«Hanno paura di ipotecare il futuro»

da Padova

«Per comprendere i fenomeni sociali spesso è utile andare agli estremi. Prenda la coppia dei coniugi Romano di Erba: sembravano il perfetto esempio di coppia childfree. Non avevano figli e detestavano il disordine logistico e psicologico provocato dai bambini. Il fatto che siano arrivati ad uccidere, però, e che sia stata proprio la donna d infierire sul piccolo, può fornire l'indizio che spesso le donne senza figli conservino un’invidia nei confronti delle madri». Così il professor Alessandro Rosina commenta con Il Giornale i dati della ricerca sul livello di fecondità in Italia e il suo rapporto con la scelta childfree.
«Il movimento childfree rischia di essere pericoloso non per le donne che lo vivono come una scelta «integralista», ma per coloro che si convertono a non avere figli come forma di rassegnazione dovuta alle difficoltà della vita», continua Rosina. Secondo il demografo e studioso delle dinamiche delle popolazioni, la causa principale di questa «conversione» al childfree, che avviene intorno ai 35 anni, è la perdita di centralità della famiglia. «Ma non quella di origine, che invece continua a costituire, nei paesi mediterranei, un modello di welfare informale e di ammortizzatore sociale, oltre che il rifugio a cui si torna dopo i fallimenti o in cui si rimane per non affrontare la vita, bensì quella nuova, che i giovani dovrebbero formare e rafforzare». Secondo Rosina se è vero che pesa sempre di più la centralità del ruolo femminile nel rifiutare il destino precostituito di madri, è anche vero che si mantiene costante nelle donne in coppia, almeno fino a una certa età, l'atteggiamento positivo verso l'aver figli: «Non è che le donne non vogliano più figli. Vogliono avere la possibilità di decidere se averne o no senza dover fare i conti con le pressioni sociali o della famiglia d'origine».