Hansel e Gretel l’incubo moderno dei mangia bimbi

Francesca Amé

Alzi la mano chi non ha mai sognato di trovarsi dinnanzi alla casetta di cioccolato di Hansel e Gretel e addentarne un pezzetto di muro così come fanno i due bambini appena persi nel bosco. Peccato che quando si parli dei fratelli Jacob e Wilheim Grimm, gli autori del celeberrimo Hänsel und Gretel, le cose non siano mai come appaiono. Del resto i due tedeschi furono i primi a dare agli inizi dell'Ottocento la dovuta dignità alle fiabe, convinti com'erano che queste parlassero agli adulti più che ai piccoli.
La storia di Hansel e Gretel è nota (e immortale: un grande della narrativa per l'infanzia come Roberto Piumini si è cimentato recentemente in una riscrittura): i due fratellini vengono da una famiglia povera. Anzi, «molto povera». Tanto che il padre, istigato dalla madre, compie la più truce delle azioni: porta con sé i bambini nel bosco e li abbandona. Leggessimo oggi il drammatico inizio di questa favola, troveremmo sconcertanti similitudini con diverse vicende di cronaca. Ma non è solo questo: ciò che turba di più il lettore adulto è che l'abbandono è frutto di inganno e codardia.
Il papà di Hansel e Gretel scappa di nascosto; i bambini lo attendono a lungo, poi capiscono: sono rimasti soli. In poche parole i Grimm ci svelano tutto l'universo di un'infanzia abbandonata (e consapevole) che non si perde del tutto e che stringe i denti. Ecco allora Hansel fare le veci del papà e abbracciare la sorellina per consolarla. E poi subito via, ancora in cammino, per scappare dal buio del bosco. Non è un caso se oggi a nome di Hansel e Gretel sono intitolati alcuni centri studi di pedagogia in Italia. Ma torniamo alla storia. Non troveranno la strada di casa i piccoli Hansel e Gretel, ma quella famosa casetta di cioccolato e marzapane che decine di libri d'infanzia hanno doviziosamente illustrato per la gioia dei giovani lettori. Nulla, nella scrittura dei fratelli Grimm, è come sembra: i due bambini saranno ingannati di nuovo.
La proprietaria della casetta di cioccolato altro non è che una vecchina «mangia-bimbi». Questa donna rugosa e guercia è oggi il simbolo di tutti quegli adulti che abusano dei bambini, che li illudono (con la casupola zuccherosa) per poi farli sottostare ai loro ordini (Gretel a pulire la casa, Hansel imprigionato a ingrassare per essere mangiato).
Ma qui i fratelli Grimm ci sorprendono intrecciando un finale che gli specialisti sovente utilizzano come metafora di astuzia e creatività: Hansel e Gretel usano il cervello e trionfano. Come? Con un semplice trucco da fiaba che in poche righe, quelle finali, tramuta le vittime in eroi con tanto di tesoro in mano. Non ve lo sveliamo perché la storia merita di essere (ri)letta: i Grimm ci sanno fare con i colpi di scena. Particolare da non sottovalutare: Hansel e Gretel decidono di tornare a casa. La povertà (economica e morale) dei genitori, l'abbandono, la fame, la violenza di altri adulti sono annientate dallo spirito intraprendente e positivo dei due giovani. Eroi davvero perché, nonostante tutto, decidono di ritornare «felici, a casa».