ha apertamente accusato Marina di aver ucciso suo marito. Ho parlato recentemente con Marina che è una donna fortissima e che considera queste attività dei servizi segreti russi come un insulto e una minaccia diretta a lei, alla sua famiglia e ai suoi amici e ha anche liquidato le accuse russe a Nevzlin come del tutto insensate.
Boris Volodarsky
*Storico ed ex agentedei servizi sovietici