Hit, lustrini e il tricolore Lady Gaga seduce l’Italia

Tra cambi d’abito e scenografie faraoniche, il tour «The Monster Ball»
deve molto agli show di Madonna. Ma la performance è più coraggiosa

Torino. Era il 4 settembre 1987 quando Madonna sbarcò per la prima volta a Torino (e in Italia) con il «Who’s that Girl Tour». Un autentico uragano pop si abbattè sul capoluogo sabaudo, allora poco abituato a stare sotto la luce dei riflettori, con oltre 60mila fans scatenati, bivacchi notturni alle biglietterie (all’epoca non esisteva internet e l’unico modo di procurarsi il prezioso tagliando era quello di mettersi in fila). Tutti volevano esserci, nonostante il concerto fosse stato trasmesso in diretta su Raiuno. Quel giorno Stefani Joanna Angelina Germanotta, non ancora Lady Gaga, aveva poco più di un anno, essendo nata a New York il 28 marzo 1986.

Sembra davvero un salto nel passato il rito che si è consumato ieri sera, ancora una volta nel capoluogo sabaudo, al Pala Olimpico costruito dall’archistar giapponese Arata Isozaki, adiacente all’impianto dove si consumò il debutto di Madonna, battesimo italiano di Lady Gaga, in attesa di altre due date, il 4 e il 5 dicembre al Forum di Assago a Milano, l’unico autentico fenomeno capace di irrompere nell’estetica di fine anni zero, proponendosi come un mix a tratti irresistibile tra canzonetta pop, body art, gusto camp infarcito di scandali a sfondo sessuale e religioso. Certo, gli ingredienti di questo prodotto confezionato con astuzia, intuizione e talento risultano profondamente debitrici alla signora Ciccone, con la differenza che Lady Gaga è meno attrice e più performer e più colta della sua progenitrice. Le frequenti citazioni e i rimandi all’universo dell’arte contemporanea, del teatro off, della commedia queer, la rendono davvero artista a 360 gradi. Irresistibile per le teenagers in delirio, sfiziosa e intrigante per chi ne legge le maliziose incursioni nei territori della cultura alta.

«The Monster Ball» è l’unico mega-tour di una artista giovane del terzo millennio pensato su dimensioni faraoniche, uno spettacolo diviso in quattro atti, dalle diverse scenografie, the City, the Subway, the Forest e appunto il pirotecnico finale Monster Ball dove ha «performato» le sue irresistibili hit, Paparazzi e Bad Romance. Vertiginosi cambi d’abito, ben quindici su diciotto brani come il Renato Zero dei tempi d’oro, intervallati da voci fuori campo, scampi di video arte sofisticatissima, intermezzi di rumori ambientali e balletti nella tradizione di Rocky Horror Picture Show. Insomma un’opera pop eelettronica, come lei stessa ama definire.
Nonostante abbia pubblicato solo due album, Lady Gaga è solita stravolgere la scaletta dei suoi show inserendo sorprese dell’ultima ora. Quella torinese ha peraltro ricalcato le ultime tappe della tournée a Londra e Manchester. Entra in scena al ritmo di Dance in the Dark vestita di una tuta coperta di lampadine.

L’attacco dello show è poderoso con un megavideo convesso su cui si proiettano le immagini di Lady Gaga che, vestita da alieno con un corpetto di Jean-Paul Gaultier, fa tanto venire in mente la Madonna degli anni Ottanta. Per tutto lo show indossa abiti straordinari: quello da suora lascia intravedere ogni cosa e lo sfoggia con una pettinatura alla Moana Pozzi. I cambi palco si seguono vertiginosi mentre la cantante si esibisce alternando momenti di sublime kitsch ad altri di riflessione quasi maliconica. Come quando, suonando il pianoforte con consumata abilità e avvolta in una bandiera tricolore, cita il nonno italiano.

È il momento di Love games, con lei che magnifica le virtù sessuali dei ragazzi italiani, arringa le folle come un politico consumato, mentre sui video scorrono immagini forti. Un’ora e un quarto tiratissima. Con scenografie che riproducono dalla metropoli alla giungla, come quando canta Monster in un’ambientazione ironica e tribale. Poi il gran finale con fuochi d’artifico sparati sul palco, un saluto ai gay italiani «andate a casa amando di più voi stessi» e circa diecimila persone, accorse al Pala Olimpico per lei, che ballano Bad Romance, appena premiato come miglior singolo dell’anno, o Poker Face e folle di paparazzi indaffaratissimi. Tutt’altro che banale, Lady Gaga scivola tra alto e basso facendo divertire il pubblico più sofisticato e i teenagers prima di svanire nella notte torinese.