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Nuove rivelazioni sul caso della collisione tra l’Andrea Doria e la Stockholm, a distanza di oltre 50 anni dall’evento. È contenuta nella terza edizione di «Assolvete l’Andrea Doria», in versione economica, per i tipi della Tea (324 pagine, 8,90 euro), in libreria dal 10 luglio.
Nella postfazione l’autore, Fabio Pozzo, giornalista della Stampa, fa il nome di una possibile nuova vittima della tragedia di Nantucket. Si tratta di Filippo Massa, un marittimo di Camogli imbarcato sull’ammiraglia italiana come garzone. Massa, che all’epoca aveva 24 anni, scampato al naufragio, aveva ripreso il mare l’8 dicembre 1956, sul Giulio Cesare, un altro transatlantico della Società Italia di Navigazione: ma non era stato un lungo imbarco. Il 17 agosto 1957 morì in un letto dell’ospedale Columbia di New York. Secondo i suoi familiari, la causa della morte è da collegare alla collisione: il giovane, quella notte, era caduto e si era procurato un trauma cranico che gli sarebbe poi stato fatale.
Il libro riporta inoltre ampi stralci di una relazione sul «caso Andrea Doria» della Marina Militare che è rimasta segreta per mezzo secolo, così come è stato per l’inchiesta ufficiale della Marina Mercantile, pubblicata nella prima edizione del volume.
Si tratta di un documento destinato all’Istituto di Guerra, intitolato «Fanale rosso» e contrassegnato dall’alto grado di riservatezza, nonché da una nota dell’allora comandante dell’Istituto, il contrammiraglio Virgilio Spigai (che in seguito diventerà Capo di Stato Maggiore della Marina e successivamente presidente del Lloyd Triestino), che ne vietava la consultazione e la divulgazione. In tale relazione è ricostruita la dinamica della collisione e vi sono indicate le possibili cause e responsabilità. «Sarebbe stato importante, nel 1959, quando la relazione fu consegnata all’Istituto di Guerra, leggere queste righe sul testo di un comunicato, su un dispaccio di agenzia, sulle colonne di un giornale» scrive l’autore. Ma così non è stato.
Ecco la storia. 25 luglio 1956. L’Andrea Doria, uno dei transatlantici più belli dell’epoca, sta navigando verso New York con 1706 persone a bordo. Alle 23.10, al largo dell’isola di Nantucket, il destino segna la sua ora: l’ammiraglia della flotta italiana viene speronata da un’altra nave passeggeri, la svedese Stockholm, e affonda dopo undici ore di agonia. Le vittime sono 52, centinaia i feriti. Ma è anche la più grande operazione di soccorso della storia della navigazione, il cui successo è dovuto in gran parte all’equipaggio dell’Andrea Doria. Un merito che non viene riconosciuto. Anzi, sul comandante Piero Calamai e i suoi uomini si abbatte il peso delle accuse di imperizia, negligenza, codardia. Incolpati di una manovra sbagliata, vengono condannati alla pena del sospetto, senza alcuna sentenza. Oltre mezzo secolo dopo, quel sospetto grava ancora sulle loro spalle. L’inchiesta della Marina mercantile italiana, rimasta segreta per oltre mezzo secolo, pubblicata in «Assolvete l’Andrea Doria» può forse mettere la parola fine al caso Andrea Doria: fu la Stockholm a causare la collisione, con un’accostata errata e fatale.