Harley, la serie del cuore (a due cilindri)

Il 1903 è l'anno di nascita del mito. Quando l'ambizione tutta moderna di trasformare una semplice bicicletta in un veicolo a motore porrà le basi per quella leggenda in cui noi biker siamo ancora totalmente immersi.

Immaginiamo cosa potesse essere Milwaukee, Wisconsin, all'inizio del secolo scorso. Case, artigiani, un'università e soprattutto tanta campagna. Ma il Novecento è soprattutto il tempo delle invenzioni e del definitivo ingresso nell'era della meccanica e dell'industrializzazione. Qui due ragazzi, Arthur Davidson e Bill Harley amici fin dall'infanzia, sognano di creare una moto diversa da tutte le altre, un mezzo potente in grado di trainare un trattore e di vincere le gare di velocità. Sono persone umili, non hanno abbastanza denaro, le famiglie osteggiano il loro progetto folle e visionario, anche se in città ci sono già dei competitor agguerriti.

Non resta che scrivere a Walther, il fratello di Davidson, la cui casa è stata espropriata da arroganti costruttori, per farsi aiutare. E lui investe tutto quello che ha perché ci crede davvero, anzi sarà proprio lui a voler guidare la moto nelle prime sfide.

Un'epopea bellissima che racchiude il sogno americano, costellata di difficoltà, fallimenti, abbandoni, ripensamenti, dolore fino al trionfo. Soprattutto racconta le origini della moto, che a distanza di 113 anni non ce ne vogliano giapponesi, italiani, tedeschi e inglesi - resta la più bella e la più famosa del mondo.

Quando questi tre ragazzi vedono materializzarsi la loro utopia con l'allestimento della nuova officina e lo svelarsi del marchio Harley Davidson, chiunque abbia un cuore a due cilindri non potrà che commuoversi. Perché fin dai primordi, questa moto ha un'anima in grado di battere le ben più titolate Indian.

Harley and The Davidsons è la mini serie in tre puntate, trasmessa in queste settimane su DMAX (canale 52 digitale terrestre) che gli appassionati delle due ruote attendevano. Asciutta, senza la retorica biker e il cuoio nero di Sons of Anarchy, mette comunque in luce quella diversa filosofia di vita che è alla base di ogni harlista dallo spirito libero, ribelle e selvaggio. L'edizione italiana, dopo il gran successo americano, è introdotta dal commento di Max Pezzali, che all'Harley ha tributato più di un omaggio sentimentale. Molto bravi gli attori protagonisti: Michiel Hiusman e Bugg Hall sono i fratelli Davidson, Robert Aramayo interpreta Bill Harley.

Nonostante la bella stagione volga al termine, dopo Harley and The Davidsons il nostro fedele ferro ha ancora voglia di scorrazzare per le strade, a rinverdire i fasti di un'epica davvero intramontabile.