Haggis: «L’Oscar è in cucina Ora giro un film sull’Irak»

Il regista che ha trionfato con «Crash» prepara la pellicola-denuncia «The valley of Allah». Protagonista Clint Eastwood: «Il mio maestro»

Lucio Giordano

da Ischia

«Mister Haggis, com’è cambiata la sua vita dopo i due Oscar vinti quest’anno con Crash?». Paul Haggis, canadese di 53 anni ma americano d’adozione, si gratta la pelata e dice: «Sono diventato più bello, non si vede? Scherzi a parte: sono tornato dalla notte degli Oscar, ho poggiato la statuetta per il miglior film dell’anno su un mobile della cucina e li è rimasta per un mese. Fino a quando mia moglie ha pensato di metterla nello studio per non farle prendere la puzza di fritto. Per il resto continuo a lavorare come prima. Più di prima».
Vero. Paul Haggis, sceneggiatore e regista, ospite della quarta edizione dell’Ischia Global Film Fest, ringrazia il direttore artistico Pascal Vicedomini per averlo sottratto ai numerosi impegni che lo attendono negli Stati Uniti. Una volta tornato a Los Angeles, però, si riparte. Tra poco inizierà le riprese del suo secondo film da regista, The valley of Allah, ambientato durante la guerra in Irak. Racconta Haggis: «È la storia vera di quattro commilitoni che tornano in patria con la morte negli occhi, e che l’America è divisa. Ad un certo punto uno di loro sparisce e a suo padre, eroe del Vietnam, cade il mondo addosso. Si mette sulle tracce del figlio e ripercorre la propria vita che fino ad allora era stata contrassegnata dall’orgoglio di combattente». Ad interpretare l’eroe di guerra Clint Eastwood. Per Haggis «un maestro» con cui ha iniziato a collaborare ai tempi di Million dollar baby. Da allora i due si ritrovano periodicamente, si sentono tutti i giorni e tempo fa Clint, gli ha commissionato la sceneggiatura di due film. Sullo stesso argomento: «Già perché Flags of our fathers e Red sand, black sand raccontano la battaglia di Iwo Jima, durante la seconda guerra mondiale, da due punti di vista diametralmente opposti, quello degli americani e quello dei giapponesi. Non mi sentivo in grado di scrivere il copione di un avvenimento storico che non ho vissuto. Ma ho obbedito a Clint».
Eastwood e Haggis. Una coppia che ci riserverà a breve altre sorprese. Ma siccome il regista di Crash è incapace di starsene tranquillo ha deciso di tornare al primo amore: la tv. In passato ha scritto la sceneggiatura di diverse serie di successo come Love boat e Il mio amico Arnold. «Ora per la Nbc dirigerò la serie Black donnes, che ho scritto dieci anni fa ma che all’epoca non è stata accettata».
La cosa non deve sorprendere. Nonostante gli Oscar, nonostante l’esordio bruciante dietro la macchina da presa, Haggis è stato a suo dire un pessimo sceneggiatore e si considera anche un non eccelso regista. «Il mio non è un atto di modestia. È semplicemente la verità. Il bello è che per anni mi hanno pure pagato. E bene. Ho imparato il mestiere grazie all’esperienza e alla passione. Sono figlio di produttori teatrali, che mi hanno cresciuto a pane e cinema. Soprattutto quello italiano. A tredici anni ho visto Ladri di biciclette e sono rimasto folgorato».
Cosi non ha esitato un istante quando gli hanno proposto di scrivere il remake americano de L’ultimo bacio di Gabriele Muccino: «Non ci ho messo tanto. I dialoghi erano già perfetti. Ho solo ritoccato alcune cose e in pochi giorni la nuova stesura era pronta». Un lavoro lampo: la caratteristica principale di Haggis. Crash ad esempio lo ha scritto e realizzato in poco più di un mese, con pochi dollari. Beffando nella notte degli Oscar le megaproduzioni americane.