Guzzanti e la Mitrokhin. La spia russa ritratta

Evgeni Limarev, l’ex uomo del Kgb e uno dei personaggi chiave del caso Scaramella, si ricrede. "Guzzanti? Non l’ho mai conosciuto e penso che lo stesso Scaramella non c’entri nulla con l’omicidio di Litvinenko"

Milano - E ora Evgeni Limarev, l’ex uomo del Kgb e uno dei personaggi chiave del caso Scaramella, si ricrede. «Guzzanti? Non l’ho mai conosciuto e penso che lo stesso Scaramella non c’entri nulla con l’omicidio di Litvinenko». Indietro tutta, dunque. Eppure era stato proprio lui a sollevare il polverone sul ruolo del senatore di Forza Italia con un’intervista pubblicata da Repubblica il 26 novembre scorso. Quella che ha rilasciato a Marco Lillo del settimanale L’Espresso, in edicola oggi, è di tutt’altro tenore. Nessuna accusa, nessun sospetto. Solo tante imbarazzate precisazioni.

«Non ho mai accusato né il consulente della Commissione Mitrokhin, né Paolo Guzzanti. Anzi non capisco perché quest’ultimo ce l’abbia tanto con me», dichiara Limarev. La ragione è presto spiegata: era stato lui a raccontare di aver incontrato Guzzanti a Roma e a sospettare che Scaramella fosse pagato dalla Cia.

«Effettivamente pensavo di aver conosciuto Guzzanti a Roma - ammette l’ex agente russo -. Ma ora che leggo le repliche del senatore comincio a pensare che potrei essere stato manipolato da Scaramella. Mi potrebbe aver presentato qualcun altro». L’Espresso dubita della sua versione, sostenendo che non sia difficile verificare l’identità di qualcuno; basta cercare una foto su Internet... Ma Limarev insiste: «Scaramella mi presentava decine di persone che a me non interessavano. Mi presentava i poliziotti di Napoli, i politici a Roma, gli ufficiali dei carabinieri a Roma». I nomi non li fa «per non complicare la storia». Ma su Guzzanti non ha dubbi: non l’ha mai visto. E a Scaramella augura «di uscire presto di galera».

Insomma, la storia prende i contorni del bluff, perlomeno secondo questo oscuro ex superagente del Kgb, poi membro di un Siloviki, ovvero un gruppo di potere affaristico-mafioso, e ora consulente indipendente.

Immediata la reazione di Guzzanti: «Le dichiarazioni dimostrano che tutte le temerarie e luride accuse scatenate da ministri e politici contro la mia persona per distruggere il lavoro della Mitrokhin, sono non soltanto false ma frutto di una ben organizzata e mostruosa macchinazione». Denuncia di essere «stato massacrato politicamente» sulla base di «una sola intervista che Repubblica ha tenuto nel cassetto per due anni e che nessuno ha verificato». Ora «il castello di carte false è caduto».

Il senatore di Forza Italia accusa in particolare il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, di aver «cavalcato l'onda del linciaggio» nei suoi confronti, promuovendo «ciò che tutti i giornali hanno chiamato, impropriamente dal punto di vista costituzionale ma propriamente dal punto di vista del cittadino, un’inchiesta sulla commissione Mitrokhin». Ora «quel che dice Limarev prova anche che io non ho nulla a che fare con l'esistenza o la fabbricazione di dossier su persone di cui ignoravo talvolta persino l'esistenza: dossier che del resto nessuno ha mai visto e nessuno può aver usato».

Ma è verosimile che qualcuno possa essersi finto Paolo Guzzanti? E in questo caso chi? E perché Scaramella si sarebbe prestato a questo inganno? Il senatore dice di «non saperne nulla». «So solo di non aver nulla da rimproverarmi riguardo al rapporto con il consulente della commissione Mitrokhin» e in ogni caso auspica «che la magistratura faccia chiarezza».

Nell’intervista all’Espresso, Limarev torna sul caso Livtinenko, l’ex colonnello dei servizi, inviso a Putin, contaminato a morte con il polonio 210 il giorno in cui pranzò con Scaramella in un sushi bar di Londra. «Io posso dire che costui non c’entra. Scaramella portò solo a Litvinenko una email nella quale le mie fonti gli indicavano una minaccia per la sicurezza di Guzzanti e sua. La minaccia arrivava da Mosca, dal gruppo Dignità e Orgoglio. Il pericolo era reale, ma non aveva nulla a che fare con Litvinenko. Guzzanti era in pericolo a causa dei rapporti che, tramite Scaramella, aveva con il gruppo di Litvinenko e del magnate Berezovski (nemico di Putin e in esilio a Londra, ndr). Questo è il punto che nessuno ha capito».

Limarov ritiene che il mandante sia in Russia e che nella vicenda sia coinvolto Dmitri Kotvu, uno degli ex agenti che incontrò Litvinenko il giorno della sua morte e che risulta a sua volta contaminato. Un’altra supposizione in una vicenda che rischia di restare per sempre senza un perché.