«Ho visto la Terra dall’alto in maglietta e pantaloncini»

L’astronauta Guidoni: «Quello che domina è il colore del mare, perciò lo chiamiamo il pianeta azzurro»

«È indescrivibile l’emozione che vivi quando osservi la Terra di notte dallo spazio. È circondata da un alone luminoso, una luminescenza verdastra che piano piano diminuisce. Colpisce molto l’aureola, ti fa capire quanto sia sottile e precaria l’atmosfera e quanto sia fragile tutto il sistema». Umberto Guidoni, scienziato, astronauta, europarlamentare, editorialista della rivista Newton, è stato il primo europeo a salire su una base spaziale internazionale.
Professore, ha mai spiegato a suo figlio Luca cos’è lo spazio?
«Sì certo, ma lui ormai ha quattordici anni e ha vissuto sempre in questo ambiente un po’ speciale. È nato a Houston e alla Nasa andare nello spazio è un’attività come tante altre. Comunque la sua aspirazione è quella di diventare pilota, anche questo è un modo di volare».
Lei è stato nello spazio due volte, la prima sullo Shuttle e la seconda sulla Stazione spaziale internazionale. Quale «viaggio» le è piaciuto di più?
«Sono due esperienze uniche e indimenticabili».
Partiamo dal suo viaggio sullo Shuttle.
«È un’emozione nuova, mai provata prima. In orbita si è in assenza di peso, una sensazione che si prova in addestramento su un aereo in picchiata e solo per qualche secondo, 20 al massimo. Ora questa sensazione è alla portata di tutti, basta pagare: in Russia, con 3.000-4.000 euro si può vivere quel brivido in volo».
Ora ci sono anche i turisti dello spazio.
«Sì, è appena tornata un’americana che ha pagato venti milioni di euro per trascorrere una settimana nella stazione spaziale. E sembra che si sia già prenotata per un prossimo viaggio».
Qual è l’immagine dallo spazio che lei ricorda con più nitidezza?
«Lo spettacolo della Terra. Con lo Shuttle si fa presto a fare il giro, bastano 90 minuti. A 500 chilometri di altezza si riesce ad abbracciare ad occhio nudo parte del Mediterraneo, dalla Sicilia alle Alpi e anche parte del Nord Africa. E man mano che ci si sposta si ammira il nostro pianeta con un’orbita inclinata di 50 gradi rispetto all’equatore. Quindi si possono osservare tutte le terre emerse, tranne i Poli».
E si vedono i colori?
«Certamente, tantissimi: quando si passa sul nord Africa si distingue il deserto, sopra l’Himalaya si può osservare la catena bianca di ghiaccio, sull’Australia si vede il rosso della terra, dell’Amazzonia emerge il verde della foresta, è molto scuro, quasi nero. Ma quello che domina su tutto è il mare. Non a caso gli astronauti hanno soprannominato la Terra il pianeta azzurro».
Nel secondo viaggio è sbarcato in una stazione spaziale.
«È stata una bella sensazione perché siamo partiti e siamo arrivati a una destinazione, non abbiamo solo vagato nello spazio».
Qual è la differenza tra i due ambienti?
«Gli spazi. Lo Shuttle è grande come una stanza di 10 metri quadrati su due livelli. La stazione spaziale invece è circa 80 metri quadrati, lunga come un grande Boeing».
Come si vive in una casa spaziale?
«In maglietta e pantaloncini. Non abbiamo neppure le scarpe, solo i calzettoni, perché in assenza di peso ci si sposta volando. La cosa più incredibile è veder galleggiare le cose, che si muovono da sole. Non si può appoggiare nulla».
Come si dorme?
«In verticale, infilati in un sacco a pelo attaccato alle estremità: è come stare in un marsupio».
E il cibo?
«Viene preparato a terra e confezionato in pacchettini simili a quelli che distribuiscono negli aerei. Però il cibo è disidratato e quindi bisogna aggiungere l’acqua nel sacchetto con una siringa e poi scaldarlo. I liquidi invece si devono bere con la cannuccia e sempre da un contenitore ermetico».
Come si diventa astronauti?
«Si è sottoposti a una selezione ma non serve una preparazione specifica sulle condizioni fisiche. I prescelti seguono un corso di due anni. Poi si è sottoposti a verifiche mediche standard, il sistema dell’equilibrio, apparato cardiovascolare. Nello spazio il cuore pompa molto più sangue e si ingrossa un po’».
Ci sono ripercussioni quando si ritorna a terra?
«È difficile rimanere in piedi, vengono i crampi ai muscoli. Un altro problema è la perdita di calcio nelle ossa, l’uno per cento al mese. Chi è stato molti mesi sulla stazione spaziale non riesce a camminare ed è esposto al rischio di fratture».
Le sarebbe piaciuto andare sulla Luna?
«Sì certo ma è da poco tempo che si torna a parlare di altri viaggi sulla Luna. Ormai le missioni sono tutte di tipo scientifico e gravitano intorno alla terra. Si studia come si comporta il corpo umano in assenza di peso, il ritmo di crescita delle piante e anche quello degli animali, come le api. Che per esempio, non fanno le celle in modo perfetto».