Guerra di vaccini per sconfiggere la cocaina

L’unico vero «vaccino» efficace contro la cocaina? Non prendere cocaina. Mai. Anche se il mondo scientifico si sbraccia annunciando ipotetici rimedi per uscire dal «tunnel della dipendenza», non fidatevi. Al momento, infatti, non esiste nessun farmaco o terapia miracolosa in grado di recuperare completamente un cocainomane alla vita normale. Ciò non significa, ovviamente, che in questo campo la sperimentazione non vada avanti ottenendo buoni risultati. Tuttavia bisogna continuare ad andare con i piedi di piombo, guardandosi bene dall’assecondare soluzioni illusorie. E in quest’ottica va esaminata pure l’ultima novità in tema di vaccini salva-cocaina; una guerra, questa dei vaccini anti-coca, che in passato non ha mancato di riservare clamorose delusioni. Un rischio che, dalla Spagna, José Perez de los Cobos, presidente della Società Spagnola della Tossicodipendenza, si affretta a smentire: «Il nostro studio è estremamente serio, così come dimostreremo attraverso i test previsti su un campione di cocainomani spagnoli e inglesi, Paesi in testa alla classifica del consumo di coca». Il vaccino, in fase di elaborazione, «funziona annullando gli effetti eccitanti della cocaina e impedendo così al tossicodipendente di provare la sensazione di appagamento proporzionata dallo stupefacente». Detta così sembrerebbe un enorme bluff, ma i ricercatori iberici non sono d’accordo: «Il vaccino agisce assorbendo le micromolecole di cocaina prima che raggiungano il cervello. Infatti, nonostante si pratichino differenti metodi di assunzione, il “trasporto” della droga al cervello avviene sempre attraverso il sangue. E, proprio come nei vaccini classici, il nostro metodo funziona grazie alla somministrazione di una molecola simile a quella della cocaina, ma manipolata in maniera da favorire la formazione di anticorpi che impediscano il superamento della barriera emoencefalica».
Ma guai a cantare vittoria: il solo versante farmacologico non è sufficiente, la cura va infatti completata con un «appoggio psicologico che aiuti il soggetto a non desistere nella lotta alla dipendenza».
«La cura - ha spiegato José Perez - non ha carattere preventivo, ma priva i consumatori dell'effetto piacevole derivante dallo stupefacente. Uno strumento apparentemente efficace per contrastare il vertiginoso aumento del consumo di cocaina registrato negli ultimi anni».
Appena tre anni fa, invece, l’«uovo di Colombo» sembrava giungere dagli Usa, con caratteristiche addirittura più «complete» rispetto al vaccino spagnolo: «Non solo bloccare il senso di piacere di chi usa la cocaina, ma anche mantenere a “distanza” dalla droga chi aveva appena smesso». Autore dello studio, Thomas Kosten della Yale University .
«Si tratta degli esiti migliori mai visti in questo campo - sostiene il ricercatore statunitense -: normalmente con altri farmaci sperimentali o senza alcun aiuto i drogati ricominciano a usare le sostanze proibite nel giro di tre mesi dall'avvio della disintossicazione, ma nei nostri pazienti sottoposti ai test ciò non è accaduto».
La sostanza, messa a punto dalla azienda di biotecnologie inglese «Xenova», riuscirebbe «a stimolare la risposta immunitaria se il tossicodipendente si espone nuovamente alla cocaina dopo essere stato vaccinato». In quel caso il vaccino formerebbe «una barriera che impedisce alla cocaina di raggiungere le cellule cerebrali responsabili della sensazione di piacere». Ma le cose stanno veramente così? In certi ambienti scientifici, ad esempio, c’è chi nutre molti dubbi, accreditando maggiore efficacia a un altro studio-pilota venuto fuori dal «Cocaina Verona Congress» del giugno scorso. Anche in questo caso si tratta di un progetto made in Usa destinato però, in tempi brevi, a coinvolgere anche l'Italia. «Il vaccino - spiega Giovanni Serpelloni, direttore dell'Osservatorio regionale Veneto sulle dipendenze - è costituito da parti di cocaina inerti sintetizzate in laboratorio, che si aggregano alle molecole della cocaina impedendo che questa arrivi all'area del cervello deputata alla gratificazione». Insomma, più o meno, lo stesso principio caro agli spagnoli. Secondo gli esperti il vaccino «elimina al 100% gli effetti chimici della cocaina e garantisce una copertura di circa sei mesi». Trascorsi i quali il fenomeno tornerà con tutta la drammaticità dei suoi dati: in Italia i consumatori della «polvere bianca» sono circa 300.000 e 17.000 sono in trattamento nelle cliniche pubbliche e private.